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Azioni: i dolori dei signori della Borsa

di Stefano Righi

Un'estate da dimenticare. Non solo per i conti pubblici e la manovra ad andamento sincopato che ha afflitto gli italiani nel mese di agosto. Ma anche per chi ha deciso di investire in Borsa credendo ad una possibile uscita dalle difficoltà del passato. Invece, la quinta estate di crisi (scoppiò negli Usa nel 2007 con i mutui subprime). ha messo in ginocchio i risparmiatori che si sono affidati alle azioni, anche se sono stati i Paperoni di Piazza Affari a pagare (giustamente) il conto più salato.
Cinque anni fa l'indice Mib della Borsa di Milano valeva 45 mila punti, oggi è a quota 15 mila. Nel luglio scorso, quaranta giorni fa, si attestava attorno a quota 20 mila. Il listino nel torrido agosto delle finanze pubbliche e private ha lasciato sul terreno un quarto del proprio valore.
La ricerca
Bastano queste indicazioni di massima per capire la gravosità del momento. Nel solo mese di agosto le blue chip italiane hanno sacrificato mediamente il 15,57 per cento, più del listino nel suo complesso, che ha lasciato sul parterre il 13,9 per cento, con punte però assai superiori. Così è bastata un'estate per trasformare i protagonisti della finanza italiana nei signori della Borsa bucata. Corriere Economia ha fatto i conti in tasca a dieci protagonisti dell'economia italiana. Ha valutato quanto valeva il complesso delle quotazioni borsistiche a loro riconducibili lo scorso 1° giugno e di quanto si era svalutato il 31 agosto. In totale, i dieci hanno «perso» 7,781 miliardi di euro e non mancano le sorprese.
Lingotto amaro
L'estate di Borsa è costata a John Elkann 3,2 miliardi di euro. Una cifra enorme riconducibile alla Sapa Giovanni Agnelli & C. che ha importanti quote in Exor, Fiat Industrial, Fiat Spa, Juventus e Rcs Mediagroup (l'editore di questo giornale) che oggi valgono tutte meno di quanto valevano a giugno. Il nipote dell'Avvocato è il più noto rappresentante dell'accomandita Giovanni Agnelli & C., la cassaforte non quotata di famiglia, per cui la svalutazione del corso dei titoli va suddivisa tra una pluralità di soggetti, ma resta pesante. Nel solo mese di agosto Fiat Spa ha perso il 37,26 per cento del proprio valore e Fiat Industrial il 26,45 per cento. I due titoli, di cui l'accomandita controlla il 30,4 e il 33,65 per cento, capitalizzavano rispettivamente 9.052 milioni e 10.908 milioni a inizio giugno, mentre la scorsa settimana erano scesi a 5.201 milioni la società che controlla la produzione automobilistica e a 7.878 milioni la Fiat Industrial.
Verde Benetton
Gli investimenti del gruppo Benetton nel settore dei servizi autostradali sembravano garantire la famiglia di Ponzano Veneto — e il suo braccio operativo Edizione srl — dai rovesci di Borsa. Invece Atlantia in tre mesi è passata da 9,8 miliardi a 7 miliardi di capitalizzazione (ed Edizione controlla complessivamente il 45,2 per cento della società che gestisce la maggior parte della rete autostradale italiana), contabilizzando una perdita di 1,2 miliardi. Tutto il resto, nel complesso ha tenuto. Da Autogrill (-32 milioni) a Mediobanca (-23), da Benetton (-66) a Gemina (-39), Telecom Italia (-36) e Pirelli (-28), ma il colpo grosso è venuto dal casello autostradale.
Doppio fronte
Estate da dimenticare anche per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Alle difficoltà politiche e di finanza pubblica si sono infatti sommate quelle legate alla sfera degli affari personali, con una perdita potenziale di 860 milioni in Borsa. La crisi ha infatti compresso i valori di Mediaset, che nei tre mesi considerati è passata da 4,2 a 3,1 miliardi di capitalizzazione, cosicché la quota di Berlusconi si è svalutata di 467,8 milioni di euro, più della metà del totale con un solo titolo. Altro colpo al portafoglio è venuto dalla flessione della partecipata Mediolanum che fa capo alla famiglia Doris (-263 milioni), al cui confronto poco pesano Mondadori (-86,3), Mediobanca (-35,7), Molmed (-6,2) ed Aedes (-486 mila euro).
Big all'angolo
Poco meglio di Berlusconi ha fatto Leonardo Del Vecchio. Il patron di Luxottica ha visto il valore delle sue partecipazioni scendere di 612 milioni di euro. Come Berlusconi, Del Vecchio è socio di Molmed (-1,1 milioni di quota di capitalizzazione), ma sono bazzecole rispetto alla partecipazione nelle Assicurazioni Generali (-82,7) e soprattutto a Luxottica di cui la finanziaria Delfin controlla il 67,8 per cento (-529).
Appesantito dalla crisi anche Marco Drago, che tra Lottomatica (-314), Generali (-110) e Dea Capital (-40,5) ha lasciato in Borsa 465,7 milioni di euro.
Capogiro
Dopo i primi cinque le perdite si riducono di molto, ma sono sempre cifre da capogiro per il comune risparmiatore. Carlo De Benedetti, ad esempio, quest'estate ha sì incassato il più ghiotto degli assegni risarcitori per la vicenda Mondadori (564 milioni versati ex lege dalla Fininvest di Berlusconi), ma ha visto le proprie partecipazioni svalutarsi di 273,4 milioni: Espresso -134, Cir -85, Cofide -29, Sogefi -21, M&C -3,3.
Diego Della Valle (-243,8 milioni), ha invece pagato per le capitalizzazioni di Tod's (-213), Piaggio (-25), Marcolin (-15) e Rcs Mediagroup (-13,6). Marco Tronchetti Provera (-226,4) è stato penalizzato da Pirelli (-152), Prelios (-31), Camfin (-30) e Rcs (-12). Francesco Gaetano Caltagirone (-175,5) da Generali (-82,7), Acea (-48,2), Caltagirone Spa (-19), Vianini Lavori (-13,3), Cementir (-9), Vianini Industria (-2), Caltagirone Editore (-1,8), mentre ha guadagnato (!) dalla partecipazione nel Monte dei Paschi, peraltro sotto aumento di capitale (+667 mila euro). Infine Salvatore Ligresti, le cui partecipazioni avevano già sofferto molto nel corso dei primi sei mesi dell'anno. In estate la perdita potenziale è stata di 128 milioni, dovuta a Mediobanca (-44), Fonsai (-67,8), Pirelli (-26,7), Premafin (-22,9), Rcs (-13,5). Colpo grosso con Milano assicurazioni, che vale più che a giugno (+51,9 milioni), ma insufficiente a parare tutti i colpi. Come diceva il titolo di una vecchia telenovela, anche i ricchi piangono.

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