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Bail in come da copione

Eventuali plusvalenze legate alla vendita dei quattro istituti del credito salvati tramite salva-banche non andranno agli obbligazionisti che hanno perso tutto. A esclusione di un solo caso: quello in cui la stima delle perdite totali sulla quale si è basato l’azzeramento degli strumenti in mano alla clientela sia stata effettuata in termini eccessivamente prudenziali.

E mentre il governo sta lavorando a una soluzione che permetta di individuare e risarcire tramite procedure di arbitrato coloro che sono stati «ingannati» dagli istituti del credito in difficoltà, a livello europeo si cerca di fare chiarezza sulla tematica del bail in, che, come ribadito ieri dal ministro delle finanze Wolfgang Shaeuble, ha creato «instabilità» a causa della «impreparazione degli istituti di credito». «Il bail in», ha invece ribadito ieri il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, «è l’elemento chiave per l’Unione bancaria, senza il quale una Unione non è sostenibile», quindi «c’è e resterà».

Plusvalenze da vendita. Sono state proprio le banche l’argomento clue delle interrogazioni a risposta immediata di ieri, a cui ha dato seguito il sottosegretario all’economia, Enrico Zanetti. Il centro della questione, ancora una volta, il salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara, il cui bando di acquisto (relativo alle nuove quattro good bank create a seguito del risanamento) è stato pubblicato lo scorso 19 gennaio (con termine di presentazione delle manifestazioni di interesse entro le ore 18 di lunedì 25 gennaio). Rispondendo all’on. Filippo Busin, Zanetti ha spiegato come l’impossibilità di destinare ai vecchi soci e agli obbligazionisti subordinati i proventi che deriveranno dalla vendita dei crediti in sofferenza della società veicolo (bad bank) e dalla vendita delle quattro banche-ponte derivi dagli stessi dettami europei. Il conseguimento di eventuali plusvalenze infatti, come stabilito dalla Brrd – Bank recovery and resolution directive, andrà a rimpinguare il Fondo di risoluzione, rafforzando quel cuscinetto di patrimonio che potrà essere impiegato dall’Autorità di risoluzione per intervenire in caso di ulteriori crisi bancarie dopo che almeno l’8% delle perdite sia stato risanato da azionisti, obbligazionisti e, nel caso serva, correntisti. Uno strappo alla regola, tuttavia, potrà esser fatto nel caso in cui dovesse emergere che la stima delle perdite totali da risanare sia stata effettuata «in termini eccessivamente prudenziali», vale a dire tramite l’azzeramento di un controvalore di obbligazioni eccessivo rispetto al necessario.

Obblighi informativi. Sempre in sede di interrogazione, un secondo punto fondamentale ha riguardato il capitolo dell’informativa al mercato in caso di disposizione di risanamento bancario. Riguardo agli obblighi informativi (di cui all’art. 114 del Tuf) Zanetti, rispondendo all’on. Savino, ha ricordato come la Brrd preveda l’obbligo di offrire la diffusione al pubblico della notizia dell’avvio della procedura di risoluzione di una banca solo dal momento della pubblicazione della stessa in Gazzetta Ufficiale. L’obbligo di differire la diffusione della notizia, ha ribadito il Mef, discende dal fatto che le informazioni relative alla sussistenza dei presupposti per la risoluzione sono soggette a regime di riservatezza, al fine di non pregiudicare gli obiettivi della risoluzione ed evitare reazioni ingiustificate che potrebbero minare la stabilità del sistema finanziario coinvolgendo banche sane.

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