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«Bad bank» europea, un vertice a settembre per gli aiuti post-Covid

Che fare se una seconda ondata di Covid-19 colpirà l’economia europea? Per affrontare il nodo dei fallimenti — quindi dei crediti deteriorati — che si determineranno la Commissione Ue punta a presentare quanto prima una strategia comune di gestione degli «npl». Questo è lo scopo della tavola rotonda convocata per il 25 settembre tra le principali istituzioni Ue, gli operatori di mercato e le bad bank nazionali. Ieri da Bruxelles hanno confermato il summit organizzato dalla Dg stabilità finanziaria (Fisma) anticipato ieri dal Sole 24 Ore, al quale parteciperanno il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis e la presidente della commissione Economica del Parlamento Ue, Irene Tinagli, esponenti di Bce, Eba, Ssm, e per l’Italia Amco con la ceo Marina Natale. Proprio Amco è candidata a rilevare 8,1 miliardi di npl da Mps; il dossier è all’esame della Bce e potrebbe arrivare in tempi brevi il via libera di Francoforte, che chiederebbe a Mps di rafforzare il patrimonio con circa 700 milioni di bond subordinati «At1» (che non pagano cedole in caso di perdite della banca) che il Tesoro si impegnerebbe a sottoscrivere: una misura di copertura («backstop») se nel frattempo Mps non sarà stata acquisita da un’altra banca.

Bruxelles, ha chiarito un portavoce, vuole una strategia complessiva sulla gestione degli npl, come per esempio un criterio unitario di classificazione e di stima. Sono strade che possono favorire il mercato degli operatori privati oppure spingere verso il potenziamento delle «asset management company» nazionali, come in Italia Amco, che è 100% del Tesoro e gestisce oltre 33 miliardi di npl.

Sul tema della creazione di una «bad bank Ue» non ci sarebbero comunque avanzamenti, ha detto ieri il portavoce. Il tema è aperto perché sono tante le implicazioni. C’è da affrontare il tema del valore degli npl, (se a prezzi di mercato ma a «reale valore economico»), del finanziamento della bad bank, quello dell’eventuale partecipazione delle banche commerciali al patrimonio, la quota di perdite a carico degli istituti che cedono gli npl (il «burden sharing») e l’eventuale contraccolpo di mercato per una banca commerciale che girasse gli npl alla bad bank pubblica.

A giugno si era parlato di un progetto allo studio della Bce su bad bank europea che coinvolgesse anche il Mes. Lo stesso capo della Vigilanza Bce, Andrea Enria, che pure si è detto favorevole all’idea di una bad bank, ha detto che le banche Ue hanno 600 miliardi di capitale-cuscinetto da usare per la crisi causata dalla prima ondata di Covid. Il tema si porrà insomma se ce ne sarà una seconda.

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