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Aziende Tutti pazzi per i bond

Il bottino finale sarà ricco, destinato ad avvicinarsi (anche se non superare) quello raccolto nel 2013, l’anno record che si è chiuso con 32 miliardi di volumi rastrellati dalle aziende italiane. Tornando così a sfiorare il massimo toccato nel 2009 quando il totalizzatore dei bond raggiunse 34 miliardi alla riapertura del mercato, dopo il crac di Lehman Brothers e l’anno di digiuno forzato. 
Fin qui sono state 24 le società che da gennaio hanno emesso bond per rifinanziare debiti in scadenza o fare provvista approfittando di spread e tassi in calo. Per un totale di 16 miliardi di liquidità messi in cascina attraverso bond pubblici, high yield (alto rischio e rendimento elevato) collocamenti privati presso singoli investitori, in euro o dollari («private placement», nel gergo della City).
Ma entro luglio, secondo le stime raccolte da CorriereEconomia , ci sarà una nuova ondata che farà uscire allo scoperto un’altra decina di emittenti. «Prevediamo che l’anno si chiuda con almeno 40 aziende protagoniste sul mercato — dice Gabriele Vianello, capo del «Debt capital market» di Bnp Paribas — per un volume totale poco sotto i 30 miliardi, forse leggermente inferiore allo scorso anno. Ma le aziende continueranno a diversificare le fonti di raccolta e a distaccarsi dal sistema bancario. Dipenderà dalle opportunità».
Grandi gruppi come Enel, Eni e Telecom, le emittenti più frequenti, sono sbarcate già a gennaio. La prima con un bond ibrido (collocamenti a metà strada tra debito e capitale) in due tranche da 1 miliardo di euro e 500 milioni in sterline. Poi c’è stata Wind con due high yield giganti (1,75 miliardi in euro e 2,8 in dollari) piazzati in aprile. E sono arrivati il gruppo Fiat che ha fatto una buona provvista per Cnh e Lingotto (un miliardo a testa) e Fga capital (due emissioni da 750 milioni ciascuna), seguito a ruota da Snam con un collocamento di 1,25 miliardi tra bond pubblici e piazzamenti privati.
Non è mancata la Luxottica di Leonardo Del Vecchio con 500 milioni e anche Finmeccanica, pur nel mezzo del delicato cambio al vertice, ha raccolto liquidità per 250 milioni.
«Il 2014 dovrebbe confermare la tendenza dell’anno precedente per i volumi di emissione, e forse superarli — spiega Pantaleo Cucinotta, responsabile Debt capital market di Banca Imi —. Due sono i fattori trainanti: la discesa ormai duratura dei tassi e quella vertiginosa del rischio di credito delle aziende, motivata dalle aspettative di ripresa economica». Arriveranno in tempi brevi i bond di Terna, Telecom, Enel, i nomi ben conosciuti dal mercato.
Nuovi arrivi
Ma è verosimile che l’anno in corso ripeta un altro trend 2013, l’anno record delle matricole che si sono affacciate sul mercato del debito. Fino a venerdì scorso erano già otto le debuttanti al gran ballo dei bond. Ha aperto le danze la Gvs, l’azienda che produce filtri per il settore medicale, auto ed elettrodomestici, che ha lanciato un private placement di 35 milioni negli Usa.
A ruota hanno seguito TerniEnergia con un collocamento privato di 25 milioni, Beni Stabili (un bond di 350 milioni), la società dei giochi Cogetech del fondo Orlando Italy (50 milioni di collocamento privato) e Sea (un bond di 300 milioni), la società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate. Poi sono arrivati gli emoderivati di Kedrion (famiglia Marcucci e Fondo strategico), Officine Maccaferri e Banca Farmafactoring.
«E’ possibile che quest’anno degli oltre 40 emittenti che ci aspettiamo la metà siano debuttanti», conclude Vianello di Bnp Paribas. In effetti almeno altre due matricole hanno in canna emissioni a luglio: l’azienda di costruzioni Cmc di Ravenna e il gruppo F2i rete gas (articolo a fianco). «La combinazione di tassi e spread bassi favorirà l’accesso al mercato per nuovi emittenti senza rating o high yield », osserva Luca Falco, responsabile Debt capital market di Unicredit. Mentre è possibile che i grandi gruppi decelerino. «La loro liquidità si è riallineata a quella delle imprese europee, diminuisce quindi la necessità di raccolta, se non per rifinanziare i titoli in scadenza».
Costi in discesa
Insomma, dopo la crisi, il comportamento della aziende sta tornando alla normalità, anche se la liquidità resta abbondante. Gli esperti prevedono anche un ricorso sostenuto ad altri tipi di emissioni, come i piazzamenti privati in euro, un mercato che si sta aprendo con l’ingresso in campo di investitori francesi, tedeschi e ora anche italiani, disponibili ad acquistare titoli di debito di aziende. Partiranno poi i project bond. Primo fra tutti quello da circa 700 milioni (con garanzia Bei) che sarà allestito per finanziare il Passante di Mestre (tratto dell’autostrada A4).
Infine, la spinta verso le emissioni viene dal costo della raccolta, in continua discesa. «Gli high yield con rating hanno un costo medio tra il 4 e il 5% su scadenze intermedie — spiega Falco di Unicredit — ma il movimento più importante è stato quello del costo dei tradizionali finanziamenti bancari che si sono quasi tutti allineati ai livelli del mercato del debito. Questo grazie alla riduzione del costo della raccolta per le banche a seguito delle ultime mosse della Bce. Segno che il tanto ricercato meccanismo di trasmissione della liquidità alle imprese sembra funzionare».
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