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Avvocato-razzo pure in Europa

Si capisce perché gli avvocati italiani non siano proprio soddisfatti. Se un sito americano che si chiama pure Rocket Lawyer, che sembra il titolo di una «sit-com» e si può tradurre liberamente con «L’avvocato che va come un razzo», quasi a prendere in giro i saggi e prudenti professionisti del diritto, quelli che prima di dare un consiglio emettono (giustamente) fattura, mentre lo stesso sito si accontenta di una quarantina di dollari (a parere) e di una ventina di dollari al mese per chi vuole abbonarsi e avere un responso più veloce e immediato; ecco se un «robot giuridico» di questo tipo, dopo dieci anni di lavoro negli Stati Uniti – tutto è cominciato nel 2008 dall’idea di un giovanotto laureato in legge della Berkeley University californiana, quella delle prime proteste sessantottine, Charley Moore – arriva in queste settimane in Europa, prima in Spagna e ora in Francia, forte del suo successo (70 mila abbonati e un fatturato di 20 milioni di dollari), è evidente e ben comprensibile la preoccupazione della nostra foltissima «law community».

Tempo qualche anno e anche gli avvocati dovranno arrendersi alla potenza degli algoritmi, ai robot di quella che possiamo già chiamare la «law-tech», così come i bancari e consulenti dovranno cedere alla potenza informatica della «fin-tech»? Probabilmente, allo stato delle cose, la preoccupazione è eccessiva perché un conto è analizzare «vis-à-vis» i casi, soprattutto quelli complessi, direttamente con un professionista, un altro descrivere in poche righe, dentro uno spazio ben preciso disegnato all’interno della piattaforma (è quello che propone Rocket Lawyer), il problema legale che interessa e scaricare la risposta.

«Bien sur, nous sommes favorables à un plus grande accès au droit», siamo ben favorevoli al fatto che tutti abbiano accesso al diritto, alle leggi di un Paese e alle modalità di applicazione, attacca il presidente degli avvocati parigini, Frédéric Sicard, un tipo sveglio e pragmatico con l’occhio attento alla politica (organizza incontri mensili con i parlamentari europei: e lunedì 24 aprile è toccato al nostro viceministro Sandro Gozi), «ma è evidente che una questione giuridica, per non dire una causa, non può essere risolta da un algoritmo».

Monsieur Sicard mette le mani avanti, ma il nostro robot-avvocato non è un principe del Foro, un valente cassazionista.
Il suo lavoro è, diciamo, più umile e più utile: aiutare le migliaia di clienti francesi, privati e piccoli imprenditori, a risolvere quelle piccole grane giudiziarie – dalla solita lite condominiale alla scrittura di un contratto di lavoro o di un semplice rogito – che rendono la vita difficile.
Insomma, il «Legal made simple», la legge alla portata di tutti, che è lo slogan dell’avvocato a razzo.

Lo dimostrano i risultati di una ricerca, commissionata proprio dagli americani di Rocket Lawyer alla società Kantar TNS (branch del colosso mondiale della comunicazione WPP) alla vigilia del loro ingresso sulla «piazza giuridica» francese.
Risultati sconcertanti da molti punti di vista: il 62% delle piccole e medie imprese e il 58% dei privati ammette di non essersi mai rivolto a uno studio legale pur avendone, talvolta, bisogno. E per quale ragione? Perché non hanno un avvocato di fiducia e non ne conoscono nessuno (il 39% dei piccoli imprenditori e il 24% dei privati); perché pensano che abbiano costi proibitivi (con le stesse percentuali di prima); perché sono convinti che affidarsi a un professionista inneschi procedure complicate e quindi costose, insomma che si finisca in un dedalo di procedure legali o, peggio, giudiziarie da cui sarà difficile uscire (il 33% dei privati e il 18% dei padroncini).

Eppure la domanda di giustizia è altissima, conferma la stessa ricerca di Kantar TNS: il 58% dei privati ha problemi giuridici con il fisco, con il proprio coniuge, con la pubblica amministrazione, con il condominio, e il 51% dei piccoli imprenditori ha problemi per il mancato pagamento delle fatture, per il calcolo delle imposte, per la scrittura di un contratto, per la gestione di un licenziamento o di una richiesta di modifica dell’oggetto sociale della propria impresa.

Tutti, prima di rivolgersi a un avvocato, provano a cercare una soluzione consultando i siti specializzati, i motori di ricerca Google, oppure i portali internet -ma si tratta di una percentuale minima – dei grandi studi legali come Jurisdefi, che esiste da una ventina d’anni, o Eurojuris, una piattaforma internazionale che aggrega più di 600 studi professionali con oltre 6 mila avvocati in centinaia di grandi città del mondo.

Da qui si capisce perfettamente che l’offerta internettiana esistente, nata dal bisogno dei grandi studi di avere una vetrina sulla Rete, non risponde affatto a quella concretissima domanda di giustizia (o semplicemente di informazione giuridica personalizzata) espressa dal mercato.

Che è proprio quello che fa la piattaforma (che, ripetiamo, non è un sito ma un sistema informatico governato da algoritmi) di Rocket Lawyer. È sufficiente iscriversi, fornire i propri dati e le informazioni relative alla questione giuridica che interessa, e il sistema prima classifica (con un rating da 1 a 100) il proprio «legal health score», lo stato di «salute legale» vale a dire il tasso di difficoltà del problema di cui si chiede la soluzione e poi fornisce, se può, una risposta precisa, non un semplice parere.

Abbiamo detto: se può. Perché se la questione è eccessivamente complessa, anche «l’avvocato razzo» di Rocket Lawyer, ammette i suoi limiti e smista il cliente a uno studio legale della città più vicina o della contea (siamo negli Stati Uniti). Del resto ha un database, un network di 20mila avvocati che producono, tanto per dare un’idea, 40mila contratti di ogni tipo al mese (che l’interessato può scaricare e utilizzare immediatamente), 50 mila pareri legali e 20 mila testamenti. In totale, si legge sull’home page, ogni anno vengono «serviti» (served) più di 7 milioni di clienti.

«Per un ordinamento giuridico anglosassone basato sui principi della Common Law» precisa maliziosamente monsieur Sicard, il presidente dell’ordine degli avvocati parigini «tutto questo è molto più facile. Nei sistemi europei, di tipo romanistico, che affondano le proprie radici nel diritto romano, non credo che l’avvocato a razzo americano avrà la stessa velocità».

Gli risponde, dal quartier generale di San Francisco, David Drummond, responsabile degli affari legali, insomma il super-avvocato di Google che siede nel consiglio d’amministrazione di Rocket Lawyer (perché Google ha già intravisto l’affare e ha rilevato una quota dell’azienda californiana così come hanno fatto l’investiment bank Morgan Stanley e altri hedge fund): «La nostra piattaforma è in grado di adattarsi ai diversi ordinamenti giuridici e gli algoritmi possono intercettare e leggere tutti i codici, tutte le leggi di un Paese oltre a un enorme numero di sentenze delle Corti supreme, delle giurisdizioni più alte».

Mentre dai nuovi uffici parigini di Rocket Lawyer Europe arrivano parole quasi di «appeasement» per non far inquietare troppo gli avvocati, che hanno già sollevato nell’ultimo numero del loro Bulletin il problema della deontologia «pilier de la profession d’avocat», pilastro dei professionisti del diritto, come si legge nel titolo di copertina. «Abbiamo tutte le garanzie su come vengono utilizzati i dati raccolti da Rocket Lawyer?», si chiedono Dominique Attias, vicepresidente dell’Ordine di Parigi, e Marie-Anne Peyron che si prepara a succedere al presidente Sicard. «Rispettiamo le leggi e tutte le regole della privacy, il nostro obiettivo non è far concorrenza agli avvocati ma créer un point d’échange fiable et personalisé, creare una piattaforma semplice, al servizio dei consumatori», è la risposta del patron francese della filiale europea, Christophe Chevalley, che ha lasciato la direzione marketing del primo editore giuridico francese (e quarto al mondo) ELS, Editions Lefebvre Sarut, più di 2 mila collaboratori (tra avvocati, giuristi, magistrati, consulenti, professori universitari) e 400 milioni di euro di giro d’affari (insomma, come Giuffrè, Maggioli, Ipsoa e qualche altro editore italiano messi insieme). Particolare non secondario: ELS ha fatto un accordo con gli americani e gli ha fornito tutto il suo database giuridico. Ecco perché monsieur Chevalley è passato con loro e perché può garantire del buon funzionamento di Rocket Lawyer. Vedremo come e quando l’avvocato a razzo atterrerà in Italia.

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