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Aziende Corrono i risultati di chi coccola i dipendenti

Molte conferme, alcune sorprese, ma soprattutto la dimostrazione di una tendenza generale: gli ambienti di lavoro in Europa stanno migliorando. Il Great Place to Work, istituto americano presente in 49 Paesi al mondo, ha appena pubblicato la classifica europea 2014 dei Best Workplaces. La classifica, giunta quest’anno alla dodicesima edizione, ha valutato oltre 800 aziende in 19 Paesi. 
La prima conferma è Microsoft, che ancora una volta risulta la miglior azienda in Europa e si piazza al primo posto della classifica relativa alla multinazionali per il quarto anno consecutivo. Le altre conferme sono la «W.L. Gore Associates», universalmente conosciuta per il marchio registrato Gore-Tex, che scala tre posti e conquista la seconda posizione, e la compagnia assicurativa Admiral Group, presente in Italia con il brand «Con Te», al terzo posto tra le 25 multinazionali selezionate. La sorpresa è la società di consulenza informatica francese Davidson, che conquista sette posizioni e arriva prima tra le 25 grandi aziende in classifica, mentre l’azienda svedese dell’information technology Cygni è in cima al ranking delle 50 piccole e medie imprese.
Fiducia
Se singolarmente tutte le cento società classificate hanno qualcosa di cui andare fiere, anche l’Europa nel suo insieme dovrebbe essere soddisfatta. Le migliori aziende in cui lavorare stanno ulteriormente salendo di livello: l’indice di fiducia e il punteggio sono costantemente cresciuti da quando Great Place to Work conduce l’indagine, cioè dal 2002. «Abbiamo condotto un’analisi che per cinque anni ha preso in esame la fiducia dei lavoratori, che è il fondamento delle imprese migliori e un ingrediente chiave per il successo dei risultati aziendali — si legge nell’analisi —. L’esito dello studio mostra che nella maggior parte dei Paesi si è registrato un aumento del livello di fiducia nelle aziende e diversi Paesi hanno avuto un miglioramento notevole. In nessun Paese si è, invece, verificato un netto calo della fiducia».
L’analisi, dunque, dimostra un miglioramento del clima di lavoro in generale in Europa. Anche se nessuna impresa italiana si è classificata tra le migliori, l’indice di fiducia dei Best Workplaces di casa nostra sta crescendo. Tra il 2009 e il 2013 lo standard nazionale del trust index è salito e ha toccato un massimo di 77 punti nella stagione 2011/12.
La fiducia dei lavoratori nelle imprese, e la felicità sul lavoro, non sono soltanto valori fini a se stessi, ma si riflettono anche sulle performance societarie. Prova ne sono i risultati delle aziende che hanno un tasso elevato di fiducia. L’anno scorso, per esempio, i Best Workplaces danesi hanno registrato un aumento del fatturato di tre volte superiore alla media delle imprese danesi nel loro complesso. I Best Workplaces italiani hanno fatto meglio rispetto ai concorrenti dello stesso settore per sei anni consecutivi e nel 2012 hanno registrato un aumento del 6,2% dei risultati, mentre i diretti competitor hanno accusato un calo del 4,3.
Anche le aziende sono consapevoli dell’importanza di avere la fiducia dei loro dipendenti e in base a un’indagine che PricewaterhouseCooper ha condotto su 1.300 ceo in 68 Paesi, questo aspetto è in cima ai pensieri dei top manager. «Numerose aziende danesi ed europee — sostiene Ditte Vigsø, direttore generale di Great Place to Work in Danimarca — si sono rese conto che un ambiente di lavoro positivo e alti livelli di fiducia e orgoglio per l’azienda in cui si lavora, sono una precondizione affinché si possa realizzare la strategia aziendale. I dipendenti non sono soltanto visti come la risorsa più importante, ma come il Dna dell’azienda».
Sembrerà strano in un periodo in cui si parla di allarme disoccupazione, ma considerando il contesto europeo dove, dopo la crisi, l’economia sta tornando a crescere, è in corso una «guerra dei talenti»: nei settori ad alta specializzazione le imprese sono spinte a fare sempre di più per attrarre e trattenere lo staff.
Benessere
Un altro tratto comune alla gestione «eccellente» delle risorse umane è il trattamento dei dipendenti come individui. Le aziende stanno prendendo le distanze dal considerare i lavoratori come mere ruote dell’ingranaggio e stanno cercando di «personalizzare» l’esperienza lavorativa di ogni singolo membro dello staff. Ne è un esempio concreto il caso di Cygni, l’azienda svedese che ha vinto nella categoria delle piccole e medie imprese. Ai dipendenti viene chiesto che tipo di tecnologia preferiscono utilizzare, dove e in quali fasce orarie vogliono lavorare, quali benefit individuali gradirebbero di più. «Nessuno vuole essere soltanto un numero – commenta Jon Persson, il ceo di Cygn– e tutti vogliono essere presi in considerazione e apprezzati». Per contrastare lo stress crescente, dovuto alla richiesta di dare sempre di più sul lavoro, si sta instaurando la tendenza a chiedere momenti di benessere fisico e mentale. Le aziende, confortate da ricerche che mostrano l’influenza che le tecniche di meditazione e rilassamento hanno sulle performance umane, stanno cominciando a offrire corsi di yoga e training sull’intelligenza emotiva.
«L’era dei Great Workplace è un tempo in cui tutte le persone possono aspettarsi di essere orgogliose di ciò che fanno e di lavorare per un’azienda in cui i leader godono della loro fiducia e i colleghi sono piacevoli — dice China Gorman, Ceo globale di Great Place to Work —. Quest’era sta arrivando in Europa e in altre parti del mondo. Ed è una buona notizia per tutti».
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