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Avvocato. Ma anche manager

Sono circa 6 mila. Chiedono da anni il riconoscimento del proprio status professionale. Intanto lavorano fianco a fianco con gli imprenditori, sia come interni sia come consulenti esterni all’azienda, e vanno via via marcando le proprie peculiarità rispetto ai legali. Sono un po’ avvocati, ma anche un po’ manager.

Stiamo parlando dei giuristi d’impresa: laureati in giurisprudenza, sovente abilitati all’esercizio della professione per effetto del superamento dell’esame di stato, senza peraltro che questo sia necessario per l’espletamento delle proprie funzioni, conoscitori perciò della «res» legale. Non di rado, approdano in azienda dopo un periodo più o meno breve di lavoro in uno studio professionale. Ciò che consente di sfatare subito un concetto del tutto sbagliato: ovvero che il giurista d’impresa si collochi, professionalmente, come antagonista del collega libero professionista. Già qualche anno fa Assonime, all’apertura del dibattito sulla riforma forense, aveva evidenziato la necessità di riconoscere il giurista d’impresa come una figura a se stante nel variegato mondo della consulenza professionale. Un progetto che non è ancora andato in porto ma che nei fatti sembra aver già fatto breccia nelle scelte delle aziende alle prese con una abnorme produzione di norme (euro, subfornitura, riforma delle attività commerciali, imballaggi e rifiuti, per citare solo le più immediate), che incidono pesantemente nella loro vita rendendo sempre più indispensabile ricorrere a una risorsa legale interna.

Per Alberto Di Giovanni, imprenditore che da oltre 40 anni è leader nel settore chimico con la Kemia Tau «i campi d’azione dei classici avvocati e dei giuristi d’impresa sono certamente diversi ma spesso, per l’esperienza maturata in azienda, in realtà convergenti. Mutano, questo sì, le ottiche dalle quali si affronta un problema. Il giurista d’impresa, innanzitutto, vive e respira ogni giorno un clima che non è quello più “ovattato” dello studio. La sua sede operativa è l’azienda e la sua idea fondante è quella che il bene dell’azienda sia evitare il contenzioso che ci costa tempo e denaro che possiamo investire altrimenti- Attorno a sé ha colleghi dotati di diverse competenze, tutte interattive e connesse tra loro. Lo stesso “prodotto legale” non è, come per lo studio, “il” prodotto, ma “uno” dei prodotti interni dell’azienda, collegato necessariamente agli altri (amministrazione, commerciale eccetera) e dagli altri sovente dipendente. Il giurista, quindi, sbaglierebbe se si sentisse un avvocato in prestito all’azienda; egli è un professionista che ha deciso di realizzare la sua attività e professionalità all’interno della realtà imprenditoriale». «I suoi tempi sono brevi, le sue azioni mirate al bene dell’impresa», fa eco un altro imprenditore, Luciano Donatelli, ceo Platinum Canudilo Group. «Il compito precipuo del giurista d’impresa non è solo quello di risolvere i problemi, ma di anticiparli.

Sua cura è quella di prevedere gli sviluppi e la ricaduta che una certa disposizione potrebbe avere sull’azienda. O di valutare ex ante l’importanza e i rischi che presenta una certa clausola inserita o meno in un accordo, con riguardo a criteri di economicità e rispetto del patrimonio che l’azienda gli affida. Dunque una competenza giuridica da costruire con pazienza, lavorando a tutto tondo nel contesto del business che si è chiamati a gestire. Vivendo poi una molteplicità di esperienze e talora concorrendo a creare una casistica che difficilmente lo studio può dare». «Nel giurista d’impresa si sposano, in un’unica realtà, le figure del legale e del manager», aggiunge Giorgio Grasso, managing partner Azimut. «L’una, che deve mettere a disposizione la sua conoscenza della legge, la sua capacità di analizzarne i contenuti, la sua intelligenza interpretativa nel contesto della problematica aziendale. L’altra, ovvero di gestore della “res privata” che, facendo tesoro dell’analisi giuridica di cui è capace, trasmette scelte e soluzioni dei problemi a lui sottoposti, già preventivamente valutati sotto il profilo del rapporto tra costi che l’azienda sopporterà e benefici che ne trarrà. Sicuramente, comunque, per risolvere il contenzioso la figura dell’avvocato è e resta fondamentale». «Il giurista d’impresa», conclude Lorenza Morello, ceo Morello Consulting ed ella stessa giurista d’impresa, «si presenta perciò sul mercato come una figura professionale che, pur priva di disciplina professionale e di riconoscimento specifico, in contrasto con la maggior parte dei paesi europei che in modo variegato la prevedono, la regolamentano e la considerano indispensabile nella generale economia delle imprese, è in grado di sviluppare una competenza e un know-how interno aziendale di valore difficilmente quantificabile. In questo quadro il professionista esterno non perde la sua funzione di consulente ad hoc: anzi, in affiancamento al legale interno, potrà meglio capire aspetti, scelte, mentalità altrimenti per lui inaccessibili».

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