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Bad bank, i paletti di Bruxelles

«È stata una bellissima visita a Roma , non solo perché è sempre bello essere in questa città ma perché in tutti i sette incontri con i ministri , con il governatore della della Banca d’Italia e con le due commissioni che si occupano di concorrenza ho avuto la possibilità di una visione “sul campo” e ho riscontrato molti progressi sul terreno delle riforme». Non lesina incoraggiamenti e valutazioni positive sull’operato dei policy maker italiani la commissaria europea Margrethe Vestager, al termine della sua visita ufficiale. Ma quando le si chiede se ci possiamo attendere entro fine anno un disco verde da Bruxelles sulla società veicolo per i crediti deteriorati delle banche italiane, Vestager innesta la marcia bassa: «Si sta ancora discutendo, spero che si possa procedere rapidamente ma, sfortunatamente, non posso fare previsioni su una data» per chiudere la partita. Come si sa, il Fondo monetario ha in più occasioni consigliato al governo italiano di adottare una soluzione di mercato per attenuare la zavorra dei bad loans, che impedisce alle banche di supportare al meglio l’economia e gli investimenti.

Però l’attuale Commissione è stata finora molto legata a una lettura rigida della definizione di “aiuti di stato” e l’interlocuzione tra il nostro paese e gli uffici tecnici di Bruxelles va avanti da molti mesi. In generale, in una situazione come quella italiana secondo Vestager «la cosa migliore sarebbe puntare su una società di gestione degli asset, con o senza aiuti di Stato. Nel caso ci fossero aiuti pubblici, ci sarebbero conseguenze per le banche coinvolte». Se invece non vi fossero aiuti di stato (che è la soluzione apertamente preferita dalla Commissaria), il punto problematico da sciogliere sarebbe costituito dalla questione della definizione del prezzo, nel trasferimento degli asset deteriorati dalle banche beneficiarie alla bad bank. Anche «nel setting del prezzo, quello che ci preoccupa è se ci sia un elemento di aiuto pubblico. Penso in ogni caso – ha detto ieri durante la conferenza stampa, avvenuta dopo gli incontri con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco – che sia molto importante creare una società di asset management senza aiuti di Stato, facendo in modo che il meccanismo dei prezzi sia “fair”, appropriato, e che sia in grado di far funzionare il mercato secondario dei prestiti deteriorati. Dobbiamo infatti ricordare che ci sono stati altri casi in cui il mercato, poi, non è partito».Per questo, ha affermato, la Commissione europea sta portando avanti «intense discussioni» con le autorità italiane sul come procedere. «Con l’impegno dei miei servizi – ha in ogni caso aggiunto Vestager – spero possiamo andare avanti il più velocemente possibile, ma non posso fare previsioni su una data». Precedentemente, durante una audizione alle Commissioni riunite di Camera e Senato aveva comunque chiarito che «spetta all’Italia scegliere le modalità. Noi facciamo del nostro meglio per dare consigli e informazioni, perché nel momento in cui viene costituita una bad bank che dovesse dare vantaggi a determinate banche, nascerebbe l’esigenza di una ristrutturazione. Si tratta di una scelta che va decisa. Ci sono esperienze diverse in vari Stati. Noi dialoghiamo con le autorità italiane, ma naturalmente, sta a loro decidere quale sia la scelta giù’ giusta». «Ogni paese – ha poi aggiunto – deve trovare la propria soluzione ottimale dato che i prestiti incagliati magari non sono stati erogati allo stesso settore in tutti gli Stati. In Italia – ha rilevato – c’è stata una crisi profonda e i non performing loans sono molto sparsi fra i vari settori economici, cosa che complica la situazione». Al Tesoro, in ogni caso, si dà una valutazione soddisfatta dell’incontro avvenuto ieri: «Sono stati valutati positivamente i progressi sui diversi dossier condivisi tra le due istituzioni – fa sapere via Venti settembre- e, in particolare, quelli relativi alla gestione dei crediti in sofferenza, al recepimento della direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche e, in generale, alla gestione delle crisi bancarie e al ruolo che in esse può avere il fondo di garanzia dei depositi». E anche in Banca d’Italia si parla di «positiva e costruttiva interazione». 

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