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Avvocati, sciopero rafforzato

MILANO – Diritto di sciopero garantito anche per gli avvocati. Tanto che il giudizio di appello delle sentenze pronunciate con rito abbreviato deve essere nuovamente celebrato se i giudici non hanno ignorato l’astensione del difensore dalle udienze. Lo afferma la Corte di cassazione con la sentenza n. 14775 della Prima sezione penale depositata ieri. La pronuncia ha così annullato (con rinvio) il giudizio della Corte d’appello di Bologna che aveva provveduto a rideterminare le pene a carico di un imputato dei reati di tentato omicidio, rapina, lesioni personali; tutte fattispecie aggravate. In primo grado, la condanna era stata emessa all’esito di un giudizio celebrato con rito abbreviato. La difesa aveva presentato ricorso, congiuntamente, contro la sentenza di condanna di secondo grado e contro l’ordinanza con la quale la Corte d’appello aveva respinto la richiesta dell’avvocato di rinvio della trattazione a causa dell’adesione dello stesso all’astensione dalle udienze proclamata dalle Camere penali.
La sentenza si discosta da quello che sembrava un orientamento ormai consolidato da parte della stessa Cassazione, sfavorevole al riconoscimento di legittimità dello sciopero nel caso di procedimenti in camera di consiglio nelle forme dell’articolo 127 del Codice di procedura penale, e aderisce invece a quanto affermato l’anno scorso dalle Sezioni unite con la sentenza n. 26711/13. Quest’ultima pronuncia attribuiva rilevanza alla valutazione sulla conformità dell’astensione alla disciplina delineata dal Codice di autoregolamentazione forense del 2007 e modulava la decisione sulla legittimità del rinvio della trattazione del procedimento all’esito della valutazione stessa. In questo senso veniva superata una lettura sino a quel momento diffusa che affermava l’assoluta irrilevanza dei motivi del mancato intervento del difensore in rapporto ai provvedimenti sulla libertà e su quelli assimilabili.
Così, la conclusione della Corte è nella direzione di confermare il principio di diritto per cui nel giudizio camerale di appello delle sentenze pronunciate con rito abbreviato, in caso di esercizio della libertà di astensione dalle udienze da parte dell’avvocato difensore, il rifiuto della richiesta di differimento ha come conseguenza la nullità «generale a regime intermedio» del procedimento sulla base degli articoli 178, comma 1, lettera c) e 180 del Codice procedura penale.
Proprio quello che si era verificato davanti alla Corte d’appello di Bologna, dove, il rinvio era stato negato, provocando così lo svolgimento dell’udienza camerale senza la presenza del legale e dell’imputato. L’invalidità poi non era stata sanata e le ragioni della difesa erano state correttamente fatte valere, a giudizio della Cassazione, attraverso il ricorso che ora trova pieno accoglimento.

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