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Avvocati vicini a una legge su misura

Il Governo cerca di stringere i tempi delle riforme delle professioni, portando a casa prima della pausa di Ferragosto se non i “pacchetti” chiavi in mano almeno l’impegno degli addetti ai lavori a collaborare sui progetti ritenuti più strategici.
Chiuso il decreto sulle tariffe professionali, in attesa solo dell’approdo in Gazzetta (possibile anche in settimana, dopo il visto della Corte dei conti), sarà invece probabilmente rimandato a settembre lo schema di decreto ministeriale che disegna le società tra professionisti, la cui stesura definitiva da parte del Governo risentirà anche delle ossevazioni del Consiglio di Stato. Qui i consiglieri non hanno chiuso la porta all’ipotesi di concedere ai soci di capitale di investire in più società, oppurtunità negata ai professionisti.
Tra i più scontenti della disparità di trattamento ci sono senz’altro gli avvocati, attualmente però distratti dal desiderio di portare a casa un risultato che attendono da 33 anni: quello di ottenere un nuovo statuto attraverso una legge. Il nodo sulla possibilità di stralciare la posizione degli avvocati da quella degli altri professionisti si dovrebbe sciogliere oggi nel corso dell’incontro fissato con il ministro della Giustizia, Paola Severino. Un tavolo di confronto sullo smaltimento dell’arretrato civile, durante il quale i legali italiani potrebbero ricevere la notizia tanto attesa. Il Governo sembra infatti orientato a pensare che lo smaltimento dell’arretrato civile valga bene uno stralcio e cedere alle richieste dell’avvocatura in cambio di una collaborazione garantita dai vertici del Consiglio nazionale forense (Cnf), impegnatisi a mettere in campo forze e mezzi propri per azzerare l’arretrato e far recuperare quindi quel punto di Pil che è il costo di una giustizia-lumaca.
Ma il Cnf non fa mistero del fatto che la buona riuscita del dialogo dipende dalla volontà dell’Esecutivo di annunciare, già oggi, lo stralcio e l’intenzione di far licenziare lo statuto dalla commissione Giustizia della Camera in sede deliberante, come richiesto dalla presidente Giulia Bongiorno. Il Cnf affida a un comunicato l'”ultimatum” al Governo avvertendo che, in assenza dello stralcio, prenderà atto dell’atteggiamento del Governo «inspiegabilmente irrispettoso – si legge nella nota – del ruolo costituzionale e della dignità degli avvocati italiani».
L’impegno a fare la legge ad hoc per gli avvocati potrebbe però non bastare all’Oua, che sembra disposto a rinuciare al minacciato sciopero di settembre solo in caso di un passo indietro del ministero sulla geografia giudiziaria e in cambio dell’impegno a “non rottamare i processi”. Non firmano cambiali in bianco neppure gli avvocati under 40 dell’Aiga e l’Anf, che approvano lo strumento della legge, ma non sono d’accordo sui contenuti di uno statuto «che penalizza i giovani».

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