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Balzo dello spread: il differenziale risale a quota 430

di Vittorio Carlini

Una bolla d'aria in un sistema di vasi comunicanti. Si sposta e per un po' sembra sparire. Poi, quasi dimenticata, riappare. È la paura, giusta o sbagliata che sia, del default della Grecia. La quale, a cascata, si porta dietro i timori per il debito degli altri Paesi periferici di Eurolandia. Ieri, nella prima parte delle contrattazioni, proprio il continuo impasse tra le banche internazionali e il governo di Lucas Papademus ha messo sul «chi-va-là» gli investitori.
La conseguenza? È presto detto: sono fioccate le vendite sui titoli di Stato dell'Europa mediterranea. In particolare, il rendimento del decennale portoghese è salito al valore record, da quando esiste l'euro, del 17,2 per cento; quello della scadenza a 5 anni è balzato al 23 per cento. Lisbona, si sa, è nel pieno del programma di salvataggio promosso dal Fmi e dall'Efsf: il balzo dei rendimenti di ieri, a detta di diversi esperti, potrebbe essere l'indizio della necessità di un ulteriore intervento. Se non, dirittura, della ristrutturazione del debito portoghese: il Cds sul bond quinquennale, secondo Markit, ha raggiunto l'incredibile quotazione di 1.364 dollari.
Tensione sui periferici
Entrambe le ipotesi, ovviamente, non piacciono ai mercati che giocoforza hanno optato per una strategia di «risk off», cioè fuori dal rischio. Una scelta il cui effetto sugli altri bond periferici non ha tardato nel farsi sentire. Così, il rendimento del titolo spagnolo è arrivato a toccare il 5,1 per cento; su anche quello del BTp che, partito dal 5,9, ha raggiunto il massimo di giornata a 6,19 per poi chiudere al 6,13%.
Risale lo spread
In un simile contesto, è stato il buon esito dell'asta sui titoli di Stato italiani a riportare un po' di serenità tra gli operatori. Lo spread BTp-Bund, per esempio, ha rallentato la sua corsa verso l'alto: in mattinata la differenza di rendimento tra il BTp e il decennale di Berlino, partita da 413 punti base, era arrivata fino quota 436; alla fine, ha archiviato la seduta sui 430 basis point. Un andamento, seppure a livelli assoluti inferiori, replicato dallo spread di Madrid: salito fino al livello di 398, alle 18.00 del pomeriggio si è assestato attorno a quota 324 punti base. Una discesa, in valori relativi, maggiore rispetto a quella del titolo italiano: il differenziale tra BTp e Bonos spagnolo, infatti, è aumentato, passando da 95 a 106 punti base.
Il ruolo della Bce
I Insomma, quella di ieri è stata una giornata di I tensione sugli I spread. Un nervosismo, per l'appunto, sospinto dagli «stop and go» in quel di Atene (nella notte atteso un ulteriore summit Ue-Bce-governo greco) e dalla confusione su come l'incendio ellenico dev'essere domato. Su questo fronte, non solo hanno pesato le maldestre affermazioni sul possibile «commissariamento della Grecia» ma anche l'incertezza rispetto al ruolo della Bce. Nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni di un pressing del Fmi sull'Eurotower, perché accetti di accollarsi le perdite sui 40 miliardi di debito greco posseduto. Il direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, aveva smentito l'ipotesi. «Tuttavia I- ricorda Chiara Manenti, analista sul reddito fisso di Banca Imi – , il tema del ruolo della Bce I è essenziale. Se accettasse la richiesta, infatti, l'istituto centrale dovrebbe accollarsi delle perdite. Un'eventualità molto rischiosa, anche a fronte degli altri titoli di Stato che ha in bilancio. D'altro canto, il rifiuto provocherebbe problemi diversi». Vale a dire? «I bond posseduti dalla Bce, giocoforza, sarebbero considerati senior rispetto a quelli sul mercato. Gli operatori, quindi, potrebbero guardare a questi ultimi con ulteriore diffidenza».
Borse in calo con le banche
Fin qui il mondo dei debiti. Ma quale l'andamento delle Borse? In un simile contesto, non stupisce che le banche, spesso esposte sui titoli sovrani più a rischio, abbiano sofferto. A livello europeo, il comparto ieri ha ceduto il 3,07%. In calo anche il Ftse Italia Bank di Piazza Affari (-2,3%) con diversi istituti di credito in ribasso: dalla Pop. Milano (-5,9%) a Mediobanca (-4,66%); da Bper (-2,7%) a Intesa San Paolo (-2,21%) fino a Mediolanum (-2,15%). Alla fine il Ftse Mib, dove il peso delle banche è elevato, ha chiuso in perdita dell'1,21 per cento. Giù anche Parigi (-1,56%), Londra (-1,09%) e Francoforte (-0,98%). La stessa Wall Street, innervosita dalla spada di Damocle della Grecia, ha archiviato la giornata in rosso: l'S&P500 ha perso lo 0,33% mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,16 per cento. A ben vedere, anche i dati macro non hanno aiutato listini. Da un lato, il reddito personale degli americani è sì aumentato; dall'altro, però, la spesa personale è rimasta invariata. Non un bel segnale per i consumi, anche a fronte del tasso di risparmio salito, nel dicembre, scorso al 4%.
Insomma, il «la» ai mercati continua ad arrivare dal mondo dei debiti di Eurolandia. Ieri, mentre Moody's (con il solito tempismo) sottolineava come il decreto salva-Stati in Italia ridurrà la crescita, a Bruxelles l'Ue varava l'importante accordo sui vincoli di bilancio. Un newsflow contrastato che, alla fine, ha spinto all'ingiù l'euro (1,3128 sul dollaro). Nell'incertezza, ha prevalso il bicchiere mezzo vuoto. Almeno ieri.

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