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«Il bail-in va corretto quanto prima»

«Il primo e provvisorio bilancio del bail in non può dirsi positivo. Le stesse regole che l’Europa si è data per assicurare stabilità si sono rivelate in questo caso un fattore di instabilità». Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, nella sua ultima relazione al mercato finanziario torna a sollevare l’attenzione sulle storture generate dal recepimento della direttiva sul bail in (Brrd) in Italia e sui rischi che ancora queste possono rappresentare per i risparmiatori italiani.
«Le modalità concrete di attuazione del bail in hanno introdotto elementi fortemente distorsivi – ha spiegato -. In particolare si è rivelata infelice e poco ponderata la scelta di adottare la nuova disciplina con effetto retroattivo. Va corretta quanto prima. In tale quadro andrebbe riconsiderato anche il coinvolgimento degli obbligazionisti, per esempio introducendo una salvaguardia a 100mila euro analoga a quella prevista per i correntisti». Vegas interviene proprio mentre a livello europeo si sta entrando nella fase di revisione della direttiva Brrd. La Consob, ha ricordato il presidente, non è stata chiamata al tavolo del regolatore europeo quando fu varata quella norma, e non lo è nemmeno ora. Nelle proposte di modifica della direttiva avanzate dal governo italiano, attraverso il ministero dell’Economia e dall’industria bancaria (Abi e Federcasse), non v’è traccia di richieste di correzione della retroattività. Vi è piuttosto la proposta di poter includere tra gli strumenti che possono essere coinvolti in una procedura di risoluzione (e dunque convertiti in capitale delle banche senza ristoro per chi li possiede) tutti i bond senior bancari emessi almeno fino al 2016. E si tratta di strumenti che potrebbero essere stati venduti anche a risparmiatori. Sinora, invece, sono stati penalizzati soprattutto i bond subordinati, che sono tali proprio perché hanno un gradino di tutela più basso nella graduatoria dei creditori. I bond senior vengono immediatamente dopo, di pari passo con i depositi sopra i 100mila euro, anche se nell’ordinamento italiano si è fatto in modo che dal 2019 – quando sarà obbligatoria l’adozione di un nuovo indicatore che misuri il livello degli strumenti che possono andare in risoluzione per ogni banca – i depositi siano più tutelati dei bond senior. Probabilmente non è un caso il fatto che oggi Vegas chieda una soglia di tutela per i bond senior che hanno valore inferiore a 100 mila euro.
Il presidente della Consob va anche oltre, trovando la forza di chiedere a gran voce correttivi sui quali, forse, si doveva battere più forte i pugni prima. «La gestione delle crisi bancarie può richiedere interventi tempestivi, talvolta fulminei, incompatibili con i meccanismi decisionali sull’asse Francoforte-Bruxelles», osserva il presidente. E forse allude all’utilità del ricorso ai fondi interbancari, che fino al 2015 avevano consentito di prevenire le crisi e il cui impiego ora è vietato da un’interpretazione restrittiva della Dg Competition. Interpretazione che in questi mesi l’industria bancaria, il Mef e la Banca d’Italia stanno chiedendo di modificare.
La Consob, in ogni caso, dal 2014 ha adottato una Comunicazione per evitare che gli intermediari potessero vendere ai piccoli risparmiatori prodotti finanziari complessi, tra cui i bond subordinati. E questo ha ridotto tra il 2015 e il 2016 il peso dei bond bancari nel portafoglio dei clienti in due anni del 28 per cento circa.
Le banche, ha sottolineato, dal 2014 hanno realizzato «uno sforzo straordinario» con ricapitalizzazioni per 31 miliardi ai quali, ha ricordato, si aggiungono altri 16 miliardi di aumenti previsti entro la fine di quest’anno.
Vegas si è soffermato ieri anche sui rischi che corre l’Italia nell’imminenza di una riduzione del quantitive easing. Ha ricordato come sinora la Bce abbia contribuito «in modo determinante a scongiurare il rischio di disgregazione dell’area» euro, concedendo tempo «per attuare le riforme», soprattutto in Paesi come l’Italia in ritardo su «competitività, stabilità, convergenza. Questa opportunità non è stata colta in pieno». Con l’inflazione che risale, il rischio di un stretta monetaria si fa più consistente e l’Italia non può permettersi di perdere ancora tempo. «Negli ultimi 20 anni, in realtà – dice Vegas – il nostro sistema produttivo italiano ha subito un’erosione di competitività del 30 per cento rispetto alla Germania».
Non ci saranno «scorciatoie facili» che potrà imboccare il paese. «Lo scenario di Italexit metterebbe a repentaglio la stabilità, il buon funzionamento del sistema finanziario e la salvaguardia del mercato – ha messo in guardia il presidente -. Il solo annuncio di un ritorno a una valuta nazionale provocherebbe, da parte degli investitori internazionali, un immediato deflusso di capitali, tale da mettere gravemente a repentaglio la capacità dell’Italia di rifinanziare il terzo debito pubblico del mondo. Italexit sarebbe anche uno shock per l’intera eurozona».
La relazione traccia anche un bilancio sull’evoluzione normativa dei mercati finanziari degli ultimi 7 anni, gli interventi della Consob a tutela dei risparmiatori dopo l’introduzione del bail in. Un passaggio è dedicato al FinTech, alla disintermediazione della finanza portata da nuovi soggetti come Google, Facebook, ma anche Amazon nel sistema dei pagamenti. Novità che potrebbero «porre problemi drammatici di tenuta del sistema della banche», se queste non si adeguano e con esse la regolazione del comparto. Poi la governance e i limiti del voto di lista: Vegas chiede che sia lasciata alle società la facoltà di decidere, inserendolo nello statuto, il modo migliore per eleggere il board. Infine la riforma delle Autorità europee (le Esas). Vegas auspica l’avvento di un sistema twin peaks, con un’Autorità per la vigilanza prudenziale (Bce, Ssm più Eba) da una parte, e dall’altra un’Autorità per la trasparenza e il mercato (Emsa assieme a Eiopa).

Laura Serafini

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