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Avvocatura, le tre sfide per i legali del Terzo millennio

Avvocatura alle sfide del Terzo millennio. Nuove tecnologie, intelligenza artificiale, internazionalizzazione, soci di puro capitale, nuove app sul mercato B2C: sono le novità che stanno rivoluzionando il mercato legale e la vita professionale degli avvocati. Chiamati a tenere il passo coi tempi sfruttando le nuove tecnologie per velocizzare le procedure routinarie da un lato e dedicare più tempo a servizi ad alto valore aggiunto e a consulenze strategiche dall’altro. Di queste nuove sfide che interesseranno gli studi legali d’affari in primis si parlerà in due appuntamenti chiave per il 2018: la prima edizione dell’evento «Asla diritto al futuro» e il congresso dell’International bar association (Iba) che si terrà a ottobre, in Italia, a Roma.L’appuntamento organizzato dall’Associazione degli studi legali d’affari è in programma il 18 maggio prossimo a Milano e sarà una giornata di conferenze e dibattiti «per discutere e confrontarsi sui grandi temi dell’innovazione e sulla professione del domani», spiega il presidente Asla, Giovanni Lega. «Viviamo in un contesto di grande evoluzione, siamo parte di qualcosa che sta cambiando», continua Lega,

«L’ingresso delle app sul mercato B2C avrà un impatto enorme sul lavoro degli avvocati, così come le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale e l’internazionalizzazione della professione. Tutte queste rivoluzioni non provocheranno, come ritengono luoghi comuni, «l’estinzione» di professionisti in generale, ma consentiranno agli stessi di sveltire procedure routinarie, lasciando maggior tempo da dedicare a servizi a valore aggiunto e a consulenze strategiche. Esattamente come in un’impresa, anche il mondo dei servizi legali deve investire cifre importanti in innovazione e Ricerca & Sviluppo, per rimanere al passo coi tempi e alimentare un ecosistema di diritto digitale. Non possiamo sapere con precisione come sarà tra cinquant’anni l’avvocatura, ma è doveroso cogliere e riflettere sui trend che stanno cambiando il mondo e una professione che, praticamente, è rimasta immutata da secoli.

Queste sono alcune delle tematiche che avremo modo di affrontare nella prima edizione dell’evento «Asla Diritto al Futuro». L’evento sarà dedicato in particolare ai giovani avvocati ai neolaureati che intendono provare la strada della professione forense. Una professione che, stando agli ultimi dati di Cassa forense sui redditi, si sta gradualmente «proletarizzando».

«I dati sulla avvocatura recentemente diffusi dalla Cassa nazionale forense svelano un quadro che offre molteplici spunti di analisi e riflessione», afferma Lega, «nonostante si assista a una crescita rallentata rispetto al passato, gli avvocati in Italia sono tantissimi: oggi se ne contano 242 mila contro gli 87 mila del 1996. Il lavoro dell’avvocato ai giorni nostri è una attività che attira sempre meno giovani, sconfortati da una professione che non è stata in grado di tenere il passo con il mondo che cambia, basti pensare all’età media, aumentata di circa tre anni in soli dieci anni, passando dai 42 del 2007 agli attuali 45.

Le competenze di cui ha bisogno la professione oggi e su cui i giovani dovranno investire non sono solo di carattere giuridico, ma spaziano dal marketing all’economia, dal management alla tecnologia.

È necessario che i futuri professionisti assumano sempre più una mentalità imprenditoriale: non sarà più richiesto di essere solo brillanti giuristi, ma anche persone capaci di guardare al futuro della propria «impresa di servizi legali», cavalcare l’innovazione, creare soluzioni tecnologiche al passo coi tempi».

«Le Università e la Cassa», prosegue il presidente Asla, «sono fondamentali per ridisegnare il futuro della nostra professione. Serve innanzitutto un ridimensionamento del numero di avvocati: non è, infatti, pensabile la sopravvivenza di un così elevato numero di professionisti in un paese di 58 milioni di persone. Fondamentale è, a mio avviso, partire da una analisi sul ruolo delle Università, che, in sinergia col mondo professionale, dovrebbero creare percorsi specializzanti in grado di far entrare i giovani nel mondo del lavoro a un’età in linea con quella degli altri paesi internazionali. Giovani formati non solo con preparazioni giuridiche, ma aperti a competenze di gestione manageriale, tecnologia, digitale, intelligenza artificiale».

«Inoltre», sottolinea Lega, «alla sopravvivenza del mercato si aggiunge il tema della sostenibilità del sistema previdenziale: analizzando i dati forniti dalla Cassa, emerge che l’avvocatura «solidale», quella di chi supera la soglia dei 96 mila euro di reddito, è pari a solo il 7%, che va a contribuire alla pensione e ai benefici del rimante 93%. Tra gli obiettivi di «Diritto al Futuro» c’è proprio quello di riuscire a identificare una serie di idee e proposte sul futuro dell’avvocatura, che ci impegneremo di affrontare con le istituzioni, le università e la politica».

Un’opportunità di sviluppo, per la professione, potrebbe essere la possibilità di inserire all’interno degli studi legali soci di puro capitale, prevista dalla legge sulla concorrenza approvata ad agosto 2017.

«Si è data molta enfasi al discorso delle società di capitali fra i professionisti e in particolare alla possibilità dei soci investitori terzi di partecipare al capitale», puntualizza Lega, «la normativa che recepisce tale opportunità in Italia non è certamente ad oggi esaustiva, mancando tutta una serie di regolamenti attuativi che disciplinano i vari aspetti fiscali, contabili, disciplinari, giuslavoristici e di distribuzione utili secondo un criterio ex post e non ex ante. Pertanto, tutto ciò che è una novità non può che essere presa favorevolmente perché non si tratta di un’imposizione, ma di una libera scelta fra diverse forme. Sono certo che è un’opportunità che, se gestita dal legislatore, potrà essere una utilissima forma sotto la quale organizzare la practice legale».

Quanto al possibile problema dell’indipendenza professionale sollevato dalle istituzioni di categoria, secondo Lega «l’evoluzione del mondo ha superato nei fatti il così detto problema dell’indipendenza. O meglio, in altre parole non è certo «il capitale« che determina l’indipendenza in meno di un professionista. L’indipendenza è un fattore di etica non di norma».

Gabriele Ventura

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