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Baldassarri: «In banca sapevano»

Nell’inchiesta su Mps, i magistrati stanno stringendo sui derivati occultati nel bilancio della banca e sull’ostacolo alla vigilanza. Il dossier sembrerebbe già ricco di elementi e riscontri. Proprio su questo tema ieri è stato ascoltato dai pm senesi Gian Luca Baldassarri, ex responsabile dell’area Finanza di Mps, finito in custodia cautelare in carcere a San Vittore a Milano per rischio di inquinamento prove e pericolo di fuga.
Il confronto tra l’ex manager e gli inquirenti è durato 3 ore, e si è concentrato essenzialmente sul contratto del prodotto strutturato sottoscritto con Nomura nel 2009. Per i pm Nastasi, Natalini e Grosso, l’ex manager avrebbe chiesto che venisse secretato nella cassaforte dell’ufficio di Vigni il documento che avrebbe permesso di collegare tale prodotto finanziario, il cosiddetto strutturato “Alexandria”, alle perdite di un precedente derivato. Rimanendo quindi, apparentemente, due operazioni distinte (con la più vecchia non conteggiata nella parte corrente del bilancio ma inserita tra le immobilizzazioni finanziarie), le perdite non sarebbero emerse nel bilancio. Baldassarri avrebbe quindi commesso il reato di concorso in ostacolo alla vigilanza.
Di questa procedura anomala si era accorta anche Bankitalia, che nel verbale del 29 novembre 2012 rileva due criticità: il fatto che Mps abbia venduto, di fatto, a Nomura un Cds sul rischio di fallimento della Repubblica italiana; le garanzie che Mps deve fornire a Nomura nel caso in cui i titoli di Stato subiscano un calo dei prezzi.
L’ex manager, a cui sono state fatte domande sulla ristrutturazione del debito avvenuto nel settembre 2009, e poi sul presunto occultamento del l’operazione agli organi di vigilanza, si è difeso ribadendo la tesi già espressa durante l’interrogatorio col gip di Milano Alfonsa Maria Ferraro, che ha convalidato il fermo domenica: “Alexandria” non era un mistero per nessuno. Erano in molti, secondo Baldassarri, a conoscerne i dettagli: dai tecnici delle varie aree competenti fino all’ex dg Antonio Vigni. Infine, sarebbe stato informato anche l’attuale dg Fabrizio Viola un anno fa (ipotesi che Viola, pochi giorni fa, ha negato). Inoltre l’ex responsabile finanziario, sottolinea anche che il documento rappresentava solo un accordo quadro che non andava comunicato a Bankitalia, mentre invece sarebbero stati puntualmente comunicati i 45 contratti attuativi che servivano a entrare nel merito dell’operazione.
A fine colloquio il legale di Baldassarri, Filippo Dinacci, ha ribadito la linea difensiva: ««Secondo voi, in banca, un’operazione di questo genere, di questo spessore si poteva non sapere? Credo inoltre ci sia da chiarire la natura tecnica del reato: questa operazione è stata deliberata dai vertici bancari, e non doveva essere comunicata a Bankitalia». Infine, per quanto riguarda le ragioni del carcere cautelare (in particolare sul pericolo di fuga), Dinacci ha precisato che c’è «un grosso equivoco di fondo, speriamo di chiarirlo quanto prima anche perché credo che la misura carceraria non sia necessaria».
Durante l’interrogatorio non è stata chiesta la revoca dell’arresto. Per i pm senesi si è trattato di un confronto proficuo e non si esclude che ce ne possano essere degli altri. L’ostacolo alla vigilanza sui contratti strutturati e derivati è, per la procura di Siena, un filone di inchiesta già ricco di documentazioni e riscontri, forse il primo che arriverà a conclusione.
Intanto ad oggi si esclude che Baldassarri possa essere trasferito in un carcere di Siena, ma probabilmente verrà condotto altrove in Toscana. L’ex manager è anche indagato per truffa e associazione a delinquere, per aver intascato profitti illeciti sulle operazioni bancarie insieme ad altre 4 persone (tra cui il suo vice Alessandro Toccafondi, più tre broker esterni alla banca). A lui e agli altri sono stati sequestrati 40 milioni complessivi (di cui circa 18 di proprietà di Baldassarri), e i pm non escludono che possano esserci ancora altri depositi non ancora emersi.
A Siena intanto le indagini proseguono. Il primo marzo verrà sentito di nuovo l’ex dg Vigni, mentre per ora non è previsto che venga riascoltato l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari.

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