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Bad bank, Stato sotto il 50% Tre fasce per i crediti a rischio

La «bad bank» di Stato prende sempre più forma. Sulla scrivania del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ci sarebbe già uno schema con paletti precisi per non violare le regole Ue. E su quella base, secondo fonti che hanno potuto visionarlo, i tecnici del ministero in queste settimane stanno raccogliendo le proposte di esperti e banche d’affari. Lo scopo è fornire alle banche uno strumento per alleggerirsi di almeno parte dei 181 miliardi di euro di sofferenze lorde che mangiano capitale e rallentano nuove erogazioni di credito. 
In particolare il primo paletto dell’ipotesi bad bank (chiamata internamente «Sga», «Società gestione attività») è sul capitale: lo Stato sarà primo socio ma comunque sotto il 50%. Il resto potrebbe arrivare dalle banche conferendo crediti in sofferenza, a un valore di mercato.
Altra condizione nello schema del governo della bad bank (che avrà licenza bancaria) sarebbe la suddivisione dei crediti apportati alla Sga in più fasce, a seconda del rischio. In termini tecnici, «senior», «mezzanine» e «junior». Terzo pilastro è che i bond emessi dalla bad bank siano garantiti dallo Stato per invogliare i sottoscrittori, anche se va studiato il modo di non incappare nel divieto europeo di aiuti di Stato: l’esempio della garanzia pubblica offerta in passato alle banche per i bond da scontare in Bce fa pensare che esistano vie d’uscita. A gestire il credito potrebbero restare le banche conferitarie, per non perdere la relazione con il cliente.
Che il dossier sia politicamente caldo lo ha confermato ieri il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei: «Tutti gli strumenti» per la «risoluzione di questo problema sistemico sono benvenuti». Anche il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, membro anche del supervisory board della Vigilanza unica della Bce ha spiegato che «in questa fase gli strumenti ordinari potrebbero non essere del tutto adeguati, rendendo necessari interventi di sistema». E poiché l’esigenza è «oggi ancora più pressante le soluzioni vanno analizzate a fondo e se necessario attuate con rapidità». Panetta ha poi sottolineato che «serve coerenza» nelle politiche europee sulle banche: «Non è possibile con una mano dare e con l’altra prendere», ha detto riferendosi da un lato alla politica monetaria espansiva (il «Qe») e dall’altro alle richieste di più patrimonio alle banche che «rischiano di strozzare la ripresa».
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