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Avvocati sotto vetro


di Simona D'Alessio  

All'avvocato della p.a., tranne che in caso di violazioni del codice deontologico, «nessuna responsabilità personale e patrimoniale è imputabile», «in conseguenza dell'esito sfavorevole, per il suo datore di lavoro, della causa a lui affidata, per temerarietà della stessa o per non aver utilizzato, non importa se per impreparazione, o negligenza, gli strumenti giuridici che gli avrebbe assicurato un risultato diverso». Ciò poiché al professionista «il massimo che può capitare è di essere messo da parte per incapacità professionale». Lo mette nero su bianco una sentenza emessa dal Tar del Lazio (sez. III quater – 13 aprile 2011 n. 3222), che si è espresso a favore della legittimità del processo di esternalizzazione di parte dei servizi dell'Inps, fino ad ora affidati esclusivamente ai legali dipendenti, ad avvocati domiciliatari esterni, la cui scelta verrà effettuata dalla direzione generale. Sentenza nella quale gli avvocati dipendenti di enti pubblici vengono individuati come soggetti che, pur essendo abilitati all'esercizio della libera professione, «hanno optato, sulla base di una personale scelta di vita e di calcolo di convenienza, per la sicurezza garantita, sotto profili diversi, da un lavoro svolto alle dipendenze di un solo datore di lavoro», pur di «non affrontare i rischi» dell'attività autonoma. Un ritratto, quello confezionato dai giudici di via Flaminia, apparso come «un condensato di accuse gratuite e superficiali a delle persone che lavorano con impegno, godo di ottima stima al pari di chi svolge la professione in uno studio, e non meritano di essere giudicati con così tanto astio e qualunquismo», commenta a ItaliaOggi Rodolfo Murra, vincitore nel 1994 del concorso per la carica di procuratore legale del comune di Roma, dove esercita tutt'ora. Alla domanda su cosa l'ha maggiormente irritata della sentenza del Tar, non ha indecisioni: «Al di là di tante parole offensive, argomentate come farebbe l'uomo della strada, non certo un magistrato, è il tenore dell'intero pronunciamento ad avermi colpito: l'obiettivo di quella sorta di analisi sociologica sugli avvocati dipendenti di enti pubblici è, evidentemente, dimostrare che rispetto ai colleghi liberi professionisti, noi abbiamo scelto le comodità, non il sacrificio. E che, perciò», va avanti Murra, «per noi, perdere, o vincere, una causa è lo stesso, tanto non ne pagheremmo alcuna conseguenza, e avremmo sempre lo stipendio garantito. Non vorrei che un attacco tanto feroce e immotivato alla categoria, fosse legato ad un'influenza di tipo politico, nel momento in cui l'Inps e altri soggetti pubblici stanno esternalizzando delle funzioni, forse per ragioni clientelari», aggiunge il legale del Campidoglio. Cosa rimarrà, dunque, di questa sentenza? «Non credo che farà giurisprudenza», conclude Murra, «anzi, spero venga archiviata come una brutta pagina, e nella più».

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