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B. Mps prende più tempo

Banca Mps ha rivisto il valore delle Dta ivisto il valore delle Dta (cioè delle imposte anticipate) e ha ottenuto l’ok dalla Ue per lo slittamento Piano Mef, cioè del Piano del ministero dell’economia e delle finanze italiano per l’uscita dal capitale di B.Mps. La commissione Ue è convinta che lo slittamento della presentazione del piano Mef «non creerà problemi». «Si tratta di una richiesta del ministero, la commissione Ue ha confermato di essere d’accordo» a posticipare all’inizio del 2020 la presentazione del piano di dismissione della partecipazione del ministero nella banca «in linea con l’interlocuzione in corso in merito a un’operazione di derisking della banca». In origine la scadenza per la presentazione del Piano era stata fissata al 31 dicembre 2019. Il Mef ha circa il 68% dell’istituto guidato dall’a.d. Marco Morelli. E le modalità di uscita dal capitale dipenderanno anche dal negoziato in corso tra la banca, le autorità italiane e la Commissione Ue a proposito del deconsolidamento di 10 miliardi di Non performing Exposures. «Il pallino è nelle mani del Mef e della commissione Ue e aspettiamo indicazioni su quali possono essere i percorsi da seguire in merito a questa cessione», aveva affermato Stefania Bariatti, presidente di B.Mps, a margine dell’Italy Corporate Governance 2019, interpellata sul maxi-scorporo di crediti con contestuale vendita ad Amco (ex Sga). Intanto, la banca di Rocca Salimbeni ha rivisto il valore delle Dta iscritte in bilancio per tener conto degli effetti sui futuri redditi imponibili derivanti dalla reintroduzione dell’agevolazione fiscale Ace e dall’evoluzione dello scenario macroeconomico. La reintroduzione dell’Ace comporta per il gruppo Mps un importante beneficio fiscale prospettico attraverso la riduzione dei redditi imponibili ma, al contempo, la riduzione dell’imponibile fiscale determina una minore capacità di futuro riassorbimento delle Dta (in particolare di quelle derivanti da perdite fiscali), con conseguente riduzione del loro valore iscritto in bilancio.

La revisione delle stime interne pluriennali dei valori economici e patrimoniali, effettuata anche per tener conto dell’evoluzione dello scenario macroeconomico concretizzatosi nella seconda parte dell’anno, comporta una riduzione dei redditi imponibili attesi futuri e quindi un’ulteriore riduzione del valore delle Dta iscritte in bilancio. Sulla base di stime preliminari, l’impatto negativo complessivo per il gruppo Mps derivante dalla revisione del valore delle Dta è stato quantificato in circa 1,2 miliardi di euro e verrà contabilizzato alla voce «Imposte sul reddito di periodo», con corrispondente impatto negativo sul risultato netto del 4° trimestre 2019.

Non sono attesi invece impatti in termini di ratios patrimoniali, in quanto le Dta iscritte sono già dedotte direttamente dal capitale regolamentare; rimane pertanto inalterata la capacità operativa e commerciale del gruppo nonchè la sua solvibilità. La revisione del valore delle Dta non ha alcun impatto sull’andamento della gestione caratteristica del gruppo Mps; il buon andamento dell’attività ordinaria permette di stimare un risultato operativo netto (prima delle componenti non operative e delle imposte) per l’intero anno 2019 sostanzialmente in linea con quanto realizzato nel corso del precedente esercizio, recuperando il gap negativo registrato nei primi tre trimestri dell’anno rispetto al medesimo periodo del 2018.

A seguito di tale revisione l’ammontare delle Dta non iscritte nell’attivo dello stato patrimoniale passa da circa 1,8 miliardi di euro di settembre a circa 3 miliardi di euro; tale ammontare costituisce per il gruppo un asset potenziale, imprescrittibile secondo la normativa fiscale vigente, la cui iscrivibilità nell’attivo dello stato patrimoniale sarà valutata alle future date di bilancio in funzione delle prospettive reddituali del gruppo e della normativa fiscale tempo per tempo vigente.

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