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Avvocati, tirocinio doppio

Formazione obbligatoria per i praticanti avvocati. Che, oltre a svolgere la pratica in studio, dovranno frequentare, per un periodo di almeno 18 mesi, corsi di formazione tenuti da ordini e associazioni forensi. Lo prevede la riforma forense, nella parte in cui disciplina il tirocinio. Riforma che ieri ha fatto un bel balzo in avanti verso l’approvazione definitiva della camera.

L’Assemblea ha infatti licenziato tutti gli articoli del disegno di legge, eccetto i cinque sull’esame di stato (da 46 a 50), accantonati perché è stato approvato un emendamento, che riduce da 12 a sei mesi la periodicità dell’esame, contro il parere della commissione Bilancio. Per il resto le novità più importanti riguardano appunto la disciplina del tirocinio. Vediamole nel dettaglio.

Il nuovo tirocinio. L’art. 43 aggiunge alla pratica in studio l’obbligo di sostenere corsi di formazione di indirizzo professionale organizzati in seno alla categoria forense. Al ministro della giustizia spetta il compito, sentito il Cnf, di disciplinare con regolamento le modalità e le condizioni per l’istituzione dei corsi di formazione, i contenuti formativi, la durata minima, le modalità e le condizioni per la frequenza dei corsi nonché quelle per le verifiche intermedie. Da sottolineare come il ministero dell’università venga così escluso dalla formazione dei praticanti avvocati. Motivo per cui, tra l’altro, il sottosegretario alla giustizia, Salvatore Mazzamuto, ha criticato in aula l’articolo, rimettendosi poi alla volontà dell’assemblea. «È un intervento estemporaneo su una materia molto complessa», spiega, «c’è tutto un problema legato al rapporto con le scuole, ma in questo caso manca una disciplina organica che regolamenti tirocinio, accesso, coinvolgimento delle università nella definizione di un percorso professionalizzante per la laurea». «D’altra parte», continua Mazzamuto, «questa è tutta una legge dedicata solo agli avvocati. Il governo ha cercato di discutere e contribuire, poi però la volontà parlamentare non si può cambiare».

L’empasse. Il via libera definitivo alla riforma forense non è arrivato perché l’Aula, a sorpresa, ha approvato un emendamento (Beltrandi, Pd) che raddoppia la periodicità dell’esame di stato. Una modifica sulla quale però la commissione bilancio aveva dato parere negativo per mancanza di copertura finanziaria, costringendo l’Aula a interrompere i lavori. Un imprevisto, però, che secondo il Consiglio nazionale forense, presieduto da Guido Alpa, rimanda solo di qualche giorno l’approvazione del testo. «Inattesa per il Cnf la decisione di quei parlamentari che hanno approvato l’emendamento nonostante il parere contrario della commissione bilancio, del relatore e del governo, creando l’empasse», si legge in una nota, «Il Cnf tuttavia è certo che si sia trattato di un incidente di percorso e che, atteso l’accordo della quasi totalità dei gruppi parlamentari sul testo messo a punto con grande impegno da commissione giustizia e comitato dei nove, martedì si chiuderà l’iter della riforma».

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