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Bail-in, l’offensiva in Parlamento

ROMA
Un grappolo di mozioni, da parte di maggioranza e opposizione. Sono quelle presentate ieri alla Camera (verranno discusse, con ogni probabilità, a metà settimana) e hanno tutte per oggetto un solo argomento: il principio del “salvataggio interno” o bail in che, adottato in Italia a novembre scorso ed entrato in vigore a tutti gli effetti il primo gennaio, dopo che per le 4 banche locali messe in risoluzione era già stato applicato un primo, amaro assaggio di «condivisione degli oneri», si è rapidamente trasformato, complici le forti turbolenze dei mercati finanziari, in un vero spauracchio per i risparmatori e in una mina vagante per la fiducia. Serve quindi un ripensamento. Le nuances delle varie mozioni presentate variano: si va di chi, consapevole dello stato del dibattito europeo, si limita a proporre che il nostro paese colga l’occasione della rivisitazione che la stessa direttiva europea sulla risoluzione prevede entro la prima parte del 2018, a chi va giù duro e chiede la sospensione della misura tout court.
Per esempio Michele Pelillo, capogruppo in commissione Finanze del Pd, sottolinea: «Occorre in primo luogo ribadire che, sotteso al criterio del bail in, c’è un principio condiviso: spostare il rischio di un eventuale default dal pubblico al privato. In primo luogo perchè non è giusto che paghi il contribuente e poi perchè era necessario all’indomani della crisi responsabilizzare il management bancario». Fatta questa premessa, l’esponente Pd spiega che la richiesta è appunto quella che il governo italiano, sfruttando il fatto che riflessioni sono in corso anche in altri paesi, proponga che la verifica prevista per la nuova normativa venga fatta prima della scadenza prevista. La mozione Pd impegna inoltre il governo a intervenire in modo più deciso sul fronte dell’educazione finanziaria e chiede di portare avanti l’iniziativa per dare attuazione al terzo pilastro dell’Unione bancaria europea, ovvero il Fondo unico di tutela dei depositi.
Dal canto suo, Forza Italia chiede al governo di «assumere in sede europea ogni iniziativa volta a: 1. modificare la direttiva sul bail in, e identificare con precisione le passività bancarie chiamate a sopportare le perdite, escludendo quelle emesse prima dell’entrata in vigore delle nuove norme; 2. rivedere la disciplina europea sugli aiuti di Stato, superando l’attuale restrittiva interpretazione della Commissione Ue del concetto di “aiuti”, in particolare distinguendo tra interventi pubblici a favore di banche non in crisi e interventi pubblici conseguenti a “fallimenti del mercato”; 3. disporre una garanzia europea comune sui depositi bancari, in quanto è necessaria, in una unione monetaria, qual è l’Eurozona, la condivisione dei rischi, e tutto quanto ne consegue in termini di sacrifici richiesti, non può che procedere di pari passo con la condivisione delle garanzie che quei rischi stessi servono a coprire; 4. sollecitare l’avvio di specifiche attività volte a spiegare ai consumatori la nuova normativa sul bail in; 5. richiedere un intervento della Commissione Ue per vigilare sulla corretta e uniforme applicazione della direttiva sul bail in nei vari Stati membri, e garantire certezza giuridica e condizioni di parità tra banche, che spesso operano in diversi Paesi dell’Unione europea».
Sulla medesima questione interviene anche il Movimento cinque stelle, con il suo consueto stile tranchant: «Il meccanismo del salvataggio interno delle banche in difficoltà va rinviato subito. Non c’è tempo da perdere. Bisogna votare la nostra mozione». Il M5S accusa il Pd di «andare avanti con vuoti giri di parole» e aggiunge che l’aggressione ai danni del risparmio è ormai sistemica da parte del Governo e da parte dell’Europa dei tecnocrati». La mozione presentata da M5S, conclude la nota, rappresenta «lo strumento per evitare danni ancora peggiori e per ridare un po’ di tranquillità al sistema del credito».

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