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Azione esecutiva sui beni del debitore per le vie brevi

L’articolo 2929-bis del Codice civile («Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito»), introdotto con il Dl 83/2015 (legge 132/2015) sembra scritto per aggiungere un’ulteriore tutela del creditore che intenda realizzare coattivamente la propria pretesa al pagamento di una somma di denaro nei confronti del proprio debitore inadempiente.
In precedenza, infatti, il creditore munito di un titolo esecutivo poteva legittimamente aggredire in via esecutiva tutti i beni del suo debitore rappresentando questi beni “la garanzia del suo credito”. Poteva poi aggredire anche altri beni: oltre a quelli di terzi sui quali risultasse iscritta a suo favore un’ipoteca, pure quelli che il suo debitore avesse traferito ad altri sempreché avesse esperito vittoriosamente l’azione revocatoria di cui all’articolo 2901 del codice civile. Quindi in quest’ultimo caso il creditore, prima di agire in via esecutiva, doveva instaurare un ordinario processo di cognizione di natura costitutiva e arrivare a ottenere una pronuncia a favorevole.
Tuttavia, questo non bastava: per aprire la strada ad una “legittima esecuzione” la sentenza favorevole doveva essere passata in giudicato formale, cioè non essere più suscettibile di venir eliminata attraverso il meccanismo delle impugnazioni. E per raggiungere un tale risultato potevano rendersi necessari più gradi di giudizio, spostando anche molto avanti nel tempo la tutela (esecutiva) del creditore.
Per evitare ciò il legislatore avrebbe potuto intervenire rendendo sufficiente – per iniziare il processo esecutivo – la sentenza costitutiva favorevole al creditore pronunciata in primo grado: i presupposti per l’accoglimento, in tal caso, sarebbero comunque già stati valutati a pieno da un giudice della cognizione anche se con una decisione non – ancora – incontrovertibile.
Il Dl 83/2015 è andato invece ben oltre permettendo al creditore di iniziare senz’altro il processo esecutivo senza passare attraverso un previo processo di cognizione, “come se” gli atti – si specifica: o di imposizione di vincoli di indisponibilità o di alienazione a titolo gratuito – compiuti dal suo debitore non potessero limitare la sua tutela esecutiva.
Questo però solo in presenza di certi presupposti: gli atti compiuti dal debitore devono essere appunto “di costituzione di vincolo di indisponibilità o di alienazione a titolo gratuito”, devono avere adoggetto beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri, devono essere successivi al sorgere del credito e la loro trascrizione deve essere avvenuta nell’anno anteriore alla trascrizione del pignoramento.
A parte i dubbi interpretativi che quasi ciascuno di questi riferimenti pone e a parte il gravissimo problema se il bene possa “essere pignorato” senza prima percorrere la via di un ordinario processo di cognizione solo quando si trovi ancora nella sfera giuridica di chi lo abbia acquistato a titolo gratuito, o anche quando si trovi ormai in quella dei suoi aventi causa (a titolo oneroso? a titolo gratuito?), chi vede aggredito – si potrebbe dire per le vie brevi – un proprio bene ha comunque la tutela dell’opposizione, spostando in avanti il vaglio del giudice sulla fondatezza delle pretese del creditore (si veda l’altro articolo).
Il soggetto “aggredito” può essere lo stesso debitore che abbia assoggettato un proprio bene a vincolo di indisponibilità: si pensi al caso di un coniuge che abbia costituito un suo bene in fondo patrimoniale per destinarlo a soddisfare i bisogni della famiglia. Oppure può essere chi abbia acquistato il bene a titolo gratuito dal debitore.

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