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“Aziende più ricche e verdi con smart working e digitale Fondi Ue, occasione unica”

I sei manager arrivano puntuali alla riunione. Qualcuno ha fatto una ventina di chilometri in macchina, da casa all’azienda. Qualcun altro ottanta, di ritorno da una trasferta. La riunione è un successo. Ma l’ambiente ha pagato un prezzo alto. Gli spostamenti in auto dei sei manager (per 41 chilometri ognuno, di media) hanno prodotto 27,6 chili di anidride carbonica. Troppo per un Paese che ne crea ancora 400 milioni di tonnellate in un anno. Una videoconferenza via web ne avrebbe generata per soli 61 grammi.L’esempio dimostra che un’economia sostenibile deve basarsi sull’uso di tutti gli strumenti digitali (videoconferenze incluse). Uno studio di The European House Ambrosetti – curato da Patrizia Lombardi, Prorettore del Politecnico di Torino – propone dunque questo scenario virtuoso: la cultura digitale e quella ambientale che spesso viaggiano separati – devono incontrarsi. Lo studio (“Digitalizzazione e sostenibilità per la ripresa dell’Italia”, realizzato in collaborazione con Microsoft) ragiona sulle scelte del Paese ora che la pandemia sembra sotto controllo. E tra le righe prende di mira i “pentiti” dello smart working. Sono le aziende – non poche – che hanno fretta di riportare i loro dipendenti e manager nelle sedi fisiche perché le riunioni – pensano alcuni – vanno fatte guardandosi negli occhi, come una volta.Altro dato, certo drammatico, riguarda l’ennesimo effetto perverso del Covid-19. In Italia chi è ricco è sempre più ricco, e chi è povero non risale la china. Il Coefficiente di Gini, che misura proprio le disuguaglianze, è cresciuto del 12% dal 2008 a oggi nel Paese, con un’impennata record nel 2020.Se dunque c’è bisogno di generare ricchezza, di distribuirla equamente e di proteggere l’ambiente, ecco il paracadute del digitale. I dati dello studio sono inequivocabili. Le aziende digitali hanno una produttività del lavoro superiore del 64% rispetto alle non digitalizzate. Lo studio ha anche sentito 212 imprese per capire se fossero consapevoli di quanto un approccio green possa migliorare il rendimento dei dipendenti, il rapporto con i clienti soprattutto giovani, alla fine il conto economico. Gli imprenditori più illuminati – forti dell’esperienza pandemia – vogliono conservare la rotta più giusta. Dunque confermeranno l’abbandono della carta, valuteranno l’efficienza dei processi con strumenti digitali, ascolteranno le opinioni degli utenti sempre in territori digitali come i social, infine insisteranno nel lavoro a distanza. Una strategia acuta visto che il Pnrr italiano destinerà il 37% dei suoi 191,5 miliardi alla transizione verde e il 20% alla svolta digitale.L’altro dilemma di molti imprenditori è se sia giusto il lavoro dalle località di vacanza. Un gruppo di studenti universitari, che lo studio chiama in campo, pensa sia legittimo e consigliato. Anzi: suggerisce alle aziende e ai lavoratori di impegnarsi in un progetto ambizioso. Chi opera da remoto dovrebbe trasferirsi – incentivato – nei borghi italiani a rischio spopolamento. Lavorare lì può rivelarsi un sogno e aiuterebbe località dimenticate a rilanciarsi. Nel segno, ovvio, del digitale.

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