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Balzo degli utili Fca +69%nel trimestre il titolo sale del 5,7%

Trimestre d’oro per Fca che aumenta l’utile netto del 69 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014, vede salire i ricavi del 25 per cento e ottiene da Standard&Poor’s l’upgrade a positivo da stabile. Numeri che fanno salire il titolo in Borsa del 5,7 per cento riportandolo a quella quota 14 euro che aveva perso nei giorni scorsi dopo la batosta da 100 milioni di dollari inflitta dall’authority Usa per aver violato le regole dei richiami.
Il record del trimestre consente a Sergio Marchionne di alzare i target: l’ebidt adjusted previsto per il 2015 supera i 4,5 miliardi e i ricavi passano da 108 a 110 milioni di euro. Tutto questo, sempre secondo la previsione del Lingotto, avverrà senza aumentare le vendite che anzi rimangono a 4,8 milioni, la parte bassa della forchetta inizialmente prevista. Dunque il Lingotto ritiene di aumentare la redditività: «Stiamo lavorando in questo senso – dice Marchionne agli analisti – per chiudere il gap che ci separa dagli altri». L’ad esclude valorizzazioni come la vendita di Magneti Marelli: «Nell’immediato non è nei nostri piani».
I dati del primo semestre 2015 contengono una conferma e due mezze sorprese. La conferma è la grande performance del mercato Nordamericano che praticamente raddoppia gli utili (ebidt adjusted) da 975 a 1.928 milioni di euro. Le mezze sorprese vengono dall’America Latina e dall’Europa. In Sudamerica crollano i ricavi (–751 milioni) e gli utili (-144). «Abbiamo capito dove intervenire, torneremo al pareggio entro l’anno», promette l’ad agli analisti. La mezza sorpresa positiva arriva invece dall’Europa. Che fa registrare un utile di 82 milioni contro una perdita di 72 nella prima metà del 2014. Ma l’apporto delle attività europee ai conti è ben maggiore: aggiungendo Ferrari e Maserati gli utili europei salgono a 385 milioni contro i 156 dello scorso anno, oltre il raddoppio.
Numeri importanti soprattutto visti in prospettiva. Se davvero ci sarà il ritorno all’utile in America latina, Marchionne potrà presentarsi con qualche tranquillità alla prova del fuoco di inizio 2016. Confermata la quotazione del 10 per cento di Ferrari a New York «nel quarto trimestre 2015», l’ad annuncia che «a gennaio 2016 saranno distribuite agli azionisti Fca le rimanenti azioni Ferrari». Così tra sei mesi il divorzio tra Cavallino e Fca sarà completo. In quel momento si capirà quanto vale davvero il titolo Fiat-Chrysler. Alla quotazione odierna di 14 euro Fca capitalizza circa 18 miliardi. Se davvero, come sostiene Marchionne, la Ferrari ne vale 10, più di metà dei 14 euro attuali si trasferiranno ai nuovi titoli di Maranello e il titolo Fca tornerà a valere tra i 6 e i 7 euro, quanto il titolo Fiat nell’agosto 2014 al momento della fusione con Chrysler (qualcuno ricorda ancora le discussioni sulla convenienza per gli azionisti Fiat di esercitare il diritto di recesso a 7,7 euro). Da febbraio 2016 Fca depurata da Ferrari tornerà su livelli simili a quelli dello scorso agosto. Nell’immediato non cambierà nulla per gli azionisti che si ritroveranno ad avere in mano due azioni il cui valore, sommato, dovrebbe essere simile a quello dell’attuale titolo Fca. Cambierà invece per le possibilità di alleanza di Fiat-Chrysler che, se i piani saranno rispettati, dovrebbe arrivare nel 2018 a vendere 7 milioni di auto con una capitalizzazione compresa tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. A migliorare le performances future del titolo dovrebbe contribuire l’effetto Alfa, se davvero il Biscione incontrerà i gusti del pubblico. Un’altra carta per migliorare la performance potrebbe essere l’aumento delle vendite di Jeep in Cina quando entrerà in funzione la nuova fabbrica delle Renegade.
Sarà questa la Fca con cui Marchionne andrà nuovamente alla caccia di un nuovo partner. Nonostante le dichiarazioni ufficiali il principale indiziato continua ad essere Gm. Per la trattativa l’autunno potrebbe essere decisivo.
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