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Bad bank, accelerata per l’accordo

MILANO.
Oggi si riparte con i negoziati (dopo i contatti che ci sono già stati ieri). Il portavoce della commissaria alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager, ha reso noto infatti che si terrà a Bruxelles un incontro per affrontare (e forse concludere) le discussioni tecniche sulla bad bank (anzi, sulle bad bank, perché saranno molte). Poi si tratterà di arrivare alla decisione politica: un incontro tra Italia e Ue potrebbe esserci a giorni (persino durante il fine settimana, chissà) ma comunque in tempi ristretti. La sensazione è che ormai l’accordo sia vicino.
I negoziati ormai si trascinano da un anno, tra l’Italia e gli organismi comunitari, per trovare una formula che sollevi da un lato le banche dalla montagna di sofferenze accumulate in questi anni di crisi e, dall’altra, che non incorra nell’etichettatura di “aiuti di Stato”, non consentiti dall’Unione europea. Con effetti positivi sull’economia: secondo Boston Consulting ad esempio tagliare le sofferenze di 100 miliardi avrebbe un impatto positivo sul Pil nell’ordine dell’1,5%-2%.
Il punto cruciale è a che prezzo questi prestiti in sofferenza vengono “girati” a particolari società specializzate e inoltre con quali garanzie – a pagamento – dello Stato (sempre per le società specializzate). Si parla di un ammontare di circa 40-60 miliardi, che verrebbero girati alle varie bad bank. All’incontro di oggi parteciperanno gli esperti del Tesoro e di Banktilia, nonché i responsabili della direzione generale Concorrenza che si occupano del dossier banche e aiuti di Stato. Sullo sfondo, il bail in, le nuove regole sui “fallimenti ordinati” che sono entrate in vigore dal primo gennaio in Europa (e che vedono il coinvolgimento, in caso di difficoltà grave, degli obbligazionisti e persino dei depositanti, oltre i 100 mila euro).
Un aspetto affrontato dal premier Matteo Renzi a Porta a Porta: «Anche se si chiude, questo fine settimana non è decisivo, perché la bad bank grande bisognava farla prima delle regole sul bail in». Una regola che ieri il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha difeso: i problemi sono esacerbati dal fatto che «alcuni paesi si sono portati dietro eredità del passato», ha detto, ma a questo punto «è impossibile tornare indietro». Anche il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, a Davos per il Forum economico mondiale, ha toccato il tema. «Il bail in sta creando molta instabilità perché i paesi non erano preparati» nonostante le regole fossero state decise con un «accordo comune» per mettere uno stop ai salvataggi pubblici, ora le regole vanno rispettate. A chi gli ricordava le decine di miliardi spese dai contribuenti tedeschi(pratica ora impedita), ha opposto un “no comment”.
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