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Bail in, il pasticcio all’italiana

Bail in all’italiana da rifare. L’introduzione della nuova gerarchia di risoluzione delle crisi bancarie (la cosiddetta depositor preference estesa), prevista dal decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 59/2014/Ue, penalizza le obbligazioni bancarie senior (quelle non garantite), privilegiando a discapito di queste ultime depositi interbancari non garantiti e pmi.

In caso di concorrenza degli strumenti bancari senior al risanamento dell’istituto, la misura agirebbe dunque retroattivamente, facendo gravare sui sottoscrittori più rischio di quello inizialmente previsto.

Abi, posticipo al 2019. Il seminario tenutosi ieri presso la commissione finanze della Camera sugli schemi di decreti legislativi di recepimento della direttiva sul risanamento bancario (Bank recovery and resolution directive) ha aperto i battenti con la richiesta avanzata dall’Abi di «posticipare al gennaio 2019 l’entrata in vigore della depositor preference estesa», che, in caso di bail in, ha affermato il direttore generale Giovanni Sabatini, «concede un privilegio ai depositi di tutte le imprese e ai depositi interbancari non garantiti» che va ad aggiungersi «al privilegio concesso ai depositi non garantiti di persone fisiche e delle pmi». Tale iter, riformulato dall’Italia e implementato rispetto all’originale versione europea, lascia escluse dalla tutela le obbligazioni bancarie non garantite, con un occhio di riguardo su depositi interbancari e corporate.

Nessuna tutela, inoltre, è prevista per le passività subordinate e gli altri strumenti già in circolazione alla data di entrata in vigore della norma di recepimento.

Maggior rischio, maggior costo di finanziamento. A tal proposito Gian Maria Gros-Pietro, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, ha sottolineato che la «maggior rischiosità dei titoli senior implica un maggior costo di finanziamento all’economia reale». La norma avrebbe inoltre un impatto sui titoli in essere: «ciò rappresenta un grave problema nel nostro paese, dove le obbligazioni bancarie sono tradizionalmente una voce molto rilevante degli investimenti dei risparmi delle famiglie italiane». «La soluzione», ha quindi aggiunto Gros-Pietro, «pone una serie di incertezze e criticità a livello di sistema e penalizza la clientela delle banche con particolare riferimento al segmento retail», rendendo il processo poco chiaro anche per gli investitori istituzionali.

Vegas, a rischio la trasparenza. A rincarare le contestazioni sul decreto di recepimento è intervenuto anche il presidente di Consob, Giuseppe Vegas, che ha precisato come «sarebbe opportuno mantenere il sistema attuale (in termini di ordini di risanamento) per evitare scarsa trasparenza nei confronti dei risparmiatori», scongiurando che la nuova normativa possa aggiungere instabilità. Per Vegas «qualche aggiustamento andrebbe fatto» prevedendo «un meccanismo per il quale, nel momento in cui si decide di far partire il decreto sul bail in, potrebbe essere associato anche a una sorta di automatismo della sospensione delle negoziazioni, perché così si eviterebbe qualunque ti o di asimmetria informativa». L’Italia ha recepito la direttiva in ritardo rispetto alle altre nazioni europee, trovandosi costretta a correre per recepire la stessa in vista dell’entrata in vigore delle norme sul bail in dal gennaio 2016.

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