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Balsamo “Una buona riforma in Canada ha funzionato Ma servono soldi e magistrati”

«È una riforma importante quella di cui stiamo discutendo in questi giorni — dice il neo presidente del tribunale di Palermo Antonio Balsamo — ma non si può pensare di fissare un termine dopo il quale il processo si estingue senza avere prima apprestato tutti i mezzi e le risorse per celebrare i processi entro i termini previsti».Quali punti della riforma consentiranno un’accelerazione dei tempi della giustizia?«Il filtro più rigoroso che verrà assegnato al giudice delle indagini preliminari credo che sarà un forte fattore di deflazione dei processi.Come accade in tutti i paesi che adottano il rito accusatorio il dibattimento è l’eccezione.L’ampliamento dei casi di citazione diretta a giudizio è un altro fattore importante. Di grande rilievo è poi il capitolo relativo alla cosiddetta giustizia riparativa, in accoglimento di una direttiva europea: è previsto l’accesso ai programmi di giustizia riparativa in tutte le fasi del procedimento».Giustizia riparativa, ovvero quel percorso che porta l’autore del reato a rimediare alle conseguenze della sua condotta.«Le forme di giustizia riparativa sono un grande impegno per dare speranza, contemporaneamente ai colpevoli e alle vittime dei reati. Mi è piaciuto molto un riferimento fatto dalla ministra Cartabia al congresso delle Nazioni Unite a Kyoto, nel marzo scorso: citò il motto della polizia penitenziaria, garantire la speranza è il nostro compito. Proprio perché noi crediamo che sia indispensabile diffondere speranza sono necessarie delle riforme di carattere organizzativo con un ampliamento del numero dei giudici, che ci ponga in linea con l’Europa, come ha chiesto l’avvocatura al congresso nazionale forense. La richiesta dell’avvocatura di portare il numero dei magistrati togati a 16.500 va presa in attenta considerazione. E poi c’è da tenere in considerazione la sperimentazione fatta in Canada, dove questo tipo di riforma è stato attuato».Cosa è emerso da quella esperienza?«Dopo un anno dall’avvio della riforma, solo 61 processi sono saltati nello stato del Quebec perché oltre il termine massimo previsto. In Italia, il numero potrebbe essere enormemente superiore. Ma c’è un altro dato da tener presente: il governo del Quebec ha stabilito uno stanziamento di 175 milioni di dollari canadesi per nuovi magistrati, cancellieri e aule di udienze. Un investimento di 118 milioni di euro.Un dato che ci deve far riflettere. A Palermo, dove mi sono insediato da qualche giorno ho trovato colleghi grandemente motivati, come nei giorni drammatici del post stragi, ma è necessario sostenere questo impegno straordinario con un investimento altrettanto importante. Dobbiamo fare ogni sforzo per scongiurare il rischio che siano deluse le aspettative di giustizia delle vittime e le aspettative di sicurezza de i cittadini».Il governo ha confermato gli investimenti, ma i magistrati impegnati sul fronte della lotta alla mafia hanno espresso riserve.«Vedo delle grosse criticità nella riforma non solo per i processi di mafia, ma anche per tutti quelli che comportano una notevole complessità negli accertamenti: penso ai dibattimenti per le morti sul lavoro, o per i disastri ambientali».L’ex presidente Conte ha ipotizzato di tenere fuori dalla riforma i reati di mafia.«Non vedo profili di incostituzionalità in questa proposta. Ma ripeto il problema potrebbe crearsi anche per altri tipi di processi, dunque credo sia necessario pensare a dei correttivi, come la ministra Cartabia ha già annunciato. Ho molto apprezzato la citazione che la ministra ha fatto di Giovanni Falcone all’ultima sessione della commissione delle Nazioni unite per la prevenzione della criminalità, a Vienna. Falcone riteneva che si dovesse passare ad una fase di intensa e leale collaborazione fra i poteri dello Stato. Con questo spirito, è essenziale che il legislatore ascolti la magistratura e l’avvocatura, facendo una previsione realistica degli effetti delle riforme, e predisponendo tutti i rimedi».Quali correttivi potrebbero essere fatti al capitolo della riforma riguardante i tempi del processo?«Si potrebbe pensare a una sospensione dei termini di durata massima del processo di appello o di cassazione in tutti i casi di particolare complessità del giudizio. Un’altra soluzione sarebbe quella di pensare a una decorrenza del termine di durata massima del giudizio di appello dal momento in cui la corte effettivamente riceve gli atti. Perché, talvolta, come ha ricordato Matteo Frasca, presidente della corte d’appello di Palermo che è virtuosa per tempi di durata dei processi, possono esserci dei casi in cui ad esempio il giudice di primo grado ha impiegato molto per scrivere la sentenza, oppure possono esserci state difficoltà con le notifiche. E il giudice di appello non ha il controllo di queste situazioni. Ma resta prioritario il tema delle risorse, come ribadito dal commissario europeo per la giustizia».Quale aspetto mette in rilievo nella sua analisi?«Il rapporto annuale della commissione europea sottolinea che il numero dei giudici italiani resta uno dei più bassi nell’ambito dei paesi dell’Unione europea».

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