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Azienda in crisi, processo stop

La crisi di liquidità e la forte esposizione debitoria di una società giustificano la sospensione della sentenza d’appello in attesa del giudizio di Cassazione. Lo ha affermato la Commissione tributaria regionale di Roma, sesta sezione, con la sentenza n. 217 del 25/6/2013.

Per i giudici capitolini, la sentenza d’appello deve essere sospesa se la condizione economico-finanziaria della società istante è critica. Il periculum in mora derivante dall’esecutività della sentenza può essere provato da una notevole perdita di esercizio risultante dal bilancio e da una forte esposizione debitoria, che generano mancanza di liquidità e un’elevata percentuale di utilizzo delle linee di fido bancarie. «Situazione aggravata dalla crisi congiunturale che attualmente colpisce l’economia». Naturalmente, deve essere valutata anche la non manifesta inammissibilità e infondatezza del ricorso per Cassazione proposto in relazione alla natura del vizio della sentenza d’appello. Quindi, il giudice tributario ha concesso il provvedimento di sospensione senza richiedere alcuna garanzia al contribuente nelle more del giudizio. Sempre la commissione tributaria regionale di Roma, prima sezione, con l’ordinanza n. 65 del 2 maggio 2013, invece, ha preteso che l’interessato depositasse presso la segreteria della commissione regionale idonea garanzia prestata da un istituto di credito. Ha sospeso la sentenza d’appello, concedendo 60 giorni di tempo all’interessato per produrre in segreteria la fideiussione.

Dunque, viene ancora una volta ribadito che le sentenze tributarie possono essere sospese. I giudici si uniformano alle pronunce della Consulta che, anche in mancanza di una disciplina specifica nella normativa processuale, ha sollecitato le commissioni a rivedere le loro interpretazioni e a riconoscere al contribuente la tutela cautelare sia in appello che in Cassazione. Nel processo tributario, come in quello civile, la tutela cautelare non può essere limitata al giudizio di primo grado. Nonostante non via sia una norma ad hoc che preveda la sospensiva nei gradi successivi del giudizio. La finalità è quella di evitare che la durata del processo danneggi la parte temporaneamente soccombente nel periodo di tempo necessario per l’accertamento definitivo delle sue eventuali ragioni.

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