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Aziende in crisi, Cigs più facile

Cigs a maglie più larghe nelle imprese in crisi. L’intervento di cassa integrazione straordinaria, infatti, può essere chiesto anche in momento diverso da quello di ammissione (dell’impresa) a una procedura concorsuale qualora sia in atto la prosecuzione parziale dell’attività. Lo precisa il ministero del lavoro nella circolare n. 4/2015.

Cigs e fallimento. La precisazione arriva in risposta a quesiti formulati al ministero sull’interpretazione dell’art. 3, comma 1, della legge n. 223/1991, dopo le modifiche del dl n. 83/2012 convertito dalla legge n. 134/2012. Modifiche finalizzate ad estendere la disciplina della concessione del trattamento straordinario (Cigs) alle imprese soggette alla disciplina della cassa integrazione (quelle cioè che nel semestre precedente alla richiesta di Cigs risultano aver occupato oltre 15 dipendenti) e sottoposte a procedure concorsuali. Infatti, ai sensi di tale norma la Cigs è oggi concessa anche nei casi di dichiarazione di fallimento, di emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa o di sottoposizione all’amministrazione straordinaria, se sussistono prospettive di continuazione o ripresa dell’attività e salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del ministro del lavoro n. 70750/2012. La Cigs, inoltre, è concessa anche nel caso di ammissione al concordato preventivo consistente nella cessione dei beni; a quelle che presentino un piano concordatario caratterizzato dalla prosecuzione dell’attività d’impresa (nota del ministero del lavoro n. 13876/2010); nonché a quelle che abbiano sottoscritto accordi di ristrutturazione del debito (nota del ministero del lavoro n. 4314/2009). Questa disciplina resterà in vita fino al 31 dicembre 2015.

Accesso a maglie più larghe. Relativamente al periodo di fruizione dell’ammortizzatore sociale, spiega il ministero nella circolare, la prassi finora adottata è stata quella di far decorrere la Cigs a partire dalla data in cui interviene il provvedimento formale di ammissione o sottoposizione a una delle procedure concorsuali, sul presupposto che a tale data l’impresa abbia già decretato anche lo stop a ogni attività lavorativa del personale dipendente. Tuttavia, aggiunge il ministero, si riscontrano numerosi casi in cui l’impresa assoggettata a procedura concorsuale decida di ricorrere alla Cigs in un momento successivo rispetto alla data di ammissione alla procedura. La ragione di tale scelta aziendale risiede nel pregiudizio cui andrebbe incontro l’azienda (impegnata a completare commesse ed evadere ordini precedentemente acquisiti) nel caso in cui sospendesse immediatamente le prestazioni lavorative dei dipendenti. In tale contesto, pertanto, l’azienda potrebbe ritenere più confacente l’utilizzo di un ammortizzatore sociale alternativo e più coerente con l’effettiva situazione aziendale caratterizzata dalla prosecuzione anche parziale dell’attività e decidere di ricorrere alla Cigs (ex art. 3, comma 1, della legge n. 223/1991) in epoca successiva alla data d’ammissione alla procedura. Sulla base di queste considerazioni, in conclusione, il ministero ritiene «che l’impresa interessata da una procedura concorsuale, con prosecuzione anche parziale dell’attività, possa richiedere il trattamento straordinario di integrazione salariale, ai sensi dell’articolo 3, comma 1 della legge 223/91, anche in un momento successivo alla data di ammissione o sottoposizione a una delle menzionate procedure».

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