Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Aziende in crisi, Durc concesso

Anche l’impresa in crisi ha diritto al rilascio del Durc. Se è in fase di concordato preventivo con continuità dell’attività lavorativa, infatti, può ottenere il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (Durc) a patto che il piano concordatario preveda, entro 12 mesi, l’integrale assolvimento dei debiti previdenziali e assistenziali. Il rilascio può avvenire sin dal momento della pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese, senza dover attendere il (lungo termine di) perfezionamento della procedura di omologa. La novità, prevista dal ministero del lavoro nella nota prot. 6666 del 21 aprile 2015, è illustrata dall’Inps nel messaggio n. 2835/2015.

 

La regolarità contributiva. Per regolarità contributiva s’intende la correttezza di un’impresa in tutti i pagamenti e gli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi (Inps, Inail per tutte le imprese; Inps, Inail e casse edili per le imprese operanti nel settore edile e lapideo) in relazione agli obblighi previsti dalla normativa riferiti all’intera situazione aziendale. Il Durc è il certificato attestante tale regolarità: è «unico» perché rispetto al passato, quando era necessario fare tre richieste e ottenere altrettante certificazioni di regolarità (una per ciascuno degli enti: Inps, Inail e casse edili), con il Durc le imprese (e i consulenti) fanno un’unica richiesta e ottengono un unico certificato, peraltro in versione telematica e in un numero più limitato di ipotesi.

Il Durc deve essere richiesto per: tutti i contratti pubblici (per ogni fase: verifica dichiarazione sostitutiva, aggiudicazione del contratto, stipula contratto, pagamento degli stati d’avanzamento lavori o prestazioni relative a servizi o forniture, certificato collaudo o regolare esecuzione o verifica conformità, attestazione di regolare esecuzione e pagamento del saldo finale e rilascio delle concessioni per la realizzazione di opere pubbliche e gli affidamenti con procedura negoziata); la gestione di servizi e attività pubbliche in convenzione o concessione; i lavori privati soggetti al rilascio della concessione edilizia o alla denuncia inizio attività (Dia); la fruizione di benefici normativi e contributivi concessi da enti o pubbliche amministrazioni diversi da Inps e Inail; il rilascio dell’attestazione Società organismi di attestazione (Soa); l’iscrizione all’Albo dei fornitori; finanziamenti e sovvenzioni per realizzare investimenti previsti dalla normativa comunitaria o da normative specifiche; la valutazione dei lavori pubblici per i quali il committente non è tenuto all’applicazione del Codice e del Regolamento (lavori pubblici seguiti in proprio e non su committenza e opere pubbliche di edilizia abitativa); l’attestazione di qualificazione dei contraenti generali.

 

La validità. Il Durc va richiesto e recapitato esclusivamente tramite Pec (posta elettronica certificato) agli indirizzi indicati dagli utenti nel modulo telematico di richiesta (su internet all’indirizzo http://www.sportellounicoprevdenziale.it/).

La validità è fissata a 120 giorni per tutti i tipi di certificati (contratti, appalti, benefici, ecc.), con un’unica eccezione: i lavori edili tra soggetti privati. In tal caso, infatti, la validità di 120 giorni è rimasta per i certificati emessi entro il 31 dicembre 2014; per quelli emessi dal 1° gennaio 2015 è scesa invece a 90 giorni (si veda tabella).

Se l’azienda è in crisi. Il consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere del ministero del lavoro in materia di requisiti necessari ai fini del rilascio del Durc nel caso di imprese in concordato preventivo con continuità dell’attività lavorativa (in base all’articolo 186-bis della Legge fallimentare (rd n. 267/1942). In particolare, i consulenti hanno chiesto di sapere se sia possibile ottenere l’attestazione della regolarità contributiva nell’ipotesi in cui l’impresa sia sottoposta a una procedura di concordato preventivo, nella modalità di continuazione dell’attività aziendale, in virtù di un piano, omologato dal competente Tribunale, che prevede l’integrale soddisfazione delle situazioni debitorie previdenziali e assistenziali, sorte precedentemente al deposito della domanda di ammissione alla procedura medesima.

 

Il Durc «condizionato». Nel rispondere a un quesito inerente alla possibilità di ottenere il Durc da parte di un’impresa in crisi, il ministero del lavoro ha risposto affermativamente, muovendo dalle disposizioni che disciplinano l’istituto del «concordato preventivo con continuazione dell’attività aziendale» (di cui agli artt. 161 e seguenti della Legge fallimentare, alla luce delle modifiche apportate dal dl n. 83/2012 convertito dalla legge n. 134/2012).

Innanzitutto, ha spiegato il ministero, emerge che la procedura concorsuale (concordato preventivo con la continuazione dell’attività), da un lato, risulta finalizzata al risanamento di imprese che versano in uno stato di crisi «non strutturale»; dall’altro, presupponendo la prosecuzione dell’attività aziendale, essa si incentra necessariamente su di un piano, che viene validato da un professionista e omologato dal competente Tribunale, mediante il quale l’azienda «si accorda» con i creditori riguardo alle tempistiche e alle modalità di pagamento dei debiti, sorti precedentemente alla presentazione della domanda di concordato. Nello specifico, l’art. 186-bis della Legge fallimentare dispone che il piano concordatario può prevedere una moratoria fino a un anno dall’omologazione del Tribunale per il pagamento dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca, tra i quali sono ricompresi dunque i contributi previdenziali e assistenziali.

Si prevede inoltre che:

  • i contratti in corso di esecuzione alla data del deposito del ricorso, tra i quali anche quelli stipulati con le pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell’apertura della procedura;
  • l’ammissione al concordato preventivo non impedisce la continuazione dei contratti pubblici sottoscritti, nella misura in cui il professionista designato ne abbia attestato la conformità al piano, unitamente alla ragionevole capacità di adempimento dell’azienda debitrice.

L’ammissione alla procedura comporta per la compagine aziendale interessata, pertanto, la sospensione ex lege delle situazioni debitorie sorte antecedentemente al deposito della relativa domanda e la conseguente preclusione delle azioni esecutive dei creditori.

È proprio alla luce di tale disciplina, ha argomentato il ministero del lavoro, che la fattispecie del «concordato preventivo con continuazione dell’attività aziendale» sembrerebbe rientrare nel campo di applicazione della disciplina del Durc (nello specifico nell’art. 5 del dm 24 ottobre 2007, recante l’elencazione dei requisiti utili per il rilascio di un Durc ovvero delle condizioni in presenza delle quali l’Istituto previdenziale attesta la correntezza nei pagamenti e negli adempimenti contributivi). In particolare, sembrerebbe rientrare nella norma (comma 2, lett. b del citato art. 5) secondo il quale «la regolarità contributiva sussiste inoltre in caso di sospensione di pagamento a seguito di disposizioni legislative».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Francia continua a essere apripista per il riconoscimento economico dei contenuti di informazione...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si avvicina il giorno in cui Monte dei Paschi dovrà dire alla vigilanza di Francoforte e al mercato...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sul Recovery Plan non esiste un caso Italia, ma un’interlocuzione molto positiva con la Commissi...

Oggi sulla stampa