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Balzo di Unicredit, i libici scendono

di Fabrizio Massaro

MILANO – Si infiamma il titolo Unicredit alla vigilia della chiusura della prima fase dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi, cioè la negoziazione dei diritti di opzione, in scadenza oggi. Complice anche la buona tenuta delle banche in Europa, con l'indice del settore in rialzo del 6%, Piazza Cordusio ha vissuto ieri una giornata in forte rialzo, con circa il 10% del capitale passato di mano, chiudendo a 3,36 euro, +12,9%. E un autentico boom hanno vissuto i diritti, +42% a 2,72 euro. Adesso lo sconto, pari al 42%, è tornato prossimo ai livelli di avvio dell'aumento (43%)%.
Oggi l'apertura è molto attesa dalle 27 banche del consorzio capitanato da Merrill Lynch e Mediobanca, in quanto arrivano sul mercato i diritti dei risparmiatori che non intendono sottoscrivere nuove azioni. Da Unicredit non circolano stime ma fonti del consorzio suggeriscono che non dovrebbero essere in grande quantità (il retail pesa per il 22% circa in Unicredit), visto il lavoro a tappeto svolto dalla rete e l'enorme pubblicità data dall'operazione. Tuttavia non stupirebbe, spiegano dalle banche del consorzio, un calo del valore dei diritti. Comunque l'interesse risulta essere forte sia da parte di investitori istituzionali Usa (Capital Research ha ufficializzato il suo 2,57%) sia di fondi asiatici, e così anche da gestori di private banking italiani ed esteri, tanto che le stime del consorzio sono per una sottoscrizione pressoché totale dell'aumento. «Credo che da parte del mercato ci sia la sensazione che l'aumento proceda bene e che parecchi abbiano realizzato che la banca abbia buoni fondamentali», ha commentato l'amministratore delegato, Federico Ghizzoni. «Sta tornando la fiducia e ci fa piacere. Comunque non ci siamo depressi nei primi giorni, quando il titolo era in discesa, e adesso non ci esaltiamo».
Sicuramente ci saranno novità nell'azionariato: ieri il governatore della Banca centrale libica, Saddeq Omar Elkaber, che nei giorni scorsi aveva dichiarato alla Reuters che il 4,9% in mano a Tripoli sarebbe stato sottoscritto, ha fatto marcia indietro: «C'è una decisione del Consiglio dei ministri di non investire né azioni né denaro liquido negli investimenti stranieri, c'è un Paese da ricostruire». La Banca centrale si ridurrà così dal 4,9% al 2,8%. Anche il fondo sovrano Lia non sottoscriverà, diluendosi dal 2,7% all'1,5% circa. In questo modo la componente araba non varierà di peso, nonostante la crescita del fondo di Abu Dhabi, Aabar, dal 4,9% al 6,5%. Per questo motivo Ghizzoni ha potuto sostenere che le fondazioni continueranno ad essere «strategiche», anche in vista del rinnovo del board a maggio. Fra i soci sotto il 2% ieri Luigi Maramotti, che all'ultima assemblea aveva l'1,21%, ha sottoscritto (anche con le società Cofimar e International Fashion Trading) titoli per 49,8 milioni di euro, pari allo 0,66%. Senza nuove sottoscrizioni, il patron di Max Mara si diluirà parzialmente.
 

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