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Azioni, Bond, depositi come raddoppiare il tasso d’inflazione

Battere l’inflazione due a uno. Con rendimenti dell’investimento sia azionario che obbligazionario, doppi (e in certi casi addirittura tripli) rispetto alla velocità di aumento del costo della vita.
Un obiettivo tante volte sognato dagli investitori e che, per effetto del netto calo del tasso di aumento del costo della vita in Italia — sceso a marzo all’1,6% su base annua rispetto all’1,9% di febbraio e addirittura al 3,2% di appena sei mesi fa — è diventato assolutamente realistico.
Il piano
Bond a scadenza quadriennale come le emissioni di Btp Italia rimborsabili nel 2017, offrono già adesso, grazie alla generosa cedola «reale» (cui va ad aggiungersi l’inflazione maturata nel periodo) un rendimento doppio rispetto all’inflazione corrente. Numerose emissioni societarie (vedi articolo a fianco), ottengono lo stesso risultato per scadenze dell’investimento ancora più brevi, mentre i Btp «tradizionali» raggiungono lo scopo a partire dalla maturità del 2020.
Al confronto le azioni, considerate unicamente sotto il profilo del dividend yield — il rendimento per dividendi dato dal rapporto tra l’ammontare assoluto della cedola pagata annualmente agli azionisti e il prezzo del titolo — sono in molti casi ancora più generose. Snam, Eni e Terna, con il loro dividend yield superiore al 6% lordo, offrono in questo momento un netto compreso fra il 4,8% e il 5%, un valore triplo rispetto all’inflazione corrente.
Se poi si guarda ai rendimenti di lungo periodo (articolo pagina successiva) si scopre che ben 17 società dell’indice Ftse Mib hanno battuto l’inflazione cumulata del decennio (22,1%), con punte di performance in gruppi come Tenaris (+808%), Tod’s (452%) e Campari (+358%).
E anche i conti di deposito (vedi articolo sotto) risultano comparativamente più remunerativi e riescono quasi sempre a battere l’asticella dell’inflazione corrente rispetto ad appena due o tre mesi or sono. Solo i Bot, per tutte le scadenze dei 3, dei 6 e dei 12 mesi falliscono l’obiettivo.
Tutto tranquillo dunque? Con il calo dell’inflazione ci guadagnano davvero tutti?
«In generale una diminuzione del tasso di inflazione, che gli economisti definiscono “disinflazione” fino a quando i prezzi non vanno in territorio negativo, giova a tutte le principali categorie di investimento a cominciare dalle obbligazioni fino ai titoli azionari. Solo se dalla disinflazione si passa alla deflazione, come è accaduto a lungo in Giappone, il fenomeno diventa dannoso, soprattutto per i mercati azionari», afferma Giordano Beani, direttore investimenti di Bnp Paribas Ip. Il fund manager tuttavia ipotizza un calo dell’inflazione italiana fino alla quota dell’1%, quindi senza che si inneschino fenomeni dannosi.
Vincitori e vinti
«L’investimento azionario trae minor beneficio rispetto al reddito fisso da un calo dell’inflazione, soprattutto quando questo fenomeno è associato un rallentamento dell’attività produttiva, come è nel caso italiano», aggiunge Paola Toschi, market strategist di JPMorgan Am. Tuttavia, secondo Toschi, alcuni settori ad alto indebitamento e che pagano dividend yield elevati, come le utilities e le telecom possono trarre vantaggio da un rallentamento della corsa dei prezzi. Tra i perdenti netti, infine, c’è il metallo giallo. «Il rallentamento della corsa dei prezzi rende l’oro meno appetibile come bene rifugio. E il forte calo delle quotazioni di questi ultimi giorni è una conseguenza della minor inflazione a livello globale», conclude Beani.

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