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Azioni-bond: la battaglia in Piazza Affari

Nella guerra dei rendimenti di lungo periodo tra azioni e corporate bond le emissioni societarie mettono a segno una vittoria importante. Con cedole che vanno dal 4,19% di Enel, al 4,43% di Exor, al 3,25% di Terna, le obbligazioni societarie italiane appaiono infatti in molti casi più appetibili rispetto alle azioni delle società che le emettono. Il cui rendimento per dividendi è sì più alto di uno o due punti percentuali rispetto al bond, ma appare caratterizzato da una forte instabilità. Anche se, va detto, un eventuale recupero delle quotazioni di Piazza Affari offrirebbe appeal speculativo all’investimento in azioni.
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«La generosità del rendimento delle azioni italiane, rispetto alle emissioni obbligazionarie corrispondenti è più apparente che reale. E deriva soprattutto dal fatto che il prezzo dei titoli azionari è sceso molto negli ultimi due anni e di conseguenza i rendimenti per dividendi risultano in qualche modo gonfiati dal calo del prezzo delle azioni», spiega Francesco Caricati, analista e strategist azionario di Consultique Sim — una società indipendente di consulenza agli investimenti — che insieme a Marcello Ferrara, specialista e strategist del reddito fisso nella medesima società ha elaborato per CorrierEconomia la tabella che mette a confronto i rendimenti «cedolari» di azioni e obbligazioni.
Ma il vantaggio comparativo dei corporate bond rispetto alla azioni in Italia, tende a subire un rovesciamento in Europa. Nelle maggiori Borse del Vecchio Continente, infatti, il rendimento per dividendi di società come Vodafone (7,62%), della utility tedesca E.On (5,91%) o di un farmaceutico come Sanofi (4,42%) è pari a tre o quattro volte la cedola del bond corrispondente. «In generale dunque possiamo affermare che sui listini europei è preferibile comprare l’azione rispetto al corporate bond corrispondente. I rendimenti delle emissione societarie, infatti, non sono quasi mai in grado di pareggiare il tasso di inflazione dell’eurozona, oggi al 2% mentre i titoli azionari sono caratterizzati da un rendimento per dividendi assai più elevato. Ma soprattutto le azioni sono in grado di offrire agli investitori il volano di un guadagno in conto capitale che invece è più debole per le società quotate in Italia», aggiunge Marcello Ferrara.
La conclusione operativa di questi ragionamenti — meglio le obbligazioni societarie in Italia e meglio le azioni rispetto ai bond sulle piazze finanziarie europee — deve tuttavia essere valutata caso per caso. E tenere conto, per quanto riguarda le obbligazioni, dei termini di rimborso. «Perché nella selezione dei bond conviene rimanere sulle scadenze intermedie, non superiori ai 3-5 anni. In questo modo si possono incamerare rendimenti interessanti senza incorrere in rischi troppo elevati», precisa Ferrara.
Fatte queste premesse vediamo nel dettaglio quali sono le conclusioni a cui giungono gli analisti di Consultique Sim.
«Nella selezione di titoli italiani considerati nella tabella, il bond è una scelta migliore rispetto all’azione corrispondente nel caso di Enel, Telecom Italia, Atlantia e Exor. E questo perché le prospettive dei titoli azionari di queste società non sono, per ragioni specifiche di ognuna di queste aziende particolarmente brillanti. «Nel caso di Eni, invece, preferiamo l’azione, con il suo buon potenziale di crescita e il suo dividend yield del 6,36%, rispetto al bond. La cui cedola, a causa dell’elevato rating del Cane a sei zampe, è molto bassa e non va oltre il 2,86% per il titolo a cinque anni», spiega Marcello Ferrara. Anche nel caso di Terna l’azione è preferibile al bond, mentre Luxottica rappresenta un caso intermedio, in cui sia l’azione che l’obbligazione risultano interessanti per la costruzione di un portafoglio di elevata sicurezza e qualità, nonostante i rendimenti molto bassi di entrambe le categorie di titoli.
Fuori di casa
Ragionamenti analoghi si possono fare per le società europee selezionate dagli specialisti di Consultique Sim. Da un lato il valore azionario è considerato la scelta migliore nel caso di Sanofi, E.On, Bmw, Vodafone e Unilever. Dall’altro società come Rhön Klinikum, nel comparto della salute, e Arkema, nella chimica «hanno emesso obbligazioni con un profilo di rischio/rendimento interessante, molto adatto alla diversificazione di un portafoglio a reddito fisso ad alta sicurezza. In questi casi il bond potrebbe essere preferibile all’azione», sottolinea Ferrara.
Vale la pena osservare che la preferenza per il titolo azionario si estende anche a una società come Bmw. «La società tedesca opera in un segmento di alta gamma che non è stato in pratica neppure sfiorato dalla crisi del comparto. Il potenziale di upside dell’azione, già cresciuta del 16% da inizio anno, rimane ancora elevato», conclude Caricati.

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