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Avvocati, sì con riserva alla riforma

Potrebbero mettere in fila una discreta sfilza di successi, soprattutto recenti. Ma gli avvocati, stando al termometro del trentunesimo congresso forense che si è aperto ieri a Bari, non sembrano propensi a celebrarli. Anzi, il clima generale resta teso e i rappresentanti della professione mettono in evidenza gli effetti della crisi. Per Maurizio de Tilla, presidente Oua, una buona fetta della categoria è allo stremo, mentre per Alberto Bagnoli, presidente della Cassa forense, le prime analisi sui redditi dichiarati relativi al 2011 testimoniano un ulteriore arretramento nell’ordine del 2% collocandosi abbondantemente sotto la media dei 48mila euro.
Guido Alpa, presidente del Cnf, ha ribadito una linea di assoluta chiusura alle (presunte) aperture del ministro della Giustizia Paola Severino, attesa a Bari tra oggi e domani. Per Alpa, le modifiche annunciate da Severino sui parametri, oltre a essere discutibili nel merito, sono anche da respingere sul piano della credibilità del proponente: «come si fa a dare credibilità a chi sino a poco fa ha collaborato, se non promosso, alcune degli attacchi più gravi subiti dall’avvocatura?».
Il presidente del Cnf ha preferito invece mettere l’accento sull’importanza di una rapida approvazione al Senato del nuovo ordinamento forense. Una legge attesa e un’occasione da non perdere per Alpa. «Le possibili migliorie si possono studiare nel futuro: si tratta di questioni a cui si può porre rimedio con una legge breve e precisa, ma se attendiamento emendamenti e nuovi passaggi alle Camere saremo sorpresi dallo scioglimento del Parlamento, da nuove elezioni e da un nuovo corso nel quale non sappiamo come potrà collocarsi l’avvocatura».
A correre sottotraccia, ma neppure troppo, sono gli attriti tra Cnf e alcune delle organizzazioni forensi, come Aiga e Anf (assai critiche peraltro anche su altri passaggi del nuovo disegno di legge), che vedono ancora irrisolta nella nuova legge professionale la questione della governance. Anzi, vi vedono uscire ulteriormente rafforzato il potere, anche sul piano regolamentare, del Cnf. La nuova versione dell’ordinamento, invece, secondo Alpa, ha molti pregi, tra i quali l’ampliamento dell’oggetto delle associazioni professionali, il rinvio del profilo della società professionale a un intervento più meditato e attento alla specificità della categoria, la formazione e l’aggiornamento continuo, la specializzazione, il percorso di determinazione del compenso.
Alpa ha usato poi toni e parole assai severi nei confronti di un approccio economicista all’amministrazione della giustizia, criticando l’arrendevolezza del Governo, non solo di questo Governo, a statistiche e rilevazioni come quelle di Doing business di dubbio fondamento scientifico e di certo tasso ideologico.
Maurizio de Tilla ha ricordato i successi ottenuti sul fronte della conciliazione, delle correzioni ai parametri, della formalizzazione di nuove proposte sull’accesso, sul rinvio alla Corte costituzionale della questione geografia giudiziaria. Successi ottenuti dopo battaglie nelle quali ha creduto una parte sola dell’avvocatura, lasciata peraltro sola dalla magistratura. Quella più disposta a mettersi in gioco e meno disposta a compromessi istituzionali.
Del resto, ha sottolineato de Tilla, favorevole ai primi 14 articoli della legge professionali, l’esito infausto di molti dei recenti provvedimenti in materia di giustizia testimoniano lo stato confusionale della politica, del legislatore, sia esso il Governo, in larga parte, oppure il Parlamento.
Le avvocature però, ha ricordato il leader dell’Oua, all’ultimo congresso (come Alpa del resto) nell’attuale funzione, sono due anche quanto alle condizioni reddituali. Dove a un vertice, a un’elite, sempre più ristretta, si affianca una base progressivamente impoverita e toccata dalla crisi economica con solo 168mila iscritti alla Cassa a fronte dei 240mila iscritti all’Albo e oltre il 22% che si colloca al di sotto dei 10mila euro di reddito all’anno.

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