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Avvocati, velocità e qualità premiate (o punite) in parcella

Causa che pende non rende più. È sanzionato, infatti, l’avvocato che ostacola la definizione dei procedimenti in tempi ragionevoli, così come chi intenta liti temerarie. Premiato, invece, il professionista veloce e di qualità: se cioè raggiunge una transazione o una conciliazione giudiziale o «stravince» la causa. Sono alcuni dei meccanismi deflattivi introdotti dal decreto parametri, firmato nei giorni scorsi dal ministro della giustizia, Andrea Orlando, e in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In pratica, il regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense (ai sensi dell’art. 13 comma 6 della legge n. 247/2012), introduce una serie di premi e sanzioni sul compenso che il giudice deve liquidare all’avvocato, con l’obiettivo di incentivare la deflazione dei processi.

Attività giudiziale. Ai fini della liquidazione del compenso dell’avvocato il giudice deve tenere conto di una serie di fattori: caratteristiche, urgenza e pregio dell’attività prestata; importanza, natura, difficoltà e valore dell’affare. Ma anche condizioni soggettive del cliente, risultati conseguiti, numero e complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate. In ordine alla difficoltà dell’affare, secondo il decreto, si tiene particolare conto dei contrasti giurisprudenziali, e della quantità e del contenuto della corrispondenza che risulta essere stato necessario intrattenere con il cliente e con altri soggetti. Rispetto ai valori medi delle tabelle ministeriali, il giudice può, di regola, aumentare il compenso fino all’80%, o diminuirlo fino al 50%. Per la fase istruttoria l’aumento è di regola fino al 100% e la diminuzione di regola fino al 70%.

Incentivi. Il regolamento introduce una sorta di incentivo «deflattivo», premiando la rapida soluzione processuale e la professionalità dell’avvocato. Nel dettaglio, al legale che raggiunge una transazione o una conciliazione giudiziale sarà liquidato un compenso aumentato, di regola, fino a un quarto rispetto a quello altrimenti liquidabile per la fase decisionale, fermo quanto maturato per l’attività precedentemente svolta. Viene introdotta anche la cosiddetta «soccombenza qualificata»: la disposizione prevede un incremento fino a un terzo del compenso a favore dell’avvocato vittorioso che nel corso del giudizio sia stato capace di far emergere la manifesta fondatezza della propria pretesa nei confronti della controparte costituita. Il compenso è inoltre elevato fino al triplo nel caso di class action, in considerazione della particolare natura di tali cause.

Sanzioni. Allo stesso modo, il regolamento sanziona l’abuso del ricorso alla giurisdizione. Così, costituisce elemento di valutazione negativa, in sede di liquidazione giudiziale del compenso, l’adozione di condotte abusive tali da ostacolare la definizione dei procedimenti in tempi ragionevoli. Nel caso di responsabilità processuale ai sensi dell’art. 96 cpc, ovvero, comunque, nei casi d’inammissibilità o improponibilità o improcedibilità della domanda, il compenso dovuto all’avvocato del soccombente è ridotto del 50% rispetto a quello altrimenti liquidabili, ove concorrano gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione.

Altri aumenti-diminuzioni in parcella. Quando in una causa l’avvocato assiste più soggetti aventi la stessa posizione processuale, il compenso unico può di regola essere aumentato per ogni soggetto oltre il primo nella misura del 20%, fino a un massimo di dieci soggetti, e del 5% per ogni soggetto oltre i primi dieci, fino a un massimo di venti. Questa disposizione si applica quando più cause vengono riunite, dal momento dell’avvenuta riunione e nel caso in cui l’avvocato assiste un solo soggetto contro più soggetti. Nel caso in cui l’avvocato assista i due coniugi nel procedimento per separazione consensuale e nel divorzio a istanza congiunta, il compenso è invece liquidato di regola con una maggiorazione del 20% su quello altrimenti liquidabile per l’assistenza di un solo soggetto. Nell’ipotesi in cui, ferma l’identità di posizione processuale dei vari soggetti, la prestazione professionale nei confronti di questi non comporta l’esame di specifiche e distinte questioni di fatto e di diritto, il compenso altrimenti liquidabile per l’assistenza di un solo soggetto è di regola ridotto del 30%.

Attività penale. Per quanto riguarda l’attività penale, il regolamento stabilisce che, ai fini della liquidazione del compenso, il giudice deve tenere conto, tra l’altro: delle caratteristiche, dell’urgenza e del pregio dell’attività prestata, dell’importanza, della natura, della complessità del procedimento, della gravità e del numero delle imputazioni, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate, dei contrasti giurisprudenziali, dell’autorità giudiziaria dinanzi cui si svolge la prestazione, della rilevanza patrimoniale, del numero dei documenti da esaminare.

I valori medi delle tabelle ministeriali possono, di regola, essere aumentati fino all’80%, o diminuiti fino al 50%. Anche nell’attività penale, quando l’avvocato assiste più soggetti aventi la stessa posizione processuale, il compenso unico può di regola essere aumentato per ogni soggetto oltre il primo nella misura del 20%, fino a un massimo di dieci soggetti, e del 5% per ogni soggetto oltre i primi dieci, fino a un massimo di venti.

Attività stragiudiziale. Per l’attività stragiudiziale si tiene invece conto delle caratteristiche, dell’urgenza, del pregio dell’attività prestata, dell’importanza dell’opera, della natura, della difficoltà e del valore dell’affare, della quantità e qualità delle attività compiute, delle condizioni soggettive del cliente, dei risultati conseguiti, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e in fatto trattate. I valori delle tabelle possono, di regola, essere aumentati fino all’80%, o diminuiti fino al 50%.

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