Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Azioni Esselunga a Caprotti «Il fondatore è il dominus»

MILANO — Una risposta lunga 70 pagine. Sessantadue per dare ragione a Bernardo Caprotti: le azioni di Esselunga sono sue, lo sono sempre state e può farne ciò che vuole. Otto, invece, di dissenso, che aprono le porte a una nuova causa.
Si è concluso così l’arbitrato sulla proprietà delle azioni di Esselunga, la catena della grande distribuzione italiana da 6,6 miliardi di euro di fatturato, al centro di un violento scontro tra Bernardo Caprotti e i due figli maggiori, Giuseppe e Violetta.
Ancora un round vinto da Bernardo, dunque, dopo quello in Tribunale dello scorso aprile. Il collegio arbitrale (formato da tre dei maggiori giuristi italiani: Ugo Carnevali presidente, Pietro Trimarchi per Caprotti senior, Natalino Irti per i due figli) ha pronunciato il lodo che «ha accertato inappellabilmente che Bernardo Caprotti ha esercitato i suoi diritti secondo i patti sottoscritti con i figli — dice un comunicato di Esselunga —. Bernardo Caprotti — conclude la nota — è il dominus di Esselunga e della stessa può disporre nel rispetto delle leggi che governano il Paese».
Immediata la risposta dei figli. «Giuseppe e Violetta Caprotti dichiarano che il lodo è impugnabile e che è stato pronunciato a maggioranza con una ferma e durissima presa di posizione dell’arbitro prof. Natalino Irti, il quale ha evidenziato gravi violazioni processuali nonché giudizi arbitrali contrari a principi di ordine pubblico. Il lodo ha definito inoltre di compensare parzialmente le spese. Giuseppe e Violetta Caprotti annunciano inoltre che il lodo sarà impugnato per le cause ammesse dalla legge e in ogni caso pende un separato giudizio presso il Tribunale di Milano volto a ripristinare la legalità della vicenda».
La contesa tra Caprotti e i due figli maggiori era esplosa all’inizio di quest’anno dopo la decisione di Bernardo di re-intestare a se stesso le azioni di Supermarkets Italiani (la holding che controlla Esselunga). Azioni che nel 1996 aveva invece intestato in nuda proprietà, attraverso la «schermatura» di Unione Fiduciaria, ai tre figli: Giuseppe e Violetta, nati dal primo matrimonio con Giulia Venosta, e Marina Sylvia, nata dal matrimonio con Giuliana Albera. Giuseppe, il primogenito che ha lavorato nel gruppo fino al 2004, anno in cui lasciò la carica di amministratore delegato al termine di un violento scontro con il padre, era intestatario del 33,19%, le due sorelle del 29,19% ciascuna. Bernardo deteneva l’8,43% in piena proprietà e l’usufrutto sul 52,36% dei figli.
Dopo 16 anni e una serie di contrasti sempre più importanti con i figli maggiori, a febbraio 2011 Caprotti senior decide di «riprendersi» il 70% delle azioni, lasciando il restante 30% a Unione Fiduciaria. Giuseppe e Violetta scoprono per caso il cambio di intestazione e a gennaio di quest’anno chiedono al Tribunale di Milano il sequestro giudiziario dei pacchetti azionari, sostenendo di averne la proprietà. Il padre afferma, invece, che l’intestazione è da sempre «meramente fittizia». Il Tribunale dà ragione a Bernardo e torto a Giuseppe e Violetta, riconoscendo che l’assegnazione in nuda proprietà era una simulazione fittizia avendo Caprotti senior sempre esercitato «ogni e qualsivoglia» potere.
Mentre ancora si attendeva il giudizio del Tribunale, però, Bernardo promuove l’arbitrato previsto dagli accordi familiari. Ieri la decisione degli arbitri conferma che le azioni sono del fondatore del gruppo. Ma il dissenso espresso da Natalino Irti, l’arbitro indicato da Giuseppe e Violetta, prelude a un nuovo scontro. «La soluzione adottata nel lodo — mette agli atti Irti — viola un principio fondamentale del nostro ordinamento, onde si esige che i beni circolino per consenso delle parti. Nel caso concreto non si dà un atto con efficacia traslativa compiuto da Bernardo Caprotti nei confronti dei precedenti titolari delle azioni».
In attesa dell’impugnazione del lodo, intanto, a Palazzo di Giustizia di Milano è stata fissata per il prossimo 23 ottobre la prima udienza della causa di merito promossa da Giuseppe e Nicoletta lo scorso aprile, dopo la risposta negativa alla richiesta di sequestro.
La soluzione al grave dissenso familiare, insomma, appare ancora lontana.
Cosa farà adesso Bernardo Caprotti? Potrebbe vendere Esselunga, che è il timore di Giuseppe e Violetta ma che lo stesso Caprotti senior ha detto di recente di non voler fare? O potrebbe decidere in un modo diverso la propria successione ereditaria? Nel suo comunicato di ieri, il gruppo della grande distribuzione scrive che Caprotti senior «può disporre» di Esselunga «nel rispetto delle leggi che governano il Paese». Per il momento, la holding Supermarkets Italiani ha rinnovato a fine maggio il suo consiglio di amministrazione e i due figli maggiori non compaiono più nel board come in passato. Dei figli è presente solo Marina Sylvia, la terza figlia di Bernardo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Leonardo Del Vecchio stila la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Essilor Luxot...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Per capire la Ragioneria generale dello Stato bisogna aver visitato la sala di Via Venti Settembre d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Riflettori puntati sulla cessione della quota (il 62,50%) di Banca Profilo, oggi all’interno del p...

Oggi sulla stampa