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Balzo dei compensi degli executive

di Riccardo Sabbatini

Le società quotate italiane hanno scelto, per il momento, un approccio "minimalista" alle nuove regole della Consob sulle operazioni in conflitto di interesse. Alle prese con la nuova disciplina sulle "parti correlate" – in vigore dal 2011 – hanno fatto ciò che veniva loro richiesto ma nulla di più. Probabilmente spaventati dai costi regolamentari di un comportamento più attivo hanno deciso in grande maggioranza di utilizzare tutte le esenzioni previste dal regolamento della Consob e soltanto 45 società (il 17% del totale) si sono assoggettate ad imposizioni più severe rispetto a quelle richieste dal regolatore. Nei primi sei mesi di vigenza della nuova normativa sono state appena 36 le operazioni "di maggiore rilevanza" con parti correlate sottoposte alla nuova specifica procedura.
Sono i segnali che giungono dall'annuale ricognizione di Assonime (l'associazione delle società per azioni) sull'adesione al codice di autoregolamentazione di Piazza Affari come si ricava dalle dichiarazioni dello scorso anno (pertanto riferibili all'esercizio 2010) e dalla ultima stagione dei meeting societari. Uno studio che ieri è stato reso pubblico e che, in questa edizione, ha dedicato un capitolo specifico alle operazioni "correlate". Nelle pagine del rapporto giungono altre indicazioni d'interesse. In tema di retribuzioni, ad esempio, la crisi ha mantenuto sostanzialmente al palo i compensi dei manager che in media hanno seguito l'andamento dell'inflazione (+3%). Ma non è andata allo stesso modo per gli amministratori esecutivi i cui emolumenti hanno invece fatto segnare un significativo scatto in avanti (+20% in media) a dispetto della perdurante crisi dei mercati finanziari. «È molto delicato redigere medie su questa materia – osserva Gabriele Galateri, presidente del comitato di autoregolamentazione di Piazza Affari – mi sembra comunque indubbio che è in corso un processo di sempre maggiore trasparenza. Da quest'anno le policy in materia di retribuzioni inizieranno ad essere discusse nelle assemblee societarie».
Le operazioni con parti correlate, anche in virtù dei regolamenti della Consob, hanno acquisito una sempre maggiore rilevanza come attestano alcune recenti operazioni finanziarie in corso (l'aggregazione Unipol-Fonsai, l'operazione Edison-Edipower). E la trasparenza imposta dalle nuove regole è spesso servita a scrutinare più in profondità i comportamenti concreti di azionisti e manager. Almeno per il momento, però, le società hanno preferito mantenere un profilo basso utilizzando ad esempio tutte le esenzioni previste dalla normativa. Circa il 90% degli emittenti quotati hanno escluso dalle procedure le remunerazioni dei manager e piani di stock option e, con percentuali ancora maggiori, le operazioni di mercato a condizioni standard (98%) e quelle infragruppo (94%). Le società poi hanno indicato soglie "massime" di esiguità – sotto le quali le operazioni "correlate" non vengono censite – che giungono in media al livello non proprio esiguo di oltre 5 milioni di euro (ed alcune addirittura a 20 milioni di euro). Sul punto, Galateri ha colto gli aspetti comunque positivi innescati dal nuovo quadro regolamentare. «Mi sembra importate rilevare il sostanziale allineamento delle società alla nuova disciplina di cui vengono condivise le scelte e che non è vissuta come una forzatura. Naturalmente, anche in questo caso, non bisogno dimenticare che si tratta di un processo appena iniziato ed ancora in corso».
Tra le novità della scorsa stagione assembleare vi sono state le nuove modalità di registrazione degli azionisti che hanno favorito una maggiore presenza di investitori stranieri. Ma è un processo che – attesta l'analisi di Assonime – ha modificato l'intensità della partecipazione (a beneficio delle liste di investitori presentate da Assogestioni) ma non il perimetro entro il quale si manifesta l'attivismo dei gestori, rimasto soprattutto confinato a poche grandi società molto capitalizzate. Infine, in tema di distribuzione di poteri all'interno del Cda il rapporto segnala che nella maggioranza delle società quotate (59%) al presidente continuano ad essere attribuite anche deleghe gestionali. «Personalmente – è il commento di Galateri – sono a favore di una separazione tra i ruoli di presidente e Ceo ma certamente la distribuzione delle responsabilità va adattata alle specifiche realtà societarie».
 

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