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Azimut entra nella blockchain Asse con i Bezos nel private equity

Continua la corsa di Azimut nei real asset dove oggi ha masse per 2,2 miliardi di euro grazie al fintech e alla blockchain. In un’epoca di bassi tassi d’interesse l’obiettivo è far migrare i portafogli della clientela (almeno per un 15% entro il 2024) in classi di attivo che in un certo orizzonte temporale (5/7 anni) hanno potenziali di rendimento di peso (8%). Apripista con il fondo Demos1 nel 2019 nella cosiddetta democratizzazione del private equity (soglie accessibili a partire dai 5mila euro), nell’arco di due anni la più grande società indipendente di asset gathered italiana (70 miliardi di masse di cui un terzo fuori dal BelPaese), grazie anche alla recente divisione Digital Asset management, oggi ha un ricco catalogo per chi vuole investire in asset alternativi. Accanto agli strumenti focalizzati sull’economia reale italiana (Azimut LiberaImpresa) con una visione più internazionale e alcune joint venture indovinate sono arrivate soluzioni nel private debt, nel venture capital, nel crowdfunding (Mamacrowd), nel lending (BorsadelCredito ed Epic).

L’ultima innovazione di prodotto si chiama Azim, primo Security Token Offering. È una cartolarizzazione digitale di un asset finanziario disponibile per investire nel credito alternativo (5 milioni di prestiti di Pmi italiane originati sulla piattaforma di Borsa del Credito e garantiti al 90% dal Fondo di Garanzia del Mediocredito Centrale). «Alla stregua di un’azione o di un bond il token sarà inserito nei portafogli dei clienti private tramite una gestione patrimoniale – spiega l’ad Giorgio Medda, responsabile dell’asset management del gruppo – ma il vantaggio sta in uno strumento più veloce, trasparente e meno caro (si elimina l’intermediazione e lo spread) mentre custodia e scambio sono affidati al partner Sygnum Bank, digital asset bank, autorizzata dagli organi di vigilanza di Svizzera e Singapore. In termini di rischio il token è di per se neutro perché tutto dipende dalla cartolarizzazione sottostante». Il token sarà inserito anche nei fondi di credito alternativo domiciliati in Lussemburgo, dedicato solo alla clientela professionale e rafforzerà il progetto di Banca Sintetica con cui Azimut intende erogare finanziamenti alle PMI italiane per 1,2 miliardi nel periodo 2021-2025. Nel private equity tradizionale, invece, l’asso nella manica è l’alleanza con le famiglie Bezos e Moross per sviluppare HighPost Capital, società di Private Equity focalizzata nel settore consumer negli Usa. Azimut vi parteciperà con una quota tra il 12,5 e il 25% in un settore oggi depresso ma molto conosciuto dai partner americani. L’operazione è il secondo investimento nei private markets negli Usa tramite la controllata Azimut Alternative Capital Partners, nata a novembre 2019 con l’obiettivo di creare partnership con società di gestione specializzate negli investimenti alternativi. Con la prima operazione nel 2020 è stata acquisita una quota in Kennedy Lewis, tra le principali società di gestione specializzata in investimenti opportunistici nel Private Credit.

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