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Azionisti Popolare di Bari, spunta un rimborso al 30%

Per il ristoro dei soci di Popolare di Bari si prevedono due strade: transazioni caso per caso e incentivi. Sono le strade alle quali hanno accennato nei giorni scorsi sia il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, sia la Banca d’Italia. Sui dettagli sono al lavoro i commissari straordinari Antonio Blandini ed Enrico Ajello. Gli obbligazionisti invece, ha chiarito Gualtieri, saranno liquidati alla scadenza del bond (230 milioni nel 2021) dato che la banca è in bonis.

Per il ristoro si punta a una trattazione caso per caso delle posizioni dei soci che lamentano violazioni delle norme sulla vendita delle azioni, in vista di una transazione con l’istituto pugliese che verrà salvato con 1,4 miliardi di euro versati (con 700 milioni a testa) dal Fondo interbancario (Fitd) e dalla banca pubblica Mediocredito Centrale (Mcc). La due diligence delle posizioni chiarirà quanto la banca potrebbe accantonare come rischio legale e su quella base proporre transazioni, che potrebbero aggirarsi sul 20-30% a seconda del livello di responsabilità dell’istituto. Il 30% è la quota di ristoro introdotto dalla legge di fine 2018 per gli azionisti delle banche saltate. È solo un riferimento, dato che la Bari sarà salvata. Su 300 milioni di rischio potenziale legato agli aumenti di capitale, gli accantonamenti potrebbero essere di alcune decine di milioni.

Si potrebbe poi aggiungere un incentivo per la partecipazione all’assemblea straordinaria di PopBari per la trasformazione in spa, sull’esempio di quanto il Fitd ha già sperimentato in Carige, per raggiungere il quorum. Per gli azionisti Carige vennero stanziati 10 milioni di euro in nuove azioni. In Pop Bari, per statuto, serve la presenza di un quarantesimo dei 70 mila soci, cioè circa 1.700 persone (in proprio o per delega). Ci sono due modalità, ha evidenziato Banca d’Italia, per ristorare gli azionisti truffati di Pop Bari: in denaro, ma questo farebbe aumentare il buco che per norme Ue va coperto solo dal Fitd, cioè da risorse private del sistema bancario e non di Stato; oppure con nuove azioni, neutrali dal punto di vista del patrimonio ma che farebbero diluire il futuro socio.

Ad ogni modo, sarà sempre il Fitd che si farà carico degli indennizzi ai risparmiatori traditi, come è già avvenuto con le quattro banche saltate nel 2015 (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti) e poi con Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Il Fitd ha rimborsato già tutti gli obbligazionisti subordinati all’80%, per complessivi 225 milioni, più altri 25 milioni per le venete.

Adesso sta procedendo con l’integrazione di un altro 15%, per ulteriori 30 milioni. È prevista dalla legge 145 del 31 dicembre 2018 che ha istituito il Fir, «Fondo indennizzo risparmiatori» affidato alla società pubblica Consap, stanziando 1,5 miliardi dai conti dormienti per rimborsare al 30% gli azionisti e al 95% gli obbligazionisti. Per questi ultimi è competente il Fitd, che ha avviato a giugno l’iter che ora entra a regime, assicura il direttore generale del Fitd, Giuseppe Boccuzzi: «Sono in corso i controlli, articolati e complessi, le posizioni vanno esaminate una per una, per assicurare la correttezza dei pagamenti agli aventi diritto e il rispetto delle regole. A fine novembre abbiamo avviato la liquidazione che sarà conclusa nel giro di alcuni mesi». Chi ancora non ha ricevuto nulla sono invece gli azionisti di tutte le banche liquidate o risolte. Il termine di febbraio 2020 per presentare al Fir (cioè allo Stato) è slittato di due mesi. E per smaltire le domande, stimate in centinaia di migliaia, potrebbero volerci anni.

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