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Baldassarri resta in carcere inguaiato dal fax su Alexandria

Gianluca Baldassarri resta in carcere. Lo ha stabilito, con provvedimento di 26 pagine, il gip milanese Alfonsa Maria Ferraro, per la quale è ancora possibile che l’ex capo dell’area finanza di Mps fugga all’estero o inquini le prove. Protagonista dell’inchiesta, Baldassarri è accusato di associazione per delinquere, truffa e ostacolo alla vigilanza. Era in stato di fermo, poi confermato in custodia cautelare, da quattro giorni, quando i finanzieri l’avevano scoperto a smobilizzare Btp per un milione di euro sul suo conto, e a concordare versioni con alcuni testi.
Ma è un altro documento, di due pagine, a incastrare l’ex manager di Bna e Banca di Roma, a Siena tra 2011 e 2012. Lo ha rinvenuto la Gdf durante le perquisizioni ai suoi uffici Mps di Milano. È la prova, per l’accusa, che Baldassarri ha suggerito e gestito l’operazione in derivati Alexandria, il cui smontaggio porterà a Mps 273 milioni di perdite, e che è costato a Baldassarri, all’ex dg Antonio Vigni e all’ex presidente Giuseppe Mussari l’accusa di ostacolo alla vigilanza in concorso, reato associativo perché contestato a tre. In quel fax “riservato” datato 9 luglio 2009 – e spedito dell’Ufficio personale Mps di Milano al segretario di Mussari, Valentino Fanti – Baldassarri “dà la linea” ai vertici della banca (che bontà loro ora si difendono dicendo di capire poco la finanza) su come relazionarsi con Nomura, con cui Mps stava ristrutturando Alexandria per rinviare al futuro 220 milioni di perdite, ma contraendo onerosi finanziamenti sull’acquisto di Btp per 3 miliardi. «Quel patto custodito in cassaforte non aveva valore giuridico – avrebbe detto al gip Baldassarri – perché superato dai singoli contratti di acquisto di Btp, che furono 45 perché l’operazione durò 45 giorni ». Quei contratti furono consegnati alle autorità di controllo, mentre il mandate agreement restò nei caveau «perché non conoscevamo il prezzo dei Btp da finanziare, quindi potevamo contrattualizzare solo di volta in volta». Per Baldassarri insomma il “contratto segreto” ha poco valore: «Il fatto che non sia stato dato alle autorità non era mia competenza, ma ritengo non fu consegnato perché non rilevante, e in seguito superato dai 45 contratti sui Btp». Bankitalia, che il 23 gennaio vergò un irrituale nota per dire che «la vera natura di alcune operazioni riguardanti Mps era stata celata», sembra avere una visione diversa.
Oggi Baldassarri, dal carcere di San Vittore, sarà trasferito probabilmente in quello di Siena o in altro istituto toscano, per consentire ai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso di interrogarlo più agevolmente. «Pur nel doveroso rispetto della decisione, e in attesa delle motivazioni, sorprende comunque l’adozione di una misura cautelare dopo che si è pacificamente dimostrata anche per documenti l’insussistenza del pericolo di fuga e di inquinamento probatorio», ha detto il suo legale Filippo Dinacci.

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