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B.Popolare, aumento coperto al 99,4%. Veneto Banca, sì della Bce ad Atlante

I grandi soci hanno tutti confermato la propria fiducia nel Banco Popolare: l’aumento da 1 miliardo che si è concluso ieri praticamente con il tutto esaurito — il 99,377%, pari a 990 milioni — vede ribadita la presenza degli azionisti più rilevanti della banca popolare, che ora giocheranno un ruolo nell’azionariato post fusione con Bpm.

In testa tra i sottoscrittori c’è la Fondazione Carilucca, socia con il 2,27%. Hanno inoltre sottoscritto le quote di loro competenza, sotto il 2%, le compagnie assicurative Unipol e Aviva, la fondazione Cariverona (che potrebbe avere arrotondato il suo 0,5%), la Cattolica Popolare di Molfetta. Tra i grandi soci privati spicca il consigliere del Banco Sandro Veronesi, patron di Calzedonia, che tra azioni e diritti ha investito circa 16,5 milioni e ora è circa all’1% del capitale. Secondo fonti bancarie Veronesi potrebbe giocare un ruolo nel catalizzare gli interessi degli altri imprenditori veronesi che hanno aderito all’aumento (ma non ci sarebbe l’idea di un patto di sindacato).

Per l’amministratore delegato del Banco, Pierfrancesco Saviotti «è una soddisfazione enorme. Sono particolarmente felice perché abbiamo ottenuto questo risultato in un contesto di mercato molto difficile, con una grande partecipazione del retail e senza l’intervento delle banche garanti Mediobanca e BofA Merril Lynch, a cui va il mio ringraziamento». In effetti Il Banco, che era arrivato a perdere in Borsa anche il 70% da inizio anno, ha tenuto durante l’aumento (offerto con uno sconto del 29,3%). E questo, nonostante l’incertezza sui mercati legata alla Brexit che avrebbe potuto spingere gli investitori istituzionali a restare alla finestra. Invece sia la parte retail (che ha sottoscritto il 35%) sia gli istituzionali hanno mostrato di credere nelle prospettive post fusione dell’istituto.

Secondo fonti bancarie, ora ci sono i margini per un riallineamento con Bpm — che finora ha quotato a premio di alcuni punti percentuali rispetto al concambio già fissato — e a una ripresa di valore delle due banche: insieme il Banco (con il miliardo ora in cassa) e l’istituto milanese guidato da Giuseppe Castagna valgono circa 4,5 miliardi, ovvero circa 4 volte gli utili stimati nel 2019 (1,1 miliardi). Rispetto all’annuncio della fusione tuttavia la capitalizzazione persa è superiore al miliardo di euro.

Ieri si è anche chiuso, come da previsioni con adesioni minime (si parla dell’1%, la cifra si saprà oggi), il contemporaneo aumento di Veneto Banca da 1 miliardo di euro. E ieri Quaestio sgr ha annunciato che la Bce ha autorizzato il Fondo Atlante ad assumere una partecipazione «qualificata e in misura eccedente il 50%» nell’istituto di Montebelluna. In questo modo Atlante si ritroverà azionista di entrambe travagliate banche venete, dopo aver rilevato Popolare di Vicenza (di cui ieri ha smentito di avere allo studio un’ipotesi di vendita). Intanto un gruppo di grandi ex soci della Vicentina ha avviato azioni legali per danni per 150 milioni di euro legate all’azzeramento del valore delle azioni.

Fabrizio Massaro

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