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Avvocati: sì alle società ma solo fra professionisti

La nuova disciplina sulle società tra avvocati aperte anche a soci solo finanziatori, sia pure con i limiti di un terzo del capitale e dei diritti di voto, rischia di portare alla costituzione di monopoli nel settore legale. Proprio il contrario degli obiettivi perseguiti, almeno a parole, dalla legge sulla concorrenza. Queste considerazioni arrivano, quasi a sorpresa, dal presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, Pd, che in queste settimane sta esaminando proprio il provvedimento.
Al convegno su avvocati, società tra professionisti e soci di capitale, svoltosi ieri a Palazzo di Giustizia di Milano, Mucchetti usa parole e immagini riecheggiate, qualche minuto più tardi, da Remo Danovi e Mario Napoli,presidenti degli Ordini degli avvocati di Milano e Torino. «In Italia – dice Mucchetti – preferiamo fare una legge sulla concorrenza senza incidere sui potentati economici, banche e assicurazioni, società dell’energia; ci esercitiamo invece su misure che dovrebbero portare maggiore competitività nel settore forense, dove la concorrenza si esercita fra 240mila avvocati, in continuo aumento. Dobbiamo chiederci a chi giovi il socio di capitale, chi voglia guadagnare là dove sono in gioco l’autonomia dei professionisti e la tutela dei diritti di difesa».
Danovi e Napoli rincarano la dose: il destino degli avvocati, in una società con la presenza di soci di capitali, sarebbe la subordinazione rispetto agli interessi del finanziatore, senza neppure la possibilità di valorizzare economicamente per sé la crescita professionale.
Di tono leggermente diverso la posizione di Giovanni Lega, presidente di Asla, l’associazione che riunisce i grandi studi legali. Lega ha sollecitato un dibattito pragmatico, fuori dagli schemi ideologici. Alle grandi realtà professionali, al di là dell’organizzazione in società che costituisce una possibilità tutto sommato poco praticata nel mondo, servono strumenti finanziari per crescere anche oltrefrontiera, una disciplina sul brand, misure organizzative e buoni paradigmi per la governance negli studi.
Tenta di tranquillizzare il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri: «Il confronto è ancora aperto. Certo, il fatto che non sia stata esercitata la delega per la società di soli avvocati contenuta nella legge 247/2012 ci impone di agire, perché nel frattempo non siamo neppure concordi sulle conseguenze, se cioè gli avvocati siano sottoposti alla regolamentazione degli altri professionisti. D’altra parte, dobbiamo tener conto delle esigenze della concorrenza e del mercato, di cui è portatore in particolare il ministero dello Sviluppo economico».
Tuttavia, proprio la vecchia delega decaduta potrebbe diventare, secondo Danovi, il punto di compromesso: una società tra avvocati aperta anche agli altri professionisti iscritti a un Ordine. Intanto, l’Oua annuncia che di società si occuperà l’assemblea nazionale dei delegati, che si terrà a Milano l’8 aprile.

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