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Bail in, meno discrezionalità nelle liquidazioni bancarie

Il parlamento europeo riprende i lavori per la revisione della direttiva sul bail in dopo la pausa estiva. E già un primo impatto del dibattito scoppiato a livello europeo sulla necessità di rivedere le regole sulle crisi bancari dopo la soluzione adottata per il caso delle due banche venete italiane, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, si comincia a vedere negli emendamenti presentati la scorsa settimana per rivedere una prima limitata parte della direttiva Brrd sul bail in. Nelle prossime settimane, probabilmente entro la prima metà di ottobre, la commissione Econ dovrà approvare il testo definitivo relativo all’introduzione dei non preferred bond, ovvero una nuova categoria di bond finalizzati a garantire la quantità di strumenti necessari da coinvolgere in un bail in (dunque la conversione da passivo ad attivo patrimoniale) nel caso di risoluzione. Tra gli emendamenti al testo presentato dal relatore Gunnar Hokmark a giugno ce ne sono alcuni, come quello dello spagnolo Gabriel Mato, che fanno riferimento alla necessità di evitare «disallineamenti» tra quanto previsto dalle regole sulla risoluzione e da quelle sulla legge fallimentare a livello nazionale. Come si ricorderà, nel caso delle banche venete le autorità europee hanno autorizzato l’applicazione delle legge nazionale sulla liquidazione della banche (che in Italia, a differenza di altri paesi, permette la cessione in blocco di asset consentendo nei fatti la sopravvivenza dei rapporti della banca con la clientela, correntisti e depositanti) invece di imporre una risoluzione che avrebbe avuto un impatto ben maggiore su creditori e clienti degli istituti. Il varco per passare lungo questo percorso era stato aperto da una interpretazione della Direzione generale della Commissione europea che autorizza gli aiuti di Stato per agevolare le liquidazioni (che implicano la revoca della licenza bancaria). Nel caso degli istituti veneti, il Single resolution board ha dichiarato il venir meno dell’interesse pubblico per le banche e autorizzato la liquidazione. Per i detrattori, l’operazione ha nei fatti aumentato il peso per lo Stato italiano e ridotto al minimo l’onere posto a carico degli obbligazionisti (burden sharing). Nell’emendamento si fa riferimento alla necessità che, nel recepire la nuova categoria dei non preferred bond, gli Stati «assicurino che le leggi nazionali sulle liquidazioni riflettano la gerarchia (delle passività da coinvolgere nel bail in, ndr) prevista dalla risoluzione, evitando disallineamenti tra il quadro regolamentare della risoluzione e quello della liquidazione e assicurino che gli strumenti (emessi per garantire una risoluzione ordinata, ndr) assorbano le perdite sia in caso di risoluzione che di liquidazione» prima delle altre passività, in particolare dei depositi. L’emendamento potrebbe non essere accolto, ma sembra comunque volto a ridurre i margini di discrezionalità nel coinvolgimento dei crediti nei casi di liquidazione. L’introduzione dei non preferred bond, per la quale Commissione, Consiglio e parlamento europeo hanno scelto una procedura molto accelerata, non sarà l’occasione per tentare di chiudere il varco aperto sulle liquidazione bancarie dalla interpretazione della Dg Comp. Ma a Bruxelles i parlamentari di alcuni paesi si stanno muovendo per tentare interventi più incisivi in autunno, a novembre probabilmente, quando il relatore Hokmark presenterà la revisione più ampia della Brrd destinata ad allineare le norme europee e quelle internazionali sui nuovi requisiti Mrel e Tlac, che in estrema sintesi devono indicare come e in quale entità le banche dovranno garantire nel loro passivo strumenti esclusivamente dedicati alla risoluzione.
Tra gli emendamenti al testo in approvazione in questi giorni ci sono comunque aspetti rilevanti. In particolare la proposta di Peter Simon (relatore del provvedimento parallelo destinato a rendere più blandi i tempi del recepimento del principio contabile Ifrs9) è volta a consentire alle banche europee, incluse quelle italiane, di poter emettere sin dall’approvazione di questa parte della revisione della Brrd (presumibilmente da novembre) i non preferred bond senza dover aspettare il recepimento delle novità nella normativa nazionale. Processo che in Italia in questo periodo potrebbe rivelarsi particolarmente lungo. Tra le proposte di modifica al momento non c’è traccia di una correzione per limitare l’effetto retroattivo del bail in (in particolare per i bond retail emessi in passato dalle banche) suggerita dall’Abi. Ci sono invece proposte sia per consentire l’inclusione tra gli strumenti utlizzabili per la risoluzione le obbligazioni strutturate (che includono derivati), sia l’esatto opposto, cioè per escluderle. E ancora: emendamenti presentati da deputati italiani puntano a introdurre un limite agli investimenti di fondi pensione e assicurativi al 2% della loro liquidità complessiva.

Laura Serafini

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