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Bail-in, la Commissione Ue accelera i tempi della riforma

La Babele europea non è più tollerabile. Così la Commissione europea preme l’acceleratore sulla riforma del «bail-in». Mentre la revisione della direttiva Brrd è in corso (e si guarda al prossimo anno almeno per la conclusione del processo), una sua parte fondamentale potrebbe essere già cambiata nei prossimi mesi. Dato che ogni Stato ha tradotto in legge la direttiva che disciplina la risoluzione delle banche in maniera differente, Bruxelles ha deciso che l’armonizzazione non può più attendere: ha quindi proposto che una parte della riforma della direttiva Brrd sul «bail-in», quella che riguarda la gerarchia dei titoli da colpire in caso di crack bancario, abbia una procedura accelerata. Un «fast track». Se tutto andasse come auspicato, tra giugno e luglio potremmo dunque avere in tutta Europa due novità importanti (da recepire poi nelle legislazioni nazionali). Uno: tutti i depositi bancari (anche quelli delle grandi imprese) sarebbero più tutelati delle obbligazioni senior in caso di «bail-in». Due: verrebbe creata una nuova tipologia di titoli (chiamati “senior non preferred”) da “colpire” prima delle obbligazioni senior. Il tutto mentre l’Eba, proprio ieri, ha pubblicato le nuove linee guida per l’applicazione della direttiva Brrd. E mentre oggi, a Malta, si riunisce l’EuroFi anche per discutere di questi temi.

Riforma accelerata
Sembrano questioni tecniche, ma non lo sono. Toccano anzi i portafogli di tanti risparmiatori e imprenditori. Come hanno insegnato le quattro banche salvate a fine 2016 (Etruria &C), e come il caso delle due banche venete in crisi impone di ricordare, la gerarchia dei titoli da colpire in caso di bail-in determina chi deve e chi non deve pagare per una crisi bancaria. Determina chi si salva e chi viene sacrificato in caso di crack. Mettere una categoria di titoli un gradino sopra o un gradino sotto nella scala del «bail-in», non è dunque indifferente. Il problema è che oggi ogni Paese europeo ha una “scala” diversa. «In Germania le obbligazioni senior sono subordinate ad altre passività, come i derivati – spiega Massimo Bianchi di Société Générale – . In Italia è stata invece introdotta una maggiore protezione per tutti i depositi superiori ai 100mila euro (full depository preference), che entrerà in vigore nel 2018. In Francia è stata invece creata una nuova tipologia di titoli, che vadano a comporre un “cuscinetto” da colpire in caso di bail-in prima di intaccare le obbligazioni senior». Ogni Stato, insomma, ha interpretato la direttiva Brrd a modo proprio.
Questo crea però problemi, soprattutto per le grandi banche di interesse sistemico (denominate G-Sifi) che devono predisporre un elenco di titoli di sufficiente importo da colpire in caso di crack. Per questo il Banco Santander a marzo e due giorni fa ha emesso obbligazioni speciali che per contratto verrebbero colpite da bail-in prima degli altri bond senior: in assenza di una legge in Spagna, la banca ha di fatto copiato il modello francese. Ha insomma creato dei titoli ad hoc che vanno a proteggere i bond senior (e i loro possessori). UniCredit potrebbe fare presto qualcosa del genere. Ma la Commissione europea vuole evitare il fai-da-te. E propone, con procedura accelerata, di cambiare la “scala” dei titoli da colpire in caso di bail-in. Il meccanismo della depositor preference, sostenuto dall’Italia, potrebbe essere peraltro contemperato. L’Abi chiede infatti che i titoli già emessi dalle banche siano pienamente computabili a fini Tlac/Mrel fino alla loro naturale scadenza: in questo modo non verrebbero puniti gli istituti che hanno già collocato bond prima della riforma. Devono anche essere chiarite le condizioni per cui i titoli eleggibili ai fini Mrel, norma che si incrocia anche con la Crr.
Nella nuova “scala” proposta dalla Commissione – come si vede nel grafico – verrebbero colpite prima le azioni e le obbligazioni subordinate (come accade già ora) poi i nuovi titoli «non preferred» e solo successivamente i bond senior. Chi oggi possiede obbligazioni senior (anche i piccoli risparmiatori) avrebbe dunque un “cuscinetto” di protezione aggiuntivo, composto da titoli che verrebbero colpiti prima. Solo dopo tutte queste passività verrebbero intaccati i depositi superiori a 100mila euro: rispetto alla situazione attuale, dunque, i depositanti avrebbero una tutela aggiuntiva. Ammesso – ovvio – che la proposta della Commissione europea passi: la procedura «fast track» deve essere approvata dal sottogruppo economico del Consiglio e poi dall’Ecofin. Solo dopo potrà diventare direttiva europea.

Le linee guida Eba
Ieri l’Autorithy europea ha diffuso tre documenti contenenti le linee guida relative all’applicazione del bail-in. Un set rivolto alle autorità di risoluzione, ma anche a banche e investitori, da applicare solo qualora le banche raggiungessero il punto di “non ritorno”. In particolare, l’Eba chiarisce le circostanze in cui è «opportuno annullare, trasferire o diluire severamente» le azioni o altri strumenti. Ma ciò che più conta è che le autorità di risoluzione dovrebbero «favorire» la diluizione degli azionisti piuttosto che il loro azzeramento, in particolare qualora il net asset value dell’istituto «sia positivo nella valutazione ex-ante». Inoltre, qualora ci fossero più opzioni a disposizione (cancellazione, trasferimento o diluizione), riconosce l’Eba, le scelte delle autorità di risoluzione possono essere condizionate dalle normative nazionali. Inoltre l’Eba chiede che venga redatta una perizia indipendente ex post per verificare, in caso di bail-in, che ad azionisti e creditori non siano state applicate condizioni peggiori di quelle che avrebbero avuto in caso di insolvenza.

Luca Davi
Morya Longo

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