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Bad bank, il varo atteso entro l’estate

Il progetto non è stato messo in un cassetto, ma per la realizzazione serviranno ancora 6-9 mesi. È quanto raccolto da fonti del Mef, di Banca d’Italia e della Commissione europea dall’Ansa, dopo le anticipazioni di sabato scorso del Sole 24 Ore.

Il cantiere del governo sul fronte dei crediti non si è arenato. Anzi, come anticipato da Il Sole 24 Ore di sabato scorso, il progetto di mettere in piedi una soluzione di sistema per alleggerire le banche di parte delle sofferenze procede su due binari paralleli: in Italia si ragiona con advisor e banche d’affari sui diversi schemi possibili, a Bruxelles si tratta con i funzionari della Commissione europea, che devono dare il via libera all’operazione perché possa configurarsi non come aiuto di Stato (unica condizione perché le banche possano prendervi parte in massa).
Secondo quanto raccolto ieri dall’Ansa da fonti impegnate nel progetto cui stanno lavorando il ministero dell’Economia e Banca d’Italia in contatto conBruxelles, per portare a termine ilcantiere servirebbero, salvo accelerazioni, altri sei-nove mesi di tempo per mettere in pieid la bad bank. Che nelle intenzioni dei promotori non dovrebbe essere tale, nel senso che nella forma e nella sostanza dovrebbe trattarsi di un sistema per la gestione attiva di crediti problematici accorpati per tipologia e non di un semplice bacino di scarico di asset tossici. I tempi, tuttavia, potrebbero anche essere diversi, cioè più brevi, in caso di una soluzione più leggera composta da norme ad hoc sul versante fiscale e giudiziario: in ballo ci sarebbe qualche ritocco alle procedure concorsuali e alla legge sui fallimenti (modifiche al contesto che ridurrebbero il rischio di credito e di fatto farebbero aumentare il valore degli npl), ma anche della deducibilità delle perdite sui crediti, che in Italia è spalmata su cinque anni mentre nel resto d’Europa in uno solo.
In particolare quest’ultimo è un tasto su cui insiste da tempo l’Abi, cui farà visita domani il ministro Pier Carlo Padoan. Un’occasione che potrebbe diventare preziosa per fare il punto sulle diverse iniziative in corso, dopo i contatti di venerdì scorso tra funzionari del Mef, di Via Nazionale e della Commissione. Di certo, c’è che il progetto deve configurarsi come un’operazione di mercato: l’unico modo per renderla “agibile” dal punto di vista politico ma anche per limitare al massimo l’impatto sul debito pubblico, nonché per consentire alle banche di parteciparvi senza risultare in regime di ristrutturazione. Per questo, come anticipato sabato, uno degli schemi possibili è quello di un veicolo di cartolarizzazione ex articolo 130 del Tub, con lo Stato che si farebbe garante solo della tranche senior del debito; un meccanismo che per certi aspetti ricalca quello imbastito da UniCredit e Intesa con Kkr e Alvarez & Marsal.

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