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Azienda Italia a crescita zero

di Emanuele Scarci

Italia a crescita zero nel terzo trimestre: il Centro studi Confindustria lancia l'allarme nella sua ultima analisi mensile. La crescita sarà quasi nulla nel terzo trimestre e difficilmente supererà l'1% su base annua.

Insomma, una doccia fredda per chi sperava che non avremmo staccato il piede dall'acceleratore, dopo il +1,6% della produzione industriale nel secondo trimestre.

Intanto, secondo le rilevazioni Istat, a giugno l'export italiano verso i Paesi extra Ue è rimasto stabile rispetto al mese precedente, mentre l'import è calato del 2,2 per cento. La crescita tendenziale si mantiene su tassi positivi pressoché simili per import (+8,1%) ed export (+7,8%).

«Mi pare – osserva Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia – molto probabile a questo punto che la crescita del Pil italiano rimarrà entro il limite dell'1%: questo renderà ancora più difficile uscire dalla crisi. Servono riforme strutturali da realizzare oggi: domani sarebbero inutili. E non si tratta solo di provvedimenti di tipo economico; per esempio sarebbe opportuno avviare il capitolo delle liberalizzazioni».

«Siamo completamente dipendenti dall'edilizia – interviene Marco Guzzini, ceo di Teuco, specializzata in prodotti da bagno e rubinetteria – e in questo momento il settore in Italia è completamente fermo: è necessario stimolare un settore trainante dell'economia. Per fortuna che il gruppo conta sul 60% di export».

Sui dati dell'Istat, il sottosegretario allo sviluppo economico, Catia Polidori osserva che «il made in Italy ha il dinamismo necessario per vincere la sfida globale» e annuncia che «partiranno proprio in queste settimane i gruppi di lavoro tematici propedeutici agli stati generali del commercio con l'estero».

Tornando alle previsioni del Centro studi Confindustria (CsC), per l'Italia si profilano debolezza della domanda interna, minor forza di quella estera, ripercussioni dalle violente turbolenze finanziarie globali e stretta sui conti pubblici. Gli indicatori qualitativi sono in corale arretramento: gli indici Pmi hanno rilevato in giugno ordini calanti nel manifatturiero (47,5, minimo da 20 mesi, da 51,1) e nel terziario (47,4, da 50,1). Purtroppo giudizi e attese delle imprese rivelano una dinamica produttiva fiacca.

Il mercato del lavoro, recita l'analisi di CsC, rimane debole e i consumi hanno un profilo piatto. A maggio il tasso di disoccupazione è salito all'8,1% (+0,1 su aprile) e al 28,9% (+0,4) tra i giovani sotto i 25 anni, mentre a giugno la percentuale di imprese che si attendeva una riduzione del numero di addetti nei successivi tre mesi (17,5%) è tornata a essere superiore a quella di quante prevedevano un incremento (16%): un deterioramento che ricalca quello delle previsioni delle aziende sulle condizioni economiche in cui operano.

Non a caso, spiega il Csc, i consumi risentono delle difficoltà occupazionali e della dinamica dei prezzi al consumo: vendite al dettaglio e immatricolazioni di auto hanno un profilo piatto e la domanda interna ristagna.

Purtroppo sembra raffreddarsi anche la congiuntura internazionale. CsC rileva che l'anticipatore Ocse è in calo dall'inizio del 2010 (maggio -0,6% su aprile, -2,7% annuo) e tende a decelerare almeno fino a fine 2011.

«Il rallentamento internazionale è evidente – conferma Barcella –. I paesi Bric crescevano troppo velocemente e i governi, per evitare inflazione e bolle, hanno fatto ricorso all'arsenale della politica monetaria».

«Nel primo quadrimestre – conclude Guzzini – il nostro export cresceva del 10%, ma da giugno è iniziata la frenata. Certo le incertezze su Grecia e Spagna pesano e i timori fanno rinviare i consumi. Ora speriamo che l'accordo raggiunto in sede Ue dia più certezze ai mercati».

 

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