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Azzi «Le Bcc? Verso il mercato. E la Borsa»

Le Bcc sono a una svolta. Anche le microscopiche banche di credito cooperativo – le vecchie casse rurali – cambiano volto. Manterranno una chiara e forte identità mutualistica e cooperativa – salvaguardando al loro interno il principio del voto capitario – ma dovranno fare i conti con il mercato, con una Vigilanza che ha come polo d’attrazione Francoforte e con regole sul capitale che saranno sempre più severe per ogni operatore, piccolo o grande che sia. Siamo alla conclusione di un anno di intensissimo lavoro.
A gennaio, quando il governo Renzi agì per decreto contro il pluriennale immobilismo del sistema della Banche Popolari, che delle Bcc sono un po’ le sorelle maggiori, il credito cooperativo si sfilò all’ultimo momento dal testo del provvedimento, promettendo un rapido e veloce cambiamento, autogestito. Undici mesi dopo il processo è arrivato al traguardo.
In ottobre Federcasse – la federazione che raggruppa 4.450 sportelli di 371 Bcc, che complessivamente valgono il 14,6 per cento del mercato italiano – ha presentato in Senato, con il proprio presidente Alessandro Azzi, il proprio progetto di riforma. Nella medesima occasione Carmelo Barbagallo di Banca d’Italia ha declinato le convinzioni dell’istituto di Vigilanza. I due documenti appaiono per lunghi tratti sovrapponibili. Unico punto di sostanziale differenza riguarda la dotazione di capitale richiesta alle capogruppo: Federcasse, che si candida ad essere l’unica capogruppo, chiede che l’asticella sia fissata a un miliardo di euro. Banca d’Italia ritiene possa essere anche più bassa (!), probabilmente per favorire un pluralismo aggregatore. Comunque sia, un punto di sintesi pare vicino.
Presidente Azzi, la riforma del settore del credito cooperativo è in dirittura d’arrivo. Cosa manca?
«Credo solo la decisione del governo, attendiamo il decreto entro fine anno. Ma ormai le posizioni sono chiare. Il progetto è nelle mani del ministero dell’Economia».
Come cambieranno le Bcc?
«La singola Bcc atomistica non è più sostenibile in futuro. Ogni singolo istituto vedrà salvaguardata la sua piena autonomia, ma dovrà aderire a una capogruppo attraverso un patto di adesione Risk based . Più le singole Bcc saranno virtuose, più elevato sarà il loro grado di autonomia. È una soluzione originale, che salva l’autonomia delle singole banche, ma la limita in ragione della loro solidità. Dopo cento anni di storia, per il nostro mondo è un momento epocale».
Su cosa si baserà il «Patto di adesione»?
«Su criteri oggettivi. Ogni singola Bcc sarà considerata in base al patrimonio, alla redditività, ai rischi presenti in portafoglio e anche alla governance ».
E la funzione della capogruppo quale sarà?
«La capogruppo, che sarà un soggetto interno al sistema del credito cooperativo, dovrà farsi carico delle politiche di direzione e del coordinamento delle singole Bcc. Dovrà verificarne il percorso e intervenire nei casi di deviazioni o di indebolimento patrimoniale. Potrà insomma anche intervenire nella capitalizzazione della singola Bcc, accompagnandola in un percorso di risanamento per un periodo di 5-10 anni».
Forma sociale?
«Per le singole Bcc non cambierà nulla. Sono e restano delle banche di credito cooperativo a vocazione mutualistica. La capogruppo no. La capogruppo sarà una Spa, ma il cui capitale sarà per almeno il 51 per cento nelle mani delle stesse singole Bcc. La quota restante del capitale della capogruppo potrà vedere la partecipazioni di soggetti terzi rispetto al mondo del credito cooperativo. Penso a investitori istituzionali, fondi, assicurazioni, fondazioni, anche ai singoli investitori».
Quoterete in Borsa una parte minoritaria del capitale della capogruppo?
«La quotazione in Borsa non è un pensiero prioritario per noi. Penso prima di tutto ai nostri soci, che sono 1,2 milioni e che potrebbero pensare di essere soci della Bcc di casa e azionisti della capogruppo. Poi, se i tempi verranno maturi – e per una parte minoritaria di un capitale che per la sua maggioranza sarà sempre detenuto dal sistema delle Bcc – si potrà anche pensare a una soluzione quale la Borsa».
Una rivoluzione copernicana.
«La nostra prospettiva di futuro è una straordinaria opportunità. Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha detto che le Bcc unite diventerebbero il terzo gruppo bancario italiano per volumi ed il primo per apporto di capitale italiano. Un’opportunità che non possiamo perdere».
Domanda cruciale: quante saranno le capogruppo? Federcasse non sarà più sola?
«Acquisita la particolare posizione di Bolzano, noi ci battiamo per l’unitarietà del sistema, perché ci sia una sola capogruppo. Se poi, internamente alle Bcc, si vorrà dare vita a un secondo soggetto, ci potrà essere…».
Scendiamo dal livello politico a quello operativo. Salvate per i capelli Banca Marche, Carife, Carichieti e Popolare Etruria, restano dieci piccole banche in grande difficoltà. Molte di queste sono Bcc. Si arriverà a un nuovo salvataggio di sistema?
«Non so a cosa si arriverà. Sono però certo che se le autorità europee non ci metteranno il bastone tra le ruote, impedendoci di agire, noi saremo in grado di risolvere le crisi residue come abbiamo risolto le crisi precedenti: con i nostri soldi».
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