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«Azimut, più credito alle imprese italiane con la leva del fintech»

Parte un nuovo progetto in casa Azimut: un accordo firmato ieri da Azimut Enterprises e Epic che prevede l’acquisto di un ramo dell’azienda fintech. L’accordo, operativo nel primo semestre 2021 dopo l’approvazione delle autorità di vigilanza, darà vita a una newco denominata Azimut Direct di cui Azimut deterrà il 50,1% mentre il 49,9% sarà posseduto dal management di Epic. La nuova realtà supporterà la crescita delle pmi italiane. Questa è l’ultima iniziativa portata avanti dal gruppo presieduto da Pietro Giuliani nell’ambito del sostegno all’economia reale.

Ingegner Giuliani come nasce questo nuovo accordo?

Dall’esigenza di proseguire un cammino iniziato 6 anni fa, quando siamo partiti con gli investimenti in economia reale attraverso private equity e private credit. Da molti anni ormai i tassi sono a zero e continueranno a esserlo anche in futuro e sono convinto che se si vogliono offrire performance alla clientela, l’unica strada percorribile sia quella degli investimenti alternativi. Gli asset manager tradizionali che restano sulle loro posizioni sono destinati ad avere quote di mercato erose dalla gestione passiva.

La vostra presenza sul mercato degli strumenti alternativi sul mercato italiano è relativamente breve. In che modo pensate di aiutare il sistema imprenditoriale?

Offrendo strumenti alternativi che fanno credito alle imprese oltre a entrare nel capitale delle aziende. Lo facciamo bene anche con solo 6 anni di preparazione perché utilizziamo il fintech. Per farle un esempio, la piattaforma Azimut Capital Tech nata dalla join venture con Borsa del Credito, consente alle aziende che hanno un Ebitda al di sotto del milione, l’analisi del credito in 24 ore e l’erogazione del prestito in tre giorni. Inoltre questa piattaforma è stata la prima in Italia nel 2020 con 75 milioni di prestiti erogati alle pmi. Ora grazie all’accordo con Epic avremo la possibilità di utilizzare il loro track record e le loro competenze che ci permettono di erogare prestiti anche ad aziende con Ebitda fino a 50 milioni. Non solo. Possiamo contare anche su una notevole competenza su Abs e cartolarizzazioni ottenuta attraverso l’acquisto due anni fa del ramo di azienda di P&G SGR.

Quali sono i vantaggi di questo modello di “banca sintetica” e quali obiettivi vi siete dati?

Nell’ambito del nostro core business di asset management incrociamo l’offerta dei capitali pazienti dei nostri clienti con la domanda di finanziamento delle imprese italiane. Siamo più competitivi del modello tradizionale di finanziamento della banca tradizionale perché la nostra capacità gestionale evolve in un allocazione efficiente dei capitali supportata dalla tecnologia che facilita l’accesso al credito da parte delle imprese, ne analizza del rischio e rende possibile erogazioni in tempi rapidi. Prevediamo di supportare finanziamenti per 1,2 miliardi € nel periodo 2021–2025.

La gestione tradizionale è tramontata?

Gli asset manager tradizionali continuano a investire il 100% del portafoglio solo su asset tradizionali con rendimenti della componente obbligazionaria prossimi allo 0, mentre penso che almeno il 30% sia da destinarsi agli alternativi. Noi siamo un’altra cosa, 12 anni fa abbiamo cominciato ad andare sui paesi emergenti. Non ci interessa raccogliere con i conti correnti o principalmente con i fondi obbligazionari, preferiamo pensare alla performance dei clienti. Nel 2019 la performance media netta al cliente è stata di 8,5% e quindi, sommandola a quella del 2020, abbiamo offerto un rendimento netto del 10% in due anni.

Come vi state muovendo all’estero?

Abbiamo cominciato a comprare partecipazioni in società di gestione americane perchè negli Usa il mercato degli alternativi è il più grande al mondo. In questo modo riusciamo a garantire anche un elevato livello di diversificazione alla nostra clientela italiana e non. Nel luglio 2020 abbiamo acquistato una partecipazione in Kennedy Lewis e nei prossimi mesi potremmo arrivare a comprarne un’altra in una società altrettanto blasonata.

Vi fermate agli Usa?

No. Cominciamo a guardare anche l’Asia perché tra 5 anni sarà il mercato alternative più grande al mondo: supererà quello americano.

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