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Azioni con diritto di nomina se previsto dallo Statuto

Operazioni sul capitale della Srl, attribuzione a determinate categorie di azioni del diritto di nomina degli organi sociali e quorum assembleari in presenza di azioni a voto limitato o a voto plurimo o multiplo: sono questi gli argomenti affrontati nelle tre nuove massime pubblicate ieri dal Consiglio notarile di Milano (con i numeri 142, 143 e 144).
A seguito dell’introduzione della normativa in base alla quale il capitale della Srl può essere fissato, oltre che da 10mila euro in su, anche sotto la soglia dei 10mila euro, è legittimo (secondo la nuova massima n. 143):
deliberare a copertura di perdite una riduzione del capitale sociale a un ammontare inferiore a 10mila euro (a prescindere dal fatto che esso fosse pari, superiore o inferiore a 10mila euro), sia qualora la società abbia maturato perdite oltre il terzo del capitale sociale o perdite che riducano il capitale sotto l’importo di 10mila euro, sia qualora la società abbia subìto perdite inferiori al terzo del capitale sociale;
deliberare un aumento del capitale sociale, a titolo gratuito o a pagamento, a un ammontare inferiore a 10mila euro, e ciò sia nel caso che la società abbia un capitale sociale inferiore a 10mila euro sia nel caso in cui la Srl avesse un capitale sociale pari o superiore a 10mila euro che però si sia ridotto sotto i 10mila euro in seguito a riduzione o azzeramento del capitale sociale a copertura di perdite.
Non può invece essere deliberata una riduzione del capitale sociale mediante rimborso ai soci delle quote pagate o mediante liberazione dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti o mediante passaggio di capitale a riserve disponibili, qualora, all’esito dell’operazione, la somma del capitale sociale e della riserva legale risulti di ammontare inferiore a 10mila euro.
Secondo la nuova massima n. 142, è legittima la clausola statutaria che attribuisca a una o più categorie di azioni il diritto di nominare uno o più componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale (oppure del consiglio di sorveglianza nel sistema dualistico).
Questo diritto di nomina è esercitato nell’ambito del procedimento decisionale dell’assemblea ordinaria, senza cioè la necessità di un’autonoma e preventiva deliberazione dell’assemblea speciale di ciascuna categoria di azioni (è peraltro salva una diversa disposizione statutaria che si occupi delle modalità e delle procedure mediante le quali viene esercitato il diritto di nomina).
Inoltre il numero degli amministratori e dei sindaci nominabili da ciascuna categoria di azioni non deve necessariamente essere proporzionale al numero delle azioni della categoria medesima, né al numero dei voti ad esse spettanti, bensì può coincidere anche con la maggioranza o la totalità dei componenti dell’organo. In quest’ultimo caso deve essere però tenuto in considerazione il fatto che le azioni a voto limitato non possono comunque eccedere la metà del capitale sociale.
In presenza di azioni a voto plurimo, a voto limitato o senza diritto di voto, ai fini del calcolo dei quorum richiesti dalla legge e dallo statuto per la costituzione dell’assemblea ordinaria e straordinaria e per l’assunzione delle relative deliberazioni, deve essere computato (massima 144) il numero dei voti spettanti alle azioni e non il numero delle azioni o la parte di capitale da esse rappresentata, salva una diversa disposizione statutaria. Se ci sono, ad esempio 100 azioni con due voti e 100 azioni con un voto, il quorum si calcola su 300, e cioè sul numero complessivo dei voti spettanti alle azioni.
La massima 144 suggerisce il comportamento da adottare nel In caso di azioni il cui diritto di voto è suscettibile di variazione in dipendenza di situazioni soggettive dell’azionista (si pensi al caso di una clausola statutaria che tolga il voto oltre una certa soglia di possesso azionario), la nuova massima afferma che:
a i fini del calcolo dei quorum il cui denominatore sia costituito dal capitale sociale “totale”, si deve computare il numero dei voti spettanti a tutte le azioni emesse, al momento dell’assemblea, tenendo conto delle situazioni soggettive dei singoli soci;
a i fini del calcolo dei quorum il cui denominatore è costituito dal capitale sociale “rappresentato in assemblea”, si deve computare il numero dei voti effettivamente spettanti alle azioni intervenute in assemblea.

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