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Bail in, il risanamento non convince

Troppo peso sulle spalle degli obbligazionisti subordinati mette in dubbio il decreto sul bail in. Da qui l’idea di posticipare l’entrata in vigore della norma sull’ordine di risanamento al 1° gennaio 2019. Non solo: ad agitare gli animi anche la questione del «quando e come» fornire informazioni al mercato in caso venga disposta la risoluzione di un istituto.
Se Banca d’Italia e Consob avevano già mostrato in audizione la propria differente visione a riguardo (la seconda favorevole alla comunicazione immediata delle notizie price sensitive, la prima decisa a preservare la stabilità sistemica senza lo stress di troppe informazioni), Abi ha spinto l’acceleratore sulla chiarezza, ribadendo la necessità immediata di delineare un quadro specifico recante tutte le iniziative già poste in essere o pianificate relativamente all’onere informativo bancario. Sono queste alcune delle tematiche discusse ieri dalla VI commissione del Senato, che hanno trovate parziale risposta nel parere depositato dal presidente Mauro Maria Marino, oggi al voto. Partendo dal ribadire l’urgenza nel recepire la direttiva Brrd, Banking recovery and resolution directive, sia per scongiurare il rischio di ulteriori infrazioni, sia per adeguarsi quanto prima all’ordinamento, Marino ha chiesto di valutare che il privilegio dato «agli altri depositi» venga portato all’attenzione delle istituzioni comunitarie, così da armonizzare in tutti gli stati membri l’ordine dei creditori coinvolti e l’ammontare di rischio a cui essi potenzialmente si espongono in sede di sottoscrizione di un rapporto finanziario.

Depositor preference estesa. La depositor preference estesa formulata dall’Italia prevede che, in caso di risanamento bancario, vengano offerte maggiori garanzie a depositi corporate e interbancari, lasciando esposti in prima linea le sole obbligazioni senior, penalizzate rispetto agli altri crediti (diversamente da quanto previsto dalla Brrd, che li pone sul medesimo piano). Esclusi dalle pratiche di risanamento anche i conti correnti inferiori ai 100 mila euro delle pmi, che in tal modo godono dunque del medesimo trattamento riservato ai correntisti privati. Una misura, questa, nata per garantire la tenuta del settore imprenditoriale in caso di dissesto finanziario e per preservare la stabilità sistemica tutelando il rapporto tra banca e banca. Sulla depositor preference estesa, Marino ha chiesto di valutare la possibilità di un entrata in vigore a partire dal 2019, consentendo così di coniugare l’esigenza di rafforzare la tutela per i depositi non garantiti e minimizzare l’impatto sui possessori di obbligazioni «che rischierebbero» come precisato da Abi «di vedere, senza una adeguata informativa, deteriorata la propria posizione creditoria a causa della intervenuta subordinazione». Il presidente di commissione ha infine sollecitato Banca d’Italia e Consob al fine di predisporre congiuntamente, entro due mesi dalla data di entrata in vigore del dlgs in questione, uno schema unico di informazione sintetica rivolto alla clientela sul grado di rischio degli strumenti finanziari e dei depositi passibili di bail in. Alla luce di ciò, sarebbe altresì consigliabile che il governo valutasse un più ampio coinvolgimento di Consob nelle procedure di risanamento, garantendo in tal modo maggiore equilibrio tra autorità.

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