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Banca Carige, arriva la lettera della Fondazione

La lettera della Fondazione potrebbe essere recapitata a Carige già oggi. Al testo ha lavorato Giovanni Domenichini, avvocato dello studio Bonelli, Erede e Pappalardo, per dare forma all’auspicio dell’Ente di procedere «con l’aggregazione tra banche», come indicato dal presidente Paolo Momigliano dopo il cda e il e il consiglio direttivo di venerdì scorso. Sul fronte dell’istituto ligure, invece, si sta lavorando alacremente alla documentazione che dovrà essere inviata alla Bce entro il 9 novembre sulle mosse che saranno messe in atto per far fronte allo shortfall da 814 milioni individuato in sede di stress test. Intanto ieri a Piazza Affari il titolo ha recuperato terreno, chiudendo in progresso del 3,29% a 0,06 euro ad azione.

Dopo la flessione del 28% seguito all’esito dei test Bce, le azioni ieri hanno ripreso fiato e sono arrivate a guadagnare fino al 9% a 0,0727 euro per poi ripiegare sul finale. I volumi, comunque, sono stati contenuti rispetto agli ultimi giorni di contrattazione e sotto la media da inizio anno. Un recupero limitato se si conta che il titolo da inizio anno a perso circa l’80% del proprio valore.
La volatilità di Borsa, però, in questo momento non può essere un indice di direzione sul futuro dell’istituto. Il destino della banca è in questo momento disegnato nelle pagine della documentazione che il management, guidato da Piero Montani, sta mettendo a punto per la Bce. Le linee guida sono state tracciate dal consiglio di amministrazione all’indomani degli stress test, ora tutto sta a vedere come verranno messe in pratica. Se, infatti, la Fondazione, assistita dall’advisor Banca Imi, prediligerebbe l’aggregazione con un altro istituto prima di un aumento di capitale che risulterebbe per l’Ente diluitivo, rispetto alla quota del 19% attualmente detenuta in Carige, dall’altra la banca deve mettere a punto un programma di consolidamento che guardi al medio lungo termine anche nel solco di quanto Banca d’Italia potrebbe vedere di buon occhio. E un’aggregazione prima della ricapitalizzazione non sarebbe fra le opzioni auspicate.
D’altra parte anche l’ipotesi dell’emissione di strumenti ibridi di capitale, del tipo “additional Tier 1”, che potrebbe rientrare nel ventaglio di possibilità per abbassare la “carenza di capitale” e ridurre l’aumento di capitale, non sembra essere una strada praticabile per i vertici di Carige. Un esempio in questo senso era stata l’emissione da parte di Unicredit di un bond perpetuo subordinato, di tipo “additional Tier 1” appunto, da 1,25 miliardi di dollari e rendimento del 8%. Le due situazioni, però, sono tutt’altro che paragonabili.
Resta, poi, la terza via, quella di un cavaliere bianco che possa affiancarsi alla Fondazione per garantire il consolidamento del capitale e la stabilità per uno sviluppo futuro. Il dossier sarebbe alla valutazione sia della famiglia Malacalza sia dell’InvestIndustrial di Andrea C. Bonomi. In entrambi i casi si andrebbe verso la salvaguardia dell’indipendenza dell’istituto in linea con quanto chiesto dalle istituzioni locali. La soluzione, però, si tradurrebbe in una diluizione della Fondazione e in un suo ridimenzionamento, anche perché un eventuale investitore non si accontenterebbe di avere qualche posto in cda ma tratterebbe anche sulla governance dell’istituto.

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