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Banca Carige pronta a cedere le sofferenze

Banca Carige prevede di chiudere entro la prossima settimane la cartolarizzazione dei 938 milioni di sofferenze assistite da Gacs, mediante il collocamento dei titoli agli investitori istituzionali, a un valore che si aggira intorno al 31% di quello nominale. È quanto emerge da fonti vicine alla banca che disegnano anche un quadro delle mosse che l’istituto intende porre in atto per rispondere «rapidamente e con azioni incisive alle indicazioni Bce». L’obiettivo è di valorizzare «le risorse non strumentali iscritte a patrimonio, razionalizzando i costi e rafforzando in questo modo l’equity».
Temi che fanno tornare in primo piano l’idea di cedere il patrimonio immobiliare della banca, che ha un valore di libro di circa 700 milioni di euro e anche alcune partecipazioni (ad esempio quella in Autostrada dei fiori, che varrebbe circa 91 milioni, e la quota di partecipazione in Bankitalia eccedente il 3%, che è pari circa all’1%). Negli ultimi 10 giorni, inoltre, l’istituto di credito genovese ha portato a compimento la chiusura di 58 sportelli e ha proceduto all’emissione di 150 milioni di covered bond. Mentre i prossimi passi che intende muovere il nuovo ad di Carige, Paolo Fiorentino, sempre secondo fonti vicine alla banca, sono rivolti su due azioni: la gestione degli Npe (non permorfing exposures) che ammontano a circa 7 miliardi (3,4 dei quali sono Npl), e il rafforzamento patrimoniale.
Per quanto riguarda gli Npe, la banca intende rendere realmente operativa la struttura dedicata, che, ad oggi, si era occupata solo della cessione dei non performing loans (i 938 milioni della prima tranche e i 2,4 miliardi della seconda), mentre ora avvierà una gestione professionale degli Npe, cercando di valorizzare al massimo le attività di recupero.
Per quanto attiene al rafforzamento patrimoniale, nel quale, come si è detto, Carige intende far rientrare anche la valorizzazione degli asset, ovviamente è dato per assodato un aumento di capitale, che sarà superiore a quello in precedenza annunciato (450 milioni) e potrebbe aggirarsi intorno ai 650. Anche se fonti di mercato ipotizzano che la Bce potrebbe imporre una ricapitalizzazione di 800-900 milioni.
In ogni caso Vittorio Malacalza, che controlla il 17,58% di Carige, appare determinato ritagliarsi un ruolo di anchor investor e sembra intenzionato, oltre che a coprire l’aumento di capitale per la propria parte, anche a salire nella quota azionaria, se necessario. Operatori di mercato, peraltro, esprimono scetticismo sulla possibilità di vendere il patrimonio immobiliare in tempi in linea con quelli – stretti – imposti da Bce (per farlo, dicono, «ci vogliono anni»). Ieri, intanto, il titolo Carige ha perso ancora il 3,41% in Borsa, calando a 0,178 euro.

Raoul de Forcade

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